I sindacati pensano solo allo sciopero

15/10/2003



  Economia




15.10.2003
I sindacati pensano solo allo sciopero
Ds: sulle pensioni stiamo con Cgil, Cisl, Uil. Consultazione dopo il 24
di 
Felicia Masocco


ROMA Le polemiche, gli escamotage di Maroni che ritarda ad hoc la presentazione dell’emendamento sulle pensioni per favorire non si sa bene quale dialogo non fermano la macchina organizzativa dei sindacati che marcia a pieno ritmo con l’obiettivo di garantire la migliore riuscita dello sciopero generale del 24 ottobre. Il calendario delle assemblee di lavoratori è fitto, il leader delle confederazioni
sono in giro per l’Italia, domani Cgil, Cisl e Uil dovrebbero rendere
noto il documento unitario sulla Finanziaria e a fine settimana la «geografia» delle iniziative per il giorno della protesta.
I sindacati ribadiscono che il confronto è possibile solo se si ritira il
provvedimento e si riparte da zero. I Ds appoggiano la loro mobilitazione, a scanso di polemiche e di «strumentalizzazioni
basate sul nulla» il responsabile Lavoro Cesare Damiano lo ripete e con lui il portavoce di Fassino, Roberto Cuillo e il deputato Nicola Rossi il quale annuncia che presto l’opposizione presenterà una
«controproposta» alternativa a quella del governo. Alternativa nel metodo, perché la concertazione con le parti sociali negata dal governo è per i Ds «indispensabile», spiega Damiano. Alternativa nel merito, «intendiamo difendere le riforme degli anni 90 e completarle», continua, e traccia i punti di una possibile bozza da discutere con Cgil, Cisl e Uil dopo lo sciopero e con le altre forze dell’Ulivo. Affrontare le situazioni di «privilegio» ancora esistenti, consentire il «ricongiungimento dei contributi» per i lavoratori flessibili, «armonizzare gradualmente» i contributi tra lavoro dipendente e lavoro autonomo; infine «incentivare» chi vuole restare
al lavoro. Una cornice che trova in premessa il no alla decontribuzione per i nuovi assunti e al trasferimento obbligatorio del Tfr nei fondi pensione.
Non si tratta di fare carta straccia dell riforma Dini ma completarne il
percorso «il sistema andrà compiutamente a regime nel 2008. Se da quel momento – conclude il responsabile Lavoro dei Ds – si renderanno necessari correttivi e gradualità questo dovrà essere oggetto di valutazione preventiva con le parti sociali, nel solco della riforma Dini, del suo rafforzamento, anche attraverso i correttivi e
le verifiche che essa già prevede in corso d’opera».
Anche Nicola Nicola Rossi, economista e deputato diessino, boccia i
provvedimenti del governo «tecnicamente errati, andrebbero riscritti» e difende l’impianto della riforma Dini: vanno cioè «mantenuti e rafforzati – afferma – i principi del contributivo e della flessibilità dell’età pensionistica». Per il consigliere economico di D’Alema quando il presidente Ds era a Palazzo Chigi, «il processo riformatore
cominciato con quella legge non è concluso, va completato e va
preso atto che nel frattempo si sono determinati fatti nuovi».
A cominciare dai giovani e dal precariato. Un esempio: «Un giovane che inizia a lavorare oggi con un aliquota contributiva del 19% dovrà lavorare almeno 40 anni per raggiungere una pensione da un milione di lire». Per Rossi «il problema è di ricomposizione della spesa sociale, non di tagli». E invece c si si ritrova a fare i conti con
una proposta «assurda» che prevede che fino al 31 dicembre 2007 si possa andare in pensione con 35 anni di contributi e di colpo, senza nessuna gradualità, dal primo gennaio 2008 ne sono necessari 40. «Questo era il chiaro senso delle parole di Piero Fassino a Capri», afferma Roberto Cuillo, portavoce del segretario della Quercia, aggiungendo che «i Ds non mutano il giudizio negativo sulle proposte
del governo e confermano il loro sostegno alle iniziative sindacali
e allo sciopero».
Dal fronte opposto il vicepremier Gianfranco Fini difende in quanto «giusta» la controriforma delle pensioni e attacca lo sciopero di
Cgil, Cisl e Uil e di gran parte delle sigle sindacali, anche di destra: «è un atto politico» afferma, anzi «un aspetto simbolico». «Una volta consumato e compatibilmente con il quadro finanziario, credo che il governo debba discutere con le parti sociali della possibilità di gradualità». Fini come Maroni: «aprono» al dialogo e subito chiudono restando sordi a quel che Epifani, Pezzotta e Angeletti vanno ripetendo da giorni: il provvedimento va ritirato altrimenti non si discute, né di gradualità, né di altro.