I sindacati: mobilitazione contro il nuovo Welfare

23/02/2004

    20 Febbraio 2004

    NON BASTA LA CORREZIONE DEL TIRO SUL SILENZIO ASSENSO PER IL TFR E LA DECONTRIBUZIONE SUI NEOASSUNTI

    I sindacati: mobilitazione contro il nuovo Welfare
    Oggi il governo vara la delega. Cgil, Cisl e Uil: assemblea unitaria il 10 marzo

    Roberto Giovannini

    ROMA
    La riforma delle pensioni cambia volto, corregge il tiro e accoglie due importanti richieste di Cgil-Cisl-Uil, ma resta inalterata laddove più premeva al ministro dell’Economia Giulio Tremonti: i risparmi previsti a regime non mutano. Illustrata ieri nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi alle parti sociali, oggi la nuova stesura diventerà un emendamento formalmente approvato dal Consiglio dei ministri, e sbarcherà nei prossimi giorni al Senato per la ripresa dell’esame parlamentare. Ieri il vicepremier Gianfranco Fini e i ministri Tremonti, Maroni e Buttiglione hanno fortemente insistito sulla bontà del metodo collegiale utilizzato, dando l’impressione che la mediazione raggiunta sui temi più «caldi» (a cominciare dallo «scalone» per le pensioni di anzianità) sia soddisfacente per i partiti della Casa delle Libertà. Se così fosse, l’iter parlamentare della riforma potrebbe essere ragionevolmente rapido, campagna elettorale permettendo. L’Esecutivo dovrà però fare i conti con la reazione del sindacato, che al termine della riunione unitaria delle tre segreterie di Cgil-Cisl-Uil ha espresso un giudizio negativo sulla parte della riforma che prevede l’innalzamento dei requisiti per le pensioni di anzianità, e apre la strada a una mobilitazione che sarà proclamata – non solo sulle pensioni – da un’assemblea nazionale unitaria dei delegati che si terrà il 10 marzo a Roma. Moderatamente positivo il giudizio delle organizzazioni imprenditoriali.
    La modifica al provvedimento, hanno sottolineato Fini e Tremonti, Maroni, Buttiglione, è frutto del lavoro collegiale del governo e del confronto che si è svolto con le parti sociali. «Molte nuove proposte migliorative – ha detto il titolare delle politiche comunitarie, Buttiglione – sono venute dal dialogo con il sindacato, un metodo sul quale il governo ha insistito testardamente». Un aspetto, questo, condiviso dal collega Giulio Tremonti che ha riconosciuto la «lungimiranza» di Fini per la «sostenibilità politica e sociale» del provvedimento e la «pazienza» del segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. Il governo, ha detto il vicepremier Gianfranco Fini, intende avviare una politica di «dialogo» con le parti sociali su tutte le questioni economiche e sociali a partire dalla riforma delle pensioni. «Non serve la politica del muro contro muro – ha detto – e su questa linea l’esecutivo procederà. Con un governo di centrosinistra sarebbe stato impossibile fare la riforma delle pensioni, ovviamente mi riferisco ad una riforma seria, strutturata e meno accattivante di quella che ha per slogan la divisione tra previdenza e assistenza. Sfido Rutelli – ha chiosato ancora Fini – a fare una riforma delle pensioni d’accordo con Bertinotti». Il ministro del Welfare Maroni si è detto convinto comunque che l’iter parlamentare sarà breve: «La riforma si farà molto prima di giugno».
    Da industriali, commercianti e artigiani arriva un sostanziale via libera alla nuova stesura della riforma. Gli industriali avrebbero preferito maggiore rigore, mentre la Confcommercio di Sergio Billè parla di riforma «annacquata come il vino di Frascati». Confindustria – ha sottolineato D’Amato – avrebbe voluto «una manovra più rigorosa e in tempi più brevi capace di affrontare squilibri del costo lavoro e degli oneri impropri, ma fare una riforma complesse in un momento così delicato rappresenta comunque un passo avanti».
    Dal fronte sindacale, però, la reazione non è stata positiva come forse il governo si attendeva (se non altro, da Cisl e Uil). È vero, come ha detto il leader Uil Luigi Angeletti ai suoi, che «60 anni è meglio di 65, e 35 è meglio di 40»; ed è anche vero che le novità su fondi pensione e decontribuzione rispondono alle richieste del sindacato. Ma per le confederazioni, lo «scalone» per le pensioni di anzianità sia pure riveduto e corretto resta un boccone troppo amaro da mandar giù. E così, al termine di una lunga riunione delle tre segreterie si è deciso di procedere a tappe verso una mobilitazione generale, piuttosto che proclamare immediatamente uno sciopero; e insieme, di cercare di «rovesciare l’agenda», mettendo in primo piano rispetto alle pensioni le difficoltà di un’economia che non cresce e di un potere d’acquisto in crisi. Tutto questo, tornando (dopo 15 anni, ha detto il numero uno Cgil Guglielmo Epifani) a convocare per il 10 marzo a Roma un’assemblea nazionale dei delegati di Cgil-Cisl-Uil.
    L’assemblea trasformerà in piattaforma unitaria un documento – ha spiegato Epifani al termine del vertice – che punta a rimettere al centro le priorità economiche rispetto alla questione previdenziale: Mezzogiorno, competitività, ricerca, crisi industriale, la tutela del potere d’acquisto, ha spiegato il segretario Cisl Savino Pezzotta. E nell’assemblea «saranno decise le iniziative di mobilitazione e di lotta da mettere in campo». Epifani ha definito «importanti» le due modifiche alla delega, ma «continua a non trovarci d’accordo l’innalzamento per le pensioni di anzianità e la riduzione delle finestre». Luigi Angeletti, leader Uil, ha affermato che «non giudichiamo chiusa la partita. Ci attiveremo con le forze politiche e parlamentari per richiedere la modifica a questa decisione del governo». E mentre la Confsal chiede «maggiori gradualità», un giudizio negativo arriva anche dall’Ugl: il sindacato vicino ad An annuncia che «continueremo con le mobilitazioni previste».