I sindacati rispondono al premier: lo sciopero è opportuno

21/05/2005
    sabato 21 maggio 2005

    I sindacati rispondono al premier:
    lo sciopero è opportuno
    Il governo chiede mobilità e orari di lavoro più lunghi e flessibili per rinnovare il contratto del pubblico impiego

      di Felicia Masocco/Roma

        CURA DIMAGRANTE . Il premier vuole una pubblica amministrazione, «più snella»,con «mobilità e rigore»

          I lavoratori si preparino allo scambio se vogliono aumenti salariali in grado di far fronte al carovita. Berlusconi non si perde in dettagli, continua però a citare Blair. «Quando ha tagliato 130mila posti di lavoro è stato applaudito. Mentre qui lo sfoltimento di 60mila posti con il blocco del turnover ha scatenato polemiche». In vista della trattativa di giovedì, quella «ufficiale» come ha mestamente ammesso il ministro Baccini, il premier traccia la sua strategia: un piano di mobilità interna e aumenti legati alla produttività. È quasi una sfida ai sindacati che lunedì decideranno come articolare la «mobilitazione generale» già decisa, anch’essa argomento di polemica. «Lo sciopero è prematuro», ha sentenziato il premier. «Spero che Berlusconi non si metta a fare anche il capo del sindacato – è stata la replica di Guglielmo Epifani – sarebbe troppo». Per Savino Pezzotta «è proprio questo il momento di scioperare. Il premier vuole evitarlo? Rispetti la mediazione». Quell’intesa (100 euro di aumento per i ministeriali, la categoria che si prende a riferimento per il rinnovo dei contratti) non è stata riconosciuta dal premier, resta di padre ignoto, quantunque tre ministri e un sottosegretario alla presidenza del Consiglio avessero dato la loro parola. «I nostri rappresentanti, che erano andati in una sede privata, un albergo, e quindi non a palazzo Chigi avevano il mandato a trovare una soluzione. Tuttavia – è l’ultima versione di Berlusconi – di fronte alla richiesta dei sindacati di 111 euro di aumento, i nostri rappresentanti avevano detto con estrema chiarezza che non potevano dire di sì perché non avevano trovato il ministro Maroni e, avendo trovato me al telefono, io avevo detto che non ero d’accordo».

            Tutto chiaro? Non per i sindacati. «Lui non c’era – ribatte Pezzotta – Abbiamo raggiunto un punto di intesa, con una stretta di mano come si fa tra gentiluomini». «Si continua a mentire – dice il numero due della Uil Adriano Musi -. Noi abbiamo accettato una proposta fatta dal ministro dell’Economia Siniscalco». E se per il responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano «il governo ha toccato il fondo», per il segretario di Fp-Cgil Carlo Podda «ogni incremento dovrà avere come base di partenza la mediazione».

              Il braccio di ferro promette di continuare, la partita non si limita ai contratti, i ritardi del governo sono su tutto il fronte economico. Basti pensare ai dati di ieri sui fatturati e gli ordinativi nell’industria, ultimo indicatore di una crisi profonda che per Epifani «non si risolleva con palliativi». Tipo quelli prospettati dal governo giovedì alle parti sociali. Oltre a trovare i soldi per i contratti pubblici l’esecutivo farebbe bene a porsi il problema di come rifinanziare gli ammortizzatori sociali. I contratti pubblici, quelli privati, il peso della crisi nell’economia delle famiglie è tutt’uno per i sindacati. Per questo la mobilitazione interesserà tutti i settori, «lo sciopero non è prematuro, semmai in ritardo», afferma Giampaolo Patta della segreteria Cgil. Ed è necessario per ottenere una politica economica, fiscale, sociale diversa da quella perseguita dal governo Berlusconi.