I sindacati: questo il catalogo dell’industria in crisi

08/05/2006
    domenica 7 maggio 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    I sindacati a Prodi: questo il catalogo
    dell’industria in crisi

      Oltre 4mila le aziende in difficolt�
      Quali strategie servono per il rilancio

        di Giampiero Rossi / Milano

        LA MAPPA – Dalla Coca cola alla Ferrania. Dalla Marzotto alla Pharmacia. Dalla Tecnosistemi alla Finmek. � lunghissimo l’elenco delle aziende �in crisi� e ancor pi� lungo quello dei lavoratori a rischio, soffocati tra cassa integrazione e mobilit�. Per ciascuna di queste situazioni, nei mesi e anni passati, il sindacato ha puntualmente chiesto l’intervento del governo, ha chiesto il rituale �tavolo� di confronto a tre. Ma una richiesta non � mai stata accolta: quella di una nuova e seria politica industriale per tentare il pi� che possibile rilancio di un apparato industriale che non pu� essere liquidato con rassegnazione, con la scusa della Cina. E adesso che sta per insediarsi un nuovo governo, Cgil, Cisl e Uil si accingono a presentare una sorta di agenda delle priorit� che comprende tutte quante le crisi dell’industria. La Cgil, attraverso il Dipartimento settori produttivi, sta concludendo una dettagliata ricognizione regione per regione di tutte le situazioni di crisi che entreranno a far parte del confronti con il nuovo governo.

        �La prima cosa che chiederemo al ministro delle Attivit� produttive � di attivare immediatamente gli osservatori settore per settore sullo stato di salute di tutti i comparti industriali – spiega Carla Cantone, segretaria confederale e coordinatrice del Dipartimento settori produttivi della Cgil – e poi di valutare insieme ai sindacati come rilanciarli con politiche industriali. � un passaggio fondamentale. Cgil, Cisl e Uil lo hanno chiesto per mesi e anni, senza ottenere riposta�.

        Da nord a sud, dal settore agroalimentare all’informatica, la mappa delle crisi fotografa un quadro inquietante nel quale sono intrappolati oltre 200mila lavoratori. Ci sono le multinazionali come la francese Alcatel, che a Rieti vuole vendere lo stabilimento che d� lavoro a 500 addetti e altro 300 dell’indotto, o come l’americana Eaton, che a Torino cerca di liquidare tutti i dipendenti in un colpo solo. C’� il gruppo olandese Getronics che minaccia 1.700 posti e non sembra concedere possibilit� di rilancio al distretto tecnologico di Napoli, cos� come con atteggiamento identico a quello della Ixfin a Marcianise (Caserta) e della Finmek in Abruzzo. E questo per quanto riguarda attivit� ad alto tasso di innovazione e tecnologica, cio� le due voci che offrono un solido appiglio alle aziende europee per reggere la competizione.

          Ma non se la passano meglio comparti tradizionali: l’avicolo, che rischia la riduzione di due terzi dei circa 30mila addetti in seguito al panico dell’aviaria, al saccarifero (che a sua volta rischia di salvare soltanto un terzo dei circa 40mila posti di lavoro); il �made in Italy� che coinvolge tessile e calzaturiero; il settore dei mobili e elettrodomestici.

            Tutti settori che �avrebbero un grande bisogno di innovazioni di processo e di prodotto. Un impulso – spiega Vincenzo Lacorte, che conduce in prima persona il monitoraggio della Cgil – che potrebbe arrivare dal cambiamento radicale delle norme che riguardano i distretti. Perch� le agevolazioni fiscali introdotte da Tremonti servono soltanto a chi gi� produce e vende bene, non aiutano certo chi � in difficolt�; molto meglio conferire una dote finanziaria cospicua per gli investimenti comuni, per esempio attraverso un centro di ricerche dedicato per ciascun distretto�.

              Ma oltre alle crisi aperte, l’attenzione dei sindacati � rivolta anche a quei settori che per un motivo o per l’altro sono usciti dalla lista nera, per evitare che questa evoluzione sia soltanto temporanea. In questo elenco rientrano la Fiat e l’Alitalia, ma anche la chimica sotto il nome di Eni, l’energia nel segno di Enel, il settore aerospaziale, cio� Finmeccanica. Perch�? �Perch� per tutti serve una politica di pi� ampio respiro – spiega ancora Vincenzo Lacorte – a Fiat e ad Alitalia una prospettiva almeno di medio-lungo periodo che al momento non c’�, all’energia un piano che consenta di agire sulle tariffe che al momento penalizzano proprio le aziende, alla chimica una strategia pi� definita�. Per quanto riguarda l’aerospaziale la Cgil ha le idee molto chiare: �Finmeccanica non � affatto in crisi, ma sono invitabili adesso scelte di sistema: vogliamo restare soltanto subfornitori oppure intendiamo rimediare all’errore di tagliarci fuori dal consorzio europeo nato attorno al Airbus? E soprattutto riteniamo che sarebbe una follia ridurre le dimensioni e dividere i capitali attraverso lo spezzatino tra settore civile e militare�.

              Intanto la lista degli allarmi continua a comprendere aziende come Delphi (componentistica per auto), Giacomelli (articoli sportivi), Burgo (carta) e Festival crociere, oltre a numerosi distretti: il polo informatico brianzolo, quello della ceramica nel Lazio, il calzaturiero a Barletta, il salotto in Basilicata…

                Di questo intendono discutere al pi� presto i sindacato con il governo. �Ci sono tre punti fondamentali, che per avere effetto devono restare legati tra loro – spiega Carla Cantone -. Prima di tutto bisogna fermare la dilagante precariet�, riscrivendo la legislazione sul mercato del lavoro, cio� modificando fortemente la legge 30 attraverso un nuovo testo. Ma insieme occorre intervenire subito su un programma di crescita a partire da politiche industriali, che ridiano competitivit� al nostro sistema. Perch� l’occupazione e lo sviluppo aiutano a combattere qualsiasi forma di precariet�. Anche il ragionamento sul cuneo fiscale sta dentro a questo progetto: dovr� favorire le imprese che ricorrono a rapporti di lavoro a tempo indeterminato, che investono in innovazione e scelgono di produrre in Italia�.

                  I NUMERI DEL DECLINO

                  4.060
                  � IL NUMERO delle aziende in crisi censite dalla Cgil al 31 luglio 2005. Erano 1.429 a febbraio 2004, 2.778 ad agosto 2004, 3.310 a gennaio 2005

                  223.547
                  SONO I LAVORATORI che dalle 4.060 aziende sono stati messi in cassa integrazione straordinaria o in mobilit�. Erano 104.092 a fine febbraio 2004

                  1.340
                  SONO LE AZIENDE metalmeccaniche in crisi. Seguono il Tessile abbigliamento calzaturiero con 951 aziende, il Chimico farmaceutico con 391.

                  797
                  SONO LE AZIENDE in crisi in Lombardia. Nelle altre tre grandi regioni industriali del Nord ve ne sono 757 in Piemonte, 432 in Emilia Romagna e 327 in Veneto

                  224
                  SONO LE AZIENDE in crisi in Puglia censite nel luglio 2005 rispetto alle 49 di fine febbraio 2004. Nello stesso arco di tempo la Basilicata � passata da 36 a 63 e il Molise da 11 a 26.

                  85
                  SONO LE AZIENDE metalmeccaniche campane in crisi o interessate da processi di ristrutturazione. Vi sono occupati oltre 11mila lavoratori, dei quali oltre 6.500 sono gi� coinvolti da cassa integrazione o mobilit�