I sindacati: niente dialogo se non si cambia fase

27/10/2003



  Sindacato




26.10.2003
Martedì incontro Cgil, Cisl e Uil. Tra le ipotesi, un nuovo stop a dicembre. Rischio di speculazioni sul tasso di inflazione programmato
I sindacati: niente dialogo se non si cambia fase

MILANO Dopo il bagno di folla di venerdì scorso, i sindacati si preparano alla “fase due”. Il prossimo martedì Cgil, Cisl e Uil
decideranno se indire delle nuove iniziative di lotta contro le decisioni in materia previdenziale previste dal maxi-emendamento alla legge delega. Tra le ipotesi al vaglio quella di un nuovo sciopero, questa volta di otto ore, a dicembre (si pensa al 6) con una grande manifestazione a Roma. Ma anche l’idea di continuare la mobilitazione sul territorio per «fare pressione» sul Parlamento e sulle forze politiche per ottenere modifiche sostanziali. Sembra, quindi, difficile che possa aver seguito nell’immediato la speranza del ministro del Welfare, Roberto Maroni, di riprendere al più presto il confronto. «Se continuano a prenderci in giro, è impossibile trattare» ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. «Se il governo mettesse da parte quello che ha fatto e davvero mostrasse
l’intenzione di rivedere con il sindacato il sistema di welfare – ha sottolineato ancora Epifani – noi avremmo tutto l’interesse a farlo.
Ma purtroppo il governo, finora, e mi dispiace dirlo, ci ha preso in giro, ha deciso da solo sulla riforma. Se continua così – ha concluso – è impossibile trattare».
«Mi attendo un segnale vero dal governo – ha osservato il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini -, tale da poter dire veramente: si cambia fase. Per il momento Maroni dice le stesse cose che diceva prima dello sciopero». «Credo che i milioni di persone che hanno riempito le piazze con la pacatezza e la determinazione espressa venerdì – ha aggiunto Piccinini – devono essere un elemento
forte di riflessione per il governo: questa delega non la può portare avanti così».
Anche per il segretario confederale della Cisl, Savino Pezzotta, la ripresa del dialogo con il governo sul tema delle pensioni non è affatto scontata. Parlando con i giornalisti a Verona, il sindacalista si è chiesto «quale sarà la base dell’eventuale dialogo? Solo su certe
basi – ha proseguito Pezzotta – ci sono possibilità emendative, altrimenti non ci sarà. Nonostante tutto, rimane la nostra disponibilità.
Quella non la neghiamo mai. Ma su quelle basi non credo. Si può ripartire se si cambia oggettivamente il progetto». Il leader della
Cisl è sembrato pessimista quando ha sostenuto che «per ora non mi sembra di scorgere margini. Staremo a vedere».
Al coro di no si è unito anche il responsabile economico di Ds Pierluigi Bersani. «Bisogna che il Governo crei le condizioni affinchè
si riprenda un dialogo serio con le forze sociali» ha detto Bersani. «Solo dopo aver ripreso il dialogo – ha aggiunto – si potranno confrontare le idee. Non si può discutere se poi c’ è incomunicabilità con le forze sociali. Quella riforma non è proponibile».
Intanto, dal fronte pensioni, si apre un nuovo fronte di scontro.
A scendera sul campo di battaglia il sindacato dei Pensionati preoccupato dalle possibili speculazioni del governo sul tasso d’inflazione. Palazzo Chigi – si legge in un comunicato – «non pensi di risparmiare 500 milioni di euro sulla pelle dei pensionati,
determinando con speciosi tecnicismi un tasso di inflazione presunta per il 2003 più basso di quello registrato dall’Istat». Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, sottolineano che «determinare un simile scarto vorrebbe dire togliere oggi ai pensionati quanto dovuto, per restituirglielo nel 2005. «Non si pensi di fare cassa nell’immediato sulla pelle dei pensionati ma si adotti da subito misure per consentire il recupero del potere d’acquisto».