I sindacati nel mondo, adesso le persone

05/07/2010

Si è tenuto la scorsa settimana a Vancouver, in Canada, il secondo congresso mondiale dell’Ituc-Csi, la confederazione sindacale internazionale che rappresenta 175 milioni di lavoratori in 155 paesi e territori, per un totale di 311 organizzazioni nazionali affiliate. “Now the people”, “Adesso le persone” era lo slogan del congresso, a significare ad un tempo la necessità di mettere al centro le persone dopo aver privilegiato gli interessi delle banche e della speculazione finanziaria e la necessità di uscire dalla crisi internazionale dando priorità al lavoro e alle fasce più deboli della popolazione. “Da soli non ce la possiamo fare”, ha detto il segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani intervenendo al congresso. “Dobbiamo essere più uniti, lottare quando serve, far scendere in campo i nostri valori, ridare dignità al lavoro”. Un compito non facile per un sindacato al cui interno convivono situazioni e culture le più disparate. “Siamo fieri dei risultati raggiunti nei quattro anni passati dal congresso di fondazione a Vienna”, ha comunque voluto sotto lineare la presidente Sharan Burrow, riferendosi alla visibilità acquisita dal sindacato internazionale con le sue battaglie in difesa del lavoro dignitoso. La Burrow, che al termine dell’assise è stata eletta segretaria generale al posto di Guy Ryder, ha poi rilanciato dalla tribuna del congresso la proposta di imporre alle banche una tassa sulle transazioni finanziarie, sul modello della vecchia Tobin tax. Si tratterebbe di una quota pari allo 0,05 per cento, che potrebbe tradursi in una cifra di 240 miliardi di euro da destinare alla crescita e all’occupazione. La proposta dell’Ituc, al di là della sua realizzabilità tecnica, nasce dalla necessità di individuare parole d’ordine di carattere universale e interlocutori istituzionali – i governi, l’Ocse, l’Onu, il Fondo monetario internazionale, la stessa Unione europea – in mancanza di un terreno di contrattazione sindacale vero e proprio.