I sindacati: Non si possono ridurre le tasse

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            I sindacati: Non si possono ridurre le tasse
            Cgil, Cisl e Uil fortemente critiche. Epifani: siamo in presenza di interventi più pesanti di quanto l’esecutivo voglia indicare

            Felicia Masocco

            ROMA Serve una manovra economica diversa perché quella che si va delineando promette «ricadute sociali», tagli di grande portata. E se c’è una cosa che non serve al Paese è la riduzione generalizzata delle tasse che non sostiene lo sviluppo, né i consumi. Contro di essa i sindacati hanno fatto muro ieri nell’incontro a Palazzo Chigi. Il governo ha illustrato la Finanziaria alle parti sociali, un quadro ancora generico, quindi i sindacati e le imprese hanno rinviato il giudizio definitivo a quando sarà presentata, ma forti criticità sono già state espresse da Epifani, Pezzotta e Angeletti, ed è stata una prima bocciatura. A cominciare, appunto, dal taglio alle tasse per 6 miliardi di euro per il 2005.

            Per il leader della Cgil «se in questo modo si sostengono i redditi più alti, si va contro l’equità. Se invece si vogliono avvantaggiare i redditi medio-bassi, ci sono altri strumenti più efficaci», la restituzione del fiscal drag, la riduzione del cuneo contributivo per i redditi più bassi, l’estensione della no tax area per i pensionati. Le tasse non vanno tagliate neanche per la Cisl, «se ci sono risorse devono essere orientate diversamente, ad esempio, agendo su elementi strutturali, sugli investimenti, sulla fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno». Savino Pezzotta si è detto «molto critico su una ripresa tutta centrata sui consumi», «miracoli se ne possono fare, ma mi sembra difficile tenere insieme tagli e calo delle tasse», «non abbasseremo la guardia», ha promesso il leader della Cisl. Per quello della Uil vanno invece detassati gli incrementi salariali dei lavoratori dipendenti, una riduzione generalizzata del prelievo fiscale è per Luigi Angeletti «un lusso che il Paese non può permettersi». Ricette diverse, ma analisi e preoccupazioni comuni per il sindacato che teme tagli allo stato sociale, come accadrebbe con la riduzione dell’Irap alle imprese «con l’Irap di finanzia la sanità – ha spiegato Pezzotta – ci dovrebbero dire come si compensano le mancate entrate alle Regioni». I sindacati chiedono misure per la ricerca, la scuola, il Sud, per le infrastrutture, per lo sviluppo insomma, e l’alleggerimento della pressione fiscale non lo è.


            Dopo il varo della manovra Epifani, Pezzotta e Angeletti, faranno il punto in un vertice. I tavoli sulla competitività e la tutela del potere d’acquisto che il governo ha annunciato ieri dovrebbero partire agli inizi di ottobre, «ci andremo – ha annunciato Epifani – ma se il giudizio sulla Finanziaria sarà negativo non saranno certo i tavoli a spostarlo». «Per l’insieme di tutti i provvedimenti che ci ha illustrato il governo possiamo dire che servirebbe una manovra di altro segno, di altro sviluppo e di altra equità», è il parere del leader della Cgil. 24 miliardi di euro non sono coriandoli e il rischio è che si avranno «effetti pesanti sugli investimenti e sulle prestazioni maggiori di quelli ventilati». Per Epifani siamo in presenza di tagli «più consistenti di quanto il governo vuole indicare», si «nascondono» sotto il tetto del 2% posto alla spesa corrente, un tetto inferiore all’inflazione.


            I sindacati si sono mostrati diffidenti e per nulla rassicurati dalle parole del ministro dell’Economia che pure ha garantito che il tetto del 2% non riguarderà il Welfare, e piuttosto scettici sul tecnicismo esposto da Siniscalco il quale ha spiegato che la riforma fiscale sarà contenuta in un disegno di legge che affiancherà la manovra e non sarà varato contestualmente alla Finanziaria. Una manovra dettata più da «logiche di propaganda» che dal «rapporto con la realtà», per Epifani. E la realtà sono anche i tre milioni di dipendenti pubblici che restano in attesa del rinnovo del contratto, i sindacati ieri hanno chiesto le risorse necessarie e che cosa il governo intenda fare. A Savino Pezzotta che per primo ha chiesto lumi, Siniscalco – ma al tavolo c’erano anche Berlusconi, Fini, Letta ed altri – ha risposto che dovrà essere aperto un tavolo e che margini di trattativa potranno essere ricercati nel turn over.


            All’insegna della prudenza i commenti delle imprese. Parlando a nome di Confindustria, ma anche delle 18 associazioni imprenditoriali che hanno sottoposto al governo un documento comune, Marco Tronchetti Provera ha speso parole di apprezzamento per il «metodo di confronto trasparente», ma «dovranno seguire i fatti», ha aggiunto. Per il vice presidente degli industriali «se avremo la capacità di continuare su questa strada si può aprire una stagione di opportunità», si tratta di ricercare soluzioni capaci di «aumentare la fiducia, necessaria per proseguire nella modernizzazione del Paese».