I sindacati pronti allo stop: il 10 la decisione

01/03/2004


        Sabato 28 Febbraio 2004

        ITALIA-POLITICA


        I sindacati pronti allo stop: il 10 la decisione

        Pensioni – Pezzotta: «Ampia mobilitazione» – Epifani: «Protesta vera» – Regge la tregua nella maggioranza


        ROMA – I sindacati marciano a passo spedito verso lo sciopero contro la riforma delle pensioni e la politica economica del Governo. La decisione sarà presa il 10 marzo dall’assemblea nazionale dei delegati di Cgil, Cisl e Uil. Savino Pezzotta giovedì aveva parlato di «scioperetto». Ieri Guglielmo Epifani ha detto che «sarà uno sciopero vero». Forse anche per questo motivo ieri sera il leader della Cisl, con una nota, ha tenuto a sottolineare «la necessità della più ampia e incisiva mobilitazione rispetto a una situazione economica e produttiva che peggiora giorno per giorno». Uno sciopero non solo sulle pensioni, dunque. Che, tra l’altro, potrebbe anche esser indetto contro i vincoli fissati dall’emendamento del Governo alla delega Maroni nel punto in cui è prevista la deroga per la mobilità (per non più di 10mila lavoratori). Questa misura «lede gli accordi sulla mobilità», tuona la Fiom. Che chiede espressamente lo sciopero generale e invita a non sottoscrivere altre intese in cui sia contemplato il ricorso alla mobilità. Ma la Fim non la pensa allo stesso modo, anche se concorda nel definire assolutamente negative le correzioni apportare alla delega. Intanto sul fronte politico, dopo diversi giorni di tensione nella maggioranza sulla riforma previdenziale, sembra tenere la tregua sancita nel vertice serale di giovedì a Palazzo Grazioli con l’obiettivo di blindare la delega Maroni e di approvarla in tempi brevi. Sulla questione è tornato il vicepremier Gianfranco Fini: «Le recenti polemiche che ci sono state nella maggioranza sulla riforma delle pensioni, non sono nate dal desiderio di An (o di Lega, Udc e Fi) di piantare una bandierina per sottolineare la propria identità, ma dalla volontà di migliorare la legge». Fini ha poi aggiunto: nella Cdl «si discute, ma non siamo in caserma». Le fibrillazioni dei giorni scorsi hanno lasciato qualche strascico, con la Lega che si spacca al suo interno sull’ipotesi di subemendare le modifiche allo scalone. Ipotesi che è stata ventilata dal capogruppo del Carroccio alla commissione Lavoro della Camera, Dario Galli, ma che ieri è stata definita una manovra per scalvacare il ministro Maroni dal capogruppo della Lega alla commissione Lavoro del Senato, Antonio Vanzo. Epifani: «Sarà sciopero vero». Per Epifani quello che i sindacati si apprestano a proclamare non sarà uno "scioperetto", ma «uno sciopero vero». Il leader della Cgil ricorda comunque che la decisione verrà presa il 10 marzo. Epifani aggiunge che il sindacato resta in attesa di capire che cosa la maggioranza voglia davvero fare sulle pensioni. Il leader della Cgil poi afferma che se davvero la Lega presentasse nuove modifiche per consentire il pensionamento anche con 57 anni di età e 38 di contributi», si tratterebbe di una vittoria del sindacato.
        Pezzotta: pronti a scioperare. «Ribadisco – afferma Pezzotta – che proporremo alla prossima assemblea unitaria dei delegati una prima iniziativa di lotta che ritengo utile e necessaria a sostegno della nostra piattaforma. Le modalità dello sciopero verranno definite in quella sede». Anche Luigi Angeletti ripete che il 10 marzo si deciderà e aggiunge che la proposta del Governo «è una soluzione parziale: meglio gli incentivi».
        Il "caso-mobilità". «Con la delega sulle pensioni non solo si colpiscono i diritti di tutti i lavoratori, ma si sconvolgono anche gli accordi sulla mobilità». A sostenerlo è la Fiom, ricordando che i lavoratori «potranno andare in pensione con le regole attuali solo se posti in mobilità entro il 1° marzo del 2004. Lavoratori poco più che cinquantenni posti in mobilità a partire dal 1° marzo 2004 non potrebbero dunque scontare periodi di disoccupazione privi di reddito». Per questo la Fiom chiede alle proprie strutture che stanno trattando sulle vertenze occupazionali di non firmarne più.
        Fiom e Fim si dividono. Per la Fim «è sbagliato astenersi da nuove intese» che prevedano la mobilità come sostiene la Fiom. Anche la Fim comunque boccia il "tetto" inserito dal Governo.
        Le polemiche nella Lega. Al Senato la posizione della Lega sulle pensioni «è quella di Maroni»: ad affermarlo è Vanzo che accusa il collega di partito Galli, favorevole all’ipotesi "57+38", di smania di protagonismo. Per Enrico Letta (Margherita) la campagna elettorale potrebbe affondare la riforma.

        M.ROG.