I sindacati: «Lo sciopero è la risposta giusta»

13/10/2003


12 Ottobre 2003

RESPINTO L’APPELLO DI CONFINDUSTRIA PER EVITARE «UNA PROTESTA CHE NON SERVE»
I sindacati: «Lo sciopero è la risposta giusta»
Angeletti: nessun rinvio.
Epifani: la mobilitazione continua anche dopo il 24

Alessandro Barbera

ROMA
«Il futuro del Paese non passa da queste scelte». Guglielmo Epifani riassume di fronte ai giovani imprenditori di Confindustria il senso di uno sciopero generale «che ci sarà». Una conferma netta, che nel corso della giornata è giunta anche dagli altri leader confederali: un rinvio della mobilitazione è «impensabile» ha detto, anch’egli da Capri, il collega della Uil Luigi Angeletti, che lascia uno spiraglio aperto nel solo caso in cui il governo decidesse di rinunciare a «tagliare le pensioni». «Uno sciopero ampiamente giustificato», e non contro il governo, «ma per questioni vere, contro la Finanziaria e la riforma delle pensioni», ha aggiunto da Firenze il leader Cisl Savino Pezzotta. I sindacati non accolgono dunque l’appello del presidente di Confindustria D’Amato ad evitare «uno sciopero che non serve» e confermano l’appuntamento del 24 ottobre, giorno in cui si articoleranno le astensioni di tutte le categorie con i comizi conclusivi dei tre leader a Roma, Bologna e Napoli. Anzi, Epifani promette mobilitazione «anche dopo il 24». Ma nel clima di sostanziale unità di questa fase, nata attorno al «no» a Finanziaria e pensioni, il confronto di Capri fra due dei tre principali leader confederali è stata anche l’occasione per fare il punto dei rapporti sindacali e constatare che restano intatte anche «differenze di opinione».
«Ci sono tante cose che uniscono il sindacato, tante altre che lo dividono», ha spiegato Epifani di fronte alla platea caprese. E fra queste ultime sia Epifani che Angeletti si sono trovati da fronti opposti nel ricordare il «nodo» dei metalmeccanici: «stiamo litigando», ammette il leader della Cgil. D’altra parte «il conflitto può essere utile quando si vogliono difendere posizioni che si ritengono minacciate o messe in discussione». «Un problema serio», annuisce dalla sua Luigi Angeletti: «Abbiamo la sgradevole sensazione che la Fiom se la prenda di più con la Fim e la Uilm che con Federmeccanica». Per Epifani c’è inoltre il «punto di dissenso» sulla legge Biagi: «c’è troppa precarietà». Inoltre «non siamo d’accordo con il sindacato che gestisce le assunzioni». Angeletti è comunque ottimista: «Non pensiamo ad un’alleanza momentanea con la Cgil. Pensiamo che si possa realisticamente costruire una strategia in grado di rappresentare diverse sensibilità».
La giornata di ieri ha registrato anche uno scambio di battute – questa volta fra Pezzotta e Angeletti – sulla questione di possibili infiltrazioni terroristiche nei sindacati: «Non ho parlato di questo, ma è possibile che su dieci milioni di iscritti qualcuno possa essere legato alle Br. Statisticamente è possibile», ha detto Angeletti. E Pezzotta gli ha replicato: «Io dico che il sindacato è oggetto di attacchi del terrorismo. Vorrei che fosse questo e non altro il ragionamento».
Nel breve periodo l’appuntamento del 24 resta comunque la scadenza «unitaria» da cogliere: per il segretario della Cgil si tratta di «una risposta corretta ai contenuti della Legge Finanziaria e alla riforma delle pensioni». Contenuti che «non solo non trovano il nostro consenso, ma non vanno nella direzione giusta per lo sviluppo del Paese». Certo, «lo sciopero è uno strumento, non è lo strumento. Quest’anno poi – ha aggiunto Epifani – sono paurosamente calati rispetto al passato». La manovra finanziaria «non va bene, e a dirlo non siamo solo noi», aggiunge Savino Pezzotta. «Questa Finanziaria non porta allo sviluppo, e la lista di chi la critica si allunga di giorno in giorno. Al sindacato si sono aggiunte Confindustria e Banca d’Italia».
Il giudizio dei sindacati nei confronti delle opinioni di Via Nazionale è invece del tutto diverso se si passa al tema delle pensioni: «Il governatore, da quando non c’è più la lira, si occupa troppo di politica economica», ha sottolineato Angeletti. Perché, spiega con parole non troppo diverse da quelle usate dal ministro Tremonti, «un conto è fare la politica economica in un ufficio studi, altra cosa è assumersene la responsabilità e sapere poi quali sono le conseguenze sulla vita delle persone».