I sindacati: niente sciopero subito, lotta di lunga durata

14/05/2004

      CGIL-CISL-UIL

      E i sindacati: niente sciopero subito, lotta di lunga durata

      Angeletti: il riassetto? Arriverà nel 2008. Non diamogli troppa importanza. Epifani: il 21 si ferma il pubblico impiego, poi vedremo cosa fa l’esecutivo sul fisco

      DAL NOSTRO INVIATO

      CHIANCIANO (SIENA) – Per ora Cgil, Cisl e Uil non hanno risposto con lo sciopero generale allo «sfregio» subito dal governo: l’approvazione al Senato della riforma delle pensioni, con tanto di voto di fiducia. Ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nella relazione con la quale ha aperto, a Chianciano, l’assemblea della Cgil, ha condannato la mossa del governo Berlusconi: «È una scelta gravissima». «Un atto al quale risponderemo», ha promesso tra gli applausi di circa duemila quadri e delegati, senza però andare oltre. Subito dopo, dalla stessa tribuna, il segretario della Uil, Luigi Angeletti, neppure ha parlato delle pensioni e più tardi l’ha messa così: «Non diamo troppa importanza a una riforma che dovrebbe scattare nel 2008». E il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, si è limitato ad assicurare: «Continueremo a combattere».
      Poi i tre leader hanno pranzato insieme, segno anche questo della ritrovata unità. Al Grand Hotel Excelsior hanno preso un risotto, arrosto di tacchino e bevuto un buon vino rosso. Hanno affrontato la crisi del petrolchimico di Priolo (Siracusa), telefonando e ottenendo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, l’impegno per una convocazione per il 17 maggio. Ma non hanno preso decisioni sulle pensioni. I sindacalisti di professione spiegano che c’è un problema di forma: bisogna aspettare la fine dell’assemblea Cgil. Quindi se ne riparla, eventualmente, la prossima settimana. Ma c’è anche un problema di sostanza: lo sciopero sulle pensioni non tira più come una volta.
      Nel ’94, quando Berlusconi tentò di riformare la previdenza, bastava la semplice minaccia di toccare le pensioni che la gente scendeva in piazza. In dieci anni molte cose sono cambiate, compreso il fatto che, forse, pian piano, si è fatta strada nell’opinione pubblica la convinzione che bisogna rimettere mano al sistema. I dirigenti sindacali preferiscono insistere su altri fattori.
      Achille Passoni, segretario confederale della Cgil che ha organizzato le grandi manifestazioni degli anni Novanta, dice che «oggi le pensioni sono solo uno dei problemi, perché c’è il fisco e una politica economica disastrosa». Ma poi ammette che, «certo, non è più come una volta, quando bastava proclamare uno sciopero generale per essere convocati dal governo: per la prima volta ci troviamo di fronte a un esecutivo che non ha rapporti col sindacato». Tutto questo, aggiunge, «richiede che la battaglia sindacale sia modulata su tempi più lunghi». Cioè non puoi più fare scioperi su scioperi, se non hanno effetto. Lo dice benissimo una delegata dei pensionati, Lia Losa: «Il 3 aprile abbiamo fatto una grande manifestazione, ma è come se non l’avessimo fatta».
      «Allo sciopero si arriverà, ma va preparato bene», dice Carla Cantone, altro segretario confederale. Epifani riassume: «Nei prossimi giorni valuteremo unitariamente come proseguire la mobilitazione. Intanto, andiamo avanti con le assemblee nei luoghi di lavoro. Il 21 abbiamo lo sciopero generale del pubblico impiego. Poi vedremo anche che cosa fa il governo sul fisco». Se sarà sciopero, quindi, non sarà solo sulle pensioni. Nel frattempo Epifani si gode la ritrovata armonia con Cisl e Uil e l’ovazione dei quadri e delegati di una Cgil che da ieri non ha più dubbi sulla leadership del successore di Sergio Cofferati. Due gli applausi più forti per il segretario della Cgil, quando ha elogiato la lotta dei lavoratori dello stabilimento Fiat di Melfi, che dopo 21 giorni di sciopero ad oltranza hanno ottenuto un aumento di 105 euro, e poi quando ha chiesto il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq. Il sostegno che Epifani ha dato alla lotta gestita dai metalmeccanici della Cgil ha accorciato le distanze con il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini. Da ieri Cgil e Fiom sono più vicine e Epifani è più forte.

      Enrico Marro