I sindacati: «Non toccate le pensioni e la sanità»

17/07/2001






Martedi 17 Luglio 2001



ECONOMIE
I sindacati: «Non toccate le pensioni e la sanità»

di Felicia Masocco


Alla fine l’inflazione programmata per il 2002 è stata fissata all’1,7 per cento, quando il costo della vita reale chiuderà l’anno in corso al 2,8 per cento. Risultato, salari reali ridotti. «Si doveva fare di più, così non basta» critica il numero due della Cgil Guglielmo Epifani «L’inflazione reale nel 2002 sarà certamente superiore al 2 per cento. Ci sarà quindi un problema per le retribuzioni dei lavoratori». Si poteva, si doveva, fare di più anche per Confindustria, insoddisfatta per il motivo opposto: la stima indicata nel Dpef è per viale dell’Astronomia «poco incisiva». Andava abbattuta, insomma. Per il resto, gli industriali plaudono al complesso del documento di programmazione economica giudicato «coerente e condivisibile».
Il nodo dell’inflazione era tra i più delicati, il governo l’ha risolto spianando la via ad una guerra dei salari. «In questo modo si rende più complicato il recupero del differenziale», è il commento del leader della Uil Luigi Angeletti», il quale apprezza la scelta di non inserire nel Dpef tagli alla spesa sociale e parla del documento come di una «scommessa difficile, possibile da vincere solo con molta fortuna». Sulle pensioni nei giorni scorsi la destra aveva saggiato il terreno e lo aveva trovato rovente: non stupisce dunque che il documento rinvii alla verifica autunnale con le parti sociali, limitandosi ad inserire l’orientamento già noto della liberalizzazione dell’età pensionabile. Gli aumenti ci sono: ma attenzione, i pensionati dovranno aspettare almeno il 2002 quando se ne riparlerà a partire dalle fasce più deboli.
Un clamoroso dietro-front, dunque, quello sulla previdenza che nella prima bozza del Dpef veniva trattata in modo più articolato, con la previsione del divieto di cumulo, dell’estensione del contributivo, di misure per il Tfr. Del resto ancora ieri mattina, nella conferenza stampa che è seguita all’incontro tra governo e sindacati, Sergio Cofferati lo aveva ripetuto: «Sarebbe un errore, un atto non gradito indicare risparmi o correttivi prima della verifica».
Ma il leader della Cgil, pur sospendendo il giudizio in attesa del varo definitivo del documento, aveva mostrato tutto il suo scettiscismo per un «impianto interamente poggiato su una crescita economica che si discosta in modo consistente da quella tendenziale». Perché tutto si regga, basta credere infatti che non solo il prossimo anno il Belpaese vivrà una crescita economica del 3 per cento, ma tale crescita continuerà e aumenterà per l’intera legislatura. «Stime poco credibili, un salto del Pil al 3,1 per cento nel 2002 è di una qualche arditezza», taglia corto Cofferati «che cosa succede se non si realizzano questi valori? Si butta il cuore oltre l’ostacolo». Oltre alla previdenza, e all’inflazione programmata, i segretari di Cgil, Cisl e Uil avevano dato l’altolà su un altro punto, l’universalità del servizio sanitario, il no ad ipotesi che Cofferati ha definito «a geometrie variabili». E su questo è ancora tutto da vedere perché se è vero che il Dpef non prevede tagli ed esclude per ora il ritorno ai ticket, è pur vero che il governo pensa di contenere la spesa sanitaria «responsabilizzando le regioni». Tocca vedere come. E questo vale per la sanità e per molti altri capitoli del documento che si quantificano molto poco e definiscono ancor meno.
Il Governo – ha spiegato Cofferati – sulla sanità «annuncia un cambiamento, con uno slittamento verso le Regioni. Per noi è fondamentale l’universalità, che non deve essere messa in discussione. Per noi sarebbe inaccettabile una geometria variabile, questo è un discrimine». Il leader della Cisl, Savino Pezzotta ha sottolineato pure che «non vi è preclusione di giudizio da parte del sindacato. Comunque verificheremo che il governo riuscirà a rispettare percorso che ci ha annunciato». E sull’altro grande tema trattato nel Dpef, la flessibilità del mercato del lavoro, Pezzotta ha spiegato di aver ribadito al Governo la richiesta della Cisl di aprire un tavolo sulle flessibilità. Sul fronte dell’occupazione – ha spiegato – l’Esecutivo ha ribadito che l’obiettivo è quello di portare il tasso di attività sulla media Ue nel corso della legislatura, dunque incrementandolo dall’attuale 54 per cento al 60 per cento».

Queste le dichiarazioni della mattinata, quando il Consiglio dei ministri doveva ancora iniziare. In serata è arrivato il commento della Cisl sull’inflazione, con il segretario confederale Raffele Bonanni: «È una sfida difficile – ha detto – Noi siamo pronti a raccoglierla, ma il governo deve dimostrare la stessa responsabilità controllando prezzi e tariffe. Avremmo preferito qualcosina di più, ma accettiamo le decisioni del governo», conclude Bonanni.
Oggi i vertici dell’Ulivo incontreranno i leader di Cgil, Cisl e Uil,un incontro sollecitato dall’opposizione, per discutere il comportamento parlamentare nei confronti del Dpef e delle altre misure economiche varate dal Governo. La scorsa settimana, sullo stesso tema, Rutelli, Amato e Fassino avevano incontrato la Confindustria.
Inflazione a parte, ieri gli industriali hanno promosso il governo e giudicato «convincente e condivisibile», il Dpef, con obiettivi che non sono chimere, a patto che vengano messe in campo le riforme strutturali necessarie: fisco, pensioni, sommerso, Mezzogiorno. Giusto una preoccupazione sul disavanzo aggiuntivo che, ammettono, «difficilmente» farà rispettare l’obiettivo dello 0,8 per cento.