I sindacati lavorano all´alternativa

17/11/2003

17 novembre 2003

Pagina 31 – Economia
 
 
LE PROPOSTE
Cgil, Cisl e Uil stanno elaborando un progetto complessivo di risposta al governo

I sindacati lavorano all´alternativa "Riforma del welfare, poi le pensioni"
          PAOLO GRISERI


          ROMA – Le spade rimangono sempre incrociate, ma i tecnici sono al lavoro, e presto, se si arriverà ad un tavolo di trattativa, i sindacati saranno pronti a presentare quel pacchetto di controproposte che il governo reclama per chiudere la vicenda pensioni. L´insieme delle misure è definito «progetto di riforma del welfare» per dire che non riguarda solo la previdenza. Cgil, Cisl e Uil garantiscono che se venissero applicati i provvedimenti proposti «si potrebbero risparmiare più dei 9 miliardi di euro che il governo si ripromette di recuperare». E il confronto riguarderà tutti gli aspetti dello stato sociale: solo alla fine della verifica i sindacati potranno prendere in considerazione l´idea di ritoccare i tetti di età pensionabile. Ecco i principali capitoli della proposta.
          Separazione tra assistenza e previdenza. Da tempo è una delle principali richieste dei sindacati perché consentirebbe di chiarire quali sono i costi delle pensioni e quali invece le spese per garantire minime condizioni di reddito.
          Contributi dei nuovi assunti. Il governo propone di abbassare i contributi previdenziali dei nuovi assunti in modo da spingere le imprese ad aumentare gli organici. In questo modo però si aggrava il deficit pensionistico. I sindacati chiedono che gli sconti alle aziende non riguardino i contributi pensionistici ma altri oneri come gli assegni familiari o le indennità di maternità che potrebbero essere defiscalizzate senza incidere sui conti pensionistici.
          Incentivi. La proposta del governo prevede di pagare gli incentivi a chi decide di non andare in pensione utilizzando i contributi che avrebbe dovuto versare. Questo meccanismo, dicono i sindacati, scoraggerà molti a scegliere l´incentivo e a lungo andare finirebbe per decurtare le entrate dell´Inps. In alternativa Cgil, Cisl e Uil propongono come incentivo un aumento della pensione senza intaccare il monte contributi.
          Aliquote dei lavoratori autonomi. Oggi i commercianti e i lavoratori autonomi versano il 17 per cento delle entrate in contributi e ricevono pensioni come se pagassero il 20. I «Co.co.co», il lavoratori precari, oggi pagano il 14 per cento e da gennaio pagheranno il 17. I sindacati propongono che tutti questi lavoratori paghino il 20 per cento delle entrate in modo da ottenere una pensione commisurata ai loro versamenti. La sola adozione di questa modifica porterebbe nelle casse degli enti previdenziali 4,5 miliardi di euro, la metà dei 9 miliardi che il governo si propone di recuperare con la riforma Maroni.
          Età pensionabile. Finora i sindacati hanno sempre ripetuto che eventuali risparmi nella spesa previdenziale vadano ricercati «all´interno dei meccanismi previsti dalla riforma Dini». Una formula che potrebbe rappresentare la chiave per sbloccare la trattativa. Non sarà facile e non è scontato che ci si arrivi. Certamente sarà possibile aprire la discussione solo se sui punti precedenti i sindacati avranno ottenuto risposte soddisfacenti. In questo caso non sarebbe impossibile mettere mano al capitolo scottante dell´età pensionabile. Non tanto per quanto riguarda le pensioni di anzianità: sul limite dei 35 anni i sindacati non sembrano disposti a transigere. Diverso è il discorso sull´anzianità anagrafica: se invece di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età, si spostasse questo secondo limite a 58 o 59 anni, forse esisterebbero i margini per una trattativa. Sempre ché il governo non preferisca invece andare allo scontro con Cgil, Cisl e Uil imponendo la riforma così com´è oggi.