I sindacati: nel Dpef ricerca, innovazione e Sud

22/06/2004


      sezione: IN PRIMO PIANO
      data: 2004-06-20 - pag: 2
      autore: LINA PALMERINI
      VERSO IL DOCUMENTO • Le tre confederazioni puntano a proposte comuni con Confindustria – «Ritoccare in alto il tasso di inflazione programmata»
      I sindacati: nel Dpef ricerca, innovazione e Sud
      ROMA • Si incammineranno unite all’appuntamento del Documento di programmazione economica e finanziaria. C’è la piattaforma unitaria sullo sviluppo — base dell’ultimo sciopero generale — a legare sui contenuti le tre confederazioni. Ma c’è soprattutto la nuova prospettiva strategica di un’alleanza estesa tra forze sociali ed economiche — offerta dalla nuova Confindustria — a costringere il sindacato a una sintesi. E a offrirgli un’occasione per recuperare ruolo. Savino Pezzotta dice apertamente di puntare a proposte comuni con le imprese in vista del Dpef, Guglielmo Epifani sollecita gli imprenditori ad accelerare le tappe.

      Le difficoltà però restano. Nel post-elezioni, Cgil, Cisl e Uil sono tornate a sottolineare le differenze, a scambiarsi accuse e ora, addirittura, sono sul punto di sottoscrivere un contratto separato sul commercio. La politica, dunque, divide. Ma costringe anche a unirsi. Del resto, se i tre sindacati hanno ripreso una strada in comune, il "merito" è del Governo che nel dicembre scorso ha scelto di andare avanti sulla riforma delle pensioni. È stata quella la linea di confine che ha rimesso insieme i cocci di un sindacato spezzato dal Patto per l’Italia (non sottoscritto dalla Cgil).

      E ora siamo allo stesso punto: la competizione tra confederazioni si è riaccesa ma può ricomporsi se l’Esecutivo continuerà a ignorare gli appelli alla concertazione. O se si andrà avanti sulla strada della riduzione fiscale di Tremonti, se arriveranno i temuti tagli alla spesa sociale per finanziare le riduzioni delle tasse e se non ci saranno quegli investimenti in innovazione e sul Mezzogiorno. «Il quadro politico è troppo incerto» — dicono nelle tre confederazioni — per capire esattamente quali saranno le dinamiche tra noi.

      Il primo round mercoledì 23 giugno, quando si riuniranno le segreterie confederali. «Ormai le elezioni ci sono state e si deve decidere la linea per i vari temi, dallo sviluppo del Mezzogiorno alla competitività del sistema a Mirafiori», ha deto ieri Epifani. Su una cosa, intanto, i tre leader sindacali si sono trovati d’accordo: Montezemolo ha ragione quando stigmatizza la litigiosità del Governo. «La situazione è veramente grave e necessita interventi in tempi brevi — ha detto per tutti Pezzotta —. Se il Governo smettesse di litigare, se ci mettessimo a ragionare di politica economica sarebbe un bene per il Paese.

      Per il momento — nel mezzo delle divergenze — per il sindacato c’è l’ancoraggio ai contenuti. Ricerca, innovazione e Mezzogiorno: è lo slogan scelto in vista del Dpef e del vero appuntamento, quello con la Finanziaria 2005. Temi condivisi con la Confindustria di Montezemolo che dunque costringono a tenere la rotta. Dunque, no al taglio delle tasse secondo la ricetta Tremonti, no alla riforma delle pensioni, no a sforbiciate alla spesa sociale. Le proposte sindacali si possono riassumere in due filoni: da un lato la questione salariale — dunque anche il ritocco verso l’alto del tasso di inflazione programmato — dall’altro lo sviluppo del Paese. «Se ci atterremo al merito, quello già concordato, non ci saranno problemi», dicono in Cgil.

      «Una politica economica che abbia come obiettivo la crescita complessiva del Paese — ha detto il segretario generale della Uil — deve basarsi sull’espansione della domanda interna. Perché ciò accada, occorre redistribuire la ricchezza riducendo le tasse ai lavoratori dipendenti, e ai pensionati, da un lato, e accrescendo i salari reali, dall’altro». L’inflazione programmata è un tassello. «In una situazione come quella attuale, non vogliamo finire nelle braccia di Rifondazione e della linea-Fiom», dice Giorgio Santini, segretario confederale Cisl che guarda all’accordo degli artigiani «dove è scritto che l’inflazione programmata si concorda tra le parti se non è concertata con il Governo».

      E allora, oltre all’inflazione programmata, il sindacato preme perché l’Istat abbia un indice ad hoc per i redditi da pensione. E sarà irremovibile sulla restituzione del fiscal drag, ancora prima di discutere di tagli alle tasse. Dall’altro lato, sul fronte della crescita, si offre una sponda alle imprese sugli investimenti. No a tagli agli incentivi ma razionalizzazione in direzione di chi fa ricerca e innovazione. E per chi investe al Sud.

      L’alleanza con le imprese — dopo mesi in cui il Governo ha messo il sindacato in soffitta — diventa indispensabile per recuperare un ruolo. Non è un caso che le confederazioni puntano a presentare proposte comuni con gli imprenditori in vista del Dpef. Anche se l’appuntamento vero sarà quello di fine settembre — la presentazione della Finanziaria 2005 — il Dpef diventa il banco di prova.