I sindacati oggi incontrano Berlusconi: «Niente tagli»

11/07/2001
La Stampa web

 


Mercoledì 11 Luglio 2001
Tornano i ticket, cambiano le pensioni
I sindacati oggi incontrano Berlusconi: «Niente tagli»
Roberto Giovannini
ROMA Una «devoluzione possibile in tempi brevi» per la sanità pubblica, e il ricorso a ticket per i ricoveri in ospedale e sui medicinali. Il menù elaborato al ministero della Sanità e sottoposto al vaglio del Tesoro contiene grandi novità, come una regionalizzazione molto spinta del sistema sanitario nazionale, ma anche il ritorno in grande stile delle «forme di compartecipazione» alla spesa. Ovvero, i poco amati ticket.
La bozza del capitolo del documento di programmazione economica e finanziaria che riguarda la sanità verrà illustrata oggi a sindacati e Confindustria, e non mancherà di sollevare polemiche e discussioni. Lo schema contiene infatti proposte tutto sommato attese e annunciate in campagna elettorale: l’immediata abolizione delle regole fissate da Rosi Bindi sull’esclusività del lavoro dei medici nelle strutture pubbliche e la possibilità per i sanitari di trattare direttamente con l’ospedale le caratteristiche del proprio impegno lavorativo; il potenziamento dei fondi sanitari integrativi; l’avvio di polizze per gli anziani non autosufficienti. Di grande impatto, però, sarà l’ampia e generale
devolution di moltissime responsabilità alle Regioni. E farà discutere il piano per contenere la spesa, imposto dalle pressioni del ministro del Tesoro Giulio Tremonti.
Se fosse per Tremonti e i suoi collaboratori – alle prese con uno sforamento di ben 9 mila miliardi della spesa sanitaria delle Regioni rispetto agli stanziamenti – il problema della sanità pubblica sarebbe rapidamente e drasticamente risolto «girando» integralmente alle Regioni l’intera gestione: una volta esaurite le risorse assegnate, sarebbe toccato ai Governatori tassare i «propri» cittadini o ridurre le prestazioni. Altra idea accarezzata dal Tesoro è quella di una «sanità sobria», che lasci a carico dello Stato «solo le prestazioni indispensabili».
Il ministro della Sanità Sirchia la pensa diversamente. Sirchia vorrebbe lasciare allo Stato un potere di «riequilibrio solidale tra le diverse realtà». Il prezzo di questa scelta è un drastico contenimento dei costi. Anche con il ripristino dei ticket, con i quali il cittadino verrà spinto a un «corretto utilizzo delle prestazioni sanitarie». Il Dpef non indicherà cifre, ma i tecnici della Sanità hanno consegnato uno schema al ministro Sirchia, che a sua volta lo girerà al Tesoro per la valutazione finale. Potrebbero così rimaterializzarsi i ticket per le ricette mediche, anche se per un importo di 2000 lire per una ricetta per tre medicinali; verrà sfoltita la fascia dei medicinali a pieno rimborso. E soprattutto, si pensa al varo di un ticket sui ricoveri ospedalieri. L’obiettivo non è tanto fare cassa, quanto disincentivare le degenze che durano più di un giorno per prestazioni che potrebbero essere svolte in
day hospital . Nello schema sul tavolo di Sirchia, tra le varie proposte, per ogni ricovero di due giorni si chiederà un ticket di 10.000 lire.
Sarà di 50.000 lire per ogni ricovero di durata standard: se per una appendicectomia la media nazionale di ricovero è di sei giorni, la partecipazione a carico dell’assistito ammonterà a 50.000 lire. Se il ricovero supera la «durata standard» (o per tutti i casi di lungodegenza) il ticket sarà di 100.000 lire. Sarà posto un nuovo tetto alla farmaceutica, ma soprattutto sarà vincolata la spesa per beni, servizi e personale: medici e paramedici vedranno rigidamente limitati all’inflazione programmata gli aumenti salariali del prossimo contratto.
Ipotesi certo poco popolari: toccherà a Tremonti e Berlusconi decidere. Ma nel Dpef come detto si parla soprattutto di «devoluzione sanitaria», mirata ad introdurre «meritocrazia, efficienza e competitività». Alcune misure potranno essere attuate solo dopo apposite riforme. Ma nell’immediato le Regioni potranno avere piena libertà sull’istituzione delle aziende sanitarie, concedere loro autonomia gestionale, consentire (sia pure sperimentalmente) l’intervento di imprese private
profit e non profit ; decidere delle autorizzazioni, degli accrediti, degli accordi contrattuali con i dipendenti. Sempre le Regioni avranno voce in capitolo sui diplomi infermieristici, potranno affidare progetti sperimentali ai medici di famiglia. La contestata (dai medici) esclusività di rapporto col Ssn verrà cancellata, dando spazio alla «riformulazione degli accordi per la libera professione con affidamento di contratti di diritto privato». Ovvero, il medico che sceglierà di effettuare l’attività nell’ospedale o Asl di appartenenza, potrà trattare direttamente con la Regione o la direzione Asl il compenso economico per l’esclusiva. Anche il medico che sceglierà di esercitare all’esterno dell’ospedale potrà diventare primario. E la formazione del personale sarà affidata alle Regioni.
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