I sindacati pronti alla trattativa

18/06/2007
    sabato 16 giugno 2007

    Pagina 3 – Economia

    I sindacati pronti alla trattativa

      Epifani: è solo il primo tempo, il governo chiarisca sulla previdenza

        di Felicia Masocco

        DIPENDE Un «onesto» punto di partenza su cui si può ragionare. Purché sia solo il primo tempo della partita e purché anche il nodo dello scalone venga al pettine senza che ci si fossilizzi sull’accorpamento degli enti previdenziali su cui i sindacati dissentono. Cgil, Cisl e Uil sono pronte alla no-stop con il governo. Per ora incassano le proposte che tra pensioni basse, ammortizzatori, interventi per i precari e incentivi alla contrattazione spendono il 75% del tesoretto per la platea dei loro rappresentati. Detto questo, preoccupa l’incognita dello «scalone», il brusco innalzamento dell’età per l’anzianità che dal prossimo gennaio passa da 57 a 60 anni. L’incontro a Palazzo Chigi ha solo sfiorato l’argomento e rivelato che le risorse per superarlo non solo non sono nel «tesoretto», ma vanno ancora cercate. Su questo c’è da trattare e i sindacati non nascondono che «i problemi non mancheranno».

        «Siamo all’avvio del confronto, è un’occasione che non va persa perché nel generale clima di sfiducia senza intesa perdiamo tutti», dice Guglielmo Epifani, il primo a prendere la parola davanti ai giornalisti al termine dell’incontro. «Le cifre non sono grandi, dobbiamo lavorare con quello che c’è. Ma abbiamo chiesto che sia solo il primo tempo di una partita che deve continuare». Ancora: alla previdenza «va data una soluzione», «si deve lavorare al superamento dello scalone e sui coefficienti». Senza rinvii, senza spacchettamenti: il governo ha il dovere «di dire qual è il quadro generale» sulla previdenza, è chiaro che «non si può arrivare al 31 dicembre per sapere se lo scalone resta o no».

        I sindacati hanno interesse a chiudere entro il Dpef, lo dice il segretario della Cgil, ma è opinione condivisa. Diverse invece le sfumature sull’ipotesi su dove reperire le risorse necessarie ad archiviare la riforma Maroni. Se Epifani fa notare che ci sono nel sistema previdenziale «elementi di iniquità» da drenare tra casse, privilegi, squilibri, Raffaele Bonanni bolla come «ingestibile improponibile» l’ipotesi dell’accorpamento degli enti previdenziali, «un gioco di prestigio», «uno scambio improprio che non porta né soldi né efficienza». Per il resto la Cisl ritiene che si sia «imboccata la strada giusta». Soprattutto per la rivalutazione delle pensioni basse «un intervento che in 15 anni nessuno ha voluto fare».

        Il più scettico di tutti è sembrato Luigi Angeletti, «sarà una trattativa difficile», ha esordito «le distanze con noi sono considerevoli». Quanto alla copertura finanziaria cui è stato condizionato il superamento dello scalone, il segretario della Uil è tranchant: «Non me ne frega niente di dove trovano i soldi, va abolito e basta». Anche sulle pensioni, intervenire su due milioni di persone è per Angeletti insufficiente «i pensionati sono 15 milioni» osserva. E chiede misure di sostegno alla crescita e di redistribuzioni a favore delle categorie che hanno maggiormente subito la crisi «ma non una-tantum o elargizioni».

        Insomma, i sindacati hanno reagito diversamente, tra loro e nel caso della Cgil, Epifani dovrà vedersela con la sinistra interna. Per la segretaria confederale Paola Agnello Modica le risorse offerte «sono insufficienti per rispondere alle esigenze dei lavoratori e dei pensionati», e propone di accompagnare il negoziato con dei presidi. Non piace poi a Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente della Rete 28 aprile, la sostituzione dello scalone con gli scalini, «se Prodi insiste ci saranno altri scioperi». Duro il commento della segretaria dell’Ugl Renata Polverini, «Sullo scalone il governo rischia di rimanere con il cerino in mano. L’abolizione è un impegno preso da questo esecutivo, spetta a lui risolverlo». Una bocciatura arriva anche dai Cub, per il coordinatore Piergiorgio Tiboni che minaccia lo sciopero, «è una proposta assolutamente inadeguata sia per le risorse che per i contenuti».