I sindacati rilanciano: priorità allo sviluppo

02/03/2004


        Martedí 02 Marzo 2004



        I sindacati rilanciano: priorità allo sviluppo


        ROMA – Una politica economica più attenta alle esigenze di fondo della società, una politica industriale che aiuti a superare le crisi, soprattutto una politica fiscale che redistribuisca con maggiore equità. Sono queste le priorità di fondo che la Cgil, ma con tutta probabilità l’intero movimento sindacale si prepara a definire la prossima settimana all’assemblea dei quadri e poi a portare avanti con forza nei confronti del Governo. Del resto lo stesso segretario della Cisl, Savino Pezzotta, ha sottolineato – in serata da Como – come «le tre confederazioni sindacali abbiano avviato una nuova iniziativa per riportare il dibattito politico sui temi reali del Paese» attraverso un percorso di «convergenze unitarie» che non è da confondere con l’unità sindacale». Il punto è che la critica verso la politica economica del Governo è definitiva. L’Italia, ha ricordato ieri Guglielmo Epifani chiudendo un convegno della confederazione proprio sui temi della produzione e della redistribuzione, «ha i costi del lavoro più bassi e la maggiore flessibilità di tutti, eppure non ha sviluppo e la redistribuzione è iniqua: il che – ne ha tratto – significa solo una cosa, che i problemi sono altri, che non si accresce la produttività riducendo i diritti e comprimendo il potere di acquisto dei salari». La Cgil è preoccupata soprattutto per «la percezione diffusa di sfiducia e insicurezza delle imprese, dei consumatori, del mondo del lavoro», come ha indicato Marigia Maulucci, la segretaria confederale che ha aperto il convegno. Di qui l’indicazione di misure di contrasto di natura fiscale e sociale. La ricetta sembra essere quella di avere più welfare e meno tasse, ma soprattutto un’imposizione più attenta alle possibilità e alle esigenze di fondo delle diverse parti della società. Perché le decurtazioni del reddito di questi ultimi mesi non sono state uguali per tutti. Al contrario, i dati della Cgil parlano di un -11% per la fascia dei redditi fino a 10mila euro a un -4,7% dell’ultima fascia, quella oltre i 40mila euro. Percentuali che diventano molto più lontane, passando rispettivamente al -14% e al -0,4% se si tiene conto della necessità che hanno avuto le diverse fasce di attingere per i loro consumi ai risparmi o a prestiti. Insomma, la redistribuzione ha fallito l’obiettivo. La Cgil ha indicato cinque possibili interventi in materia fiscale: non applicare la riforma delle due sole aliquote, riorganizzare gli sgravi alle imprese che fanno investimenti strategici, cancellare il provvedimento sulla tassa di successione, tassare le rendite finanziarie, restituire il fiscal drag. Indicazioni sulle quali Cisl e Uil non sembrano avere sostanziali difformità di giudizio. Pier Paolo Baretta per la Cisl e Adriano Musi per la Uil non hanno espresso pareri diversi. Baretta ha suggerito di non dimenticare la battaglia contro l’evasione, per colpire il sommerso, e di sospendere per tre anni l’attuale riforma fiscale, senza però abbandonare la revisione delle aliquote per non lasciare cadere la bandiera della riduzione della pressione fiscale. Ma anche dai partiti del Centrosinistra non sono venute indicazioni differenti. Giuliano Amato, Tiziano Treu, Laura Pennacchi, Alfonso Gianni, tutti hanno approvato il senso delle indicazioni venute, soprattutto per quanto si riferisce da un lato alla necessità di investire sulle risorse umane, come indicato dal protocollo di Lisbona, da un altro all’opportunità di insistere sugli investimenti nella qualità della produzione. Importante per tutti è superare quello che Amato ha chiamato lo «sfilacciamento del Paese», quella politica per cui ognuno pensa a sé che alla fine «finisce per fare danni al Paese, difficili poi da recuperare». Il liberismo ha fallito, ha insistito Amato, la politica varata da Reagan, per cui dando ai ricchi poi qualcosa finisce per «sgocciolare giù», secondo un modo di dire statunitense, ha mostrato di non funzionare affatto. Lo sviluppo viene da altre politiche, dalla ricerca, dall’innovazione, dagli investimenti sulle risorse umane. Epifani ha fatto l’elogio, importante, della politica dei redditi. Tiziano Treu ha convenuto sulla necessità di rinnovarla e rafforzarla.

        MASSIMO MASCINI