I sindacati: la «fiducia» è un atto di arroganza

14/05/2004

      14 Maggio 2004


      I sindacati: la «fiducia» è un atto di arroganza

      Roberto Giovannini
      inviato a
      CHIANCIANO

      Se all’indomani della fiducia sulla riforma delle pensioni il sindacato non risponde con uno sciopero generale, non è tanto per scarsa volontà di dare battaglia al governo, ma per evitare sovrapposizioni con la campagna elettorale. Ma la battaglia continuerà, cominciando subito con assemblee e fermate, e con lo sciopero generale del pubblico impiego già proclamato per il 21 maggio. E’ questo il messaggio che i tre leader di Cgil-Cisl-Uil lanciano da Chianciano, dove ieri con gli interventi di Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Savino Pezzotta ha preso il via – in un clima decisamente unitario e di dialogo tra le confederazioni – l’assemblea dei quadri e delegati Cgil.
      Per il sindacato di Corso d’Italia quest’assise rappresenta una sorta di «check up» a metà strada tra un congresso e l’altro, ma anche un primo bilancio per Guglielmo Epifani, che a fine 2002 è succeduto alla guida della Cgil a Sergio Cofferati. Confronti impossibili, ovviamente; certo è che il nuovo segretario ha sostanzialmente centrato i tre obiettivi che si era posto: più azione sindacale e meno politica, ricucire i rapporti con Cisl e Uil, senza però rompere con le scelte della gestione Cofferati. Un lavoro paziente per uscire dall’isolamento, che naturalmente ha «sfruttato» le scelte del governo, che azzerando il «Patto per l’Italia» ha creato le premesse di un ricompattamento (che non pare transitorio) delle tre confederazioni.
      Come detto, Epifani, Pezzotta e Angeletti non rispondono con uno sciopero generale alla fiducia sulle pensioni soprattutto per ragioni «tattiche». Ma di fronte allo schiaffo sulla previdenza, alle mancate risposte sulla piattaforma sindacale per lo sviluppo, alle imminenti scelte sul fisco, il sindacato «non può fermarsi», dice Epifani, anche se ribadisce che tempi e modi dovranno essere decisi unitariamente nelle prossime settimane. Per il leader Cgil, la fiducia sulla previdenza è un «atto di arroganza ed estrema debolezza che chiude il dialogo con noi». Quanto al Fisco, gli annunci del governo sono «due volte iniqui», «perché sostiene i redditi più alti e dà poco ai redditi più bassi». Quanto ai temi sindacali, il leader Cgil rilancia un percorso «cauto e paziente» verso l’unità con Cisl e Uil, cercando gli elementi di convergenza anche sulle questioni più spinose, come il modello contrattuale e le regole sulla rappresentanza. Messa per ora da parte l’idea di una legge, Epifani propone a Cisl e Uil una commissione per definire una possibile intesa da discutere con le controparti imprenditoriali. Sul nuovo vertice di Confindustria, Epifani parla di «segnale di cambiamento»; incassa grandi applausi quando definisce «una svolta» la lotta degli operai di Melfi e le scelte «coraggiose» della Fiom. Infine, la pace, con la richiesta ribadita del ritiro dei soldati italiani dall’Iraq.
      Per il numero uno della Uil Luigi Angeletti, intervenuto subito dopo, il governo sulla delega previdenziale «non si fida della sua maggioranza». Ancora, Angeletti chiede che la riduzione delle tasse parta dai redditi medio-bassi. Quanto alla rappresentanza, il segretario generale della Uil afferma che «la Uil non ha nessun problema ad arrivare a delle regole per misurare la rappresentatività». Ma una legge, quella mai.
      Il discorso di Savino Pezzotta non delude le attese, e incassa molti applausi. Applausi che scrosciano quando il leader Cisl parla di pace e di Iraq, e quando Pezzotta ribadisce che se la riforma delle pensioni passerà, «allora non ci sarà la verifica della legge Dini prevista per il 2005», e che in ogni caso «continueremo a combattere una riforma che non ci piace», perché «non si illudano – ammonisce – se non si discute con noi non ci lasceremo marginalizzare, non possiamo restare passivi». Il segretario cislino difende così la necessità di «un sistema fiscale equo e progressivo»: «Lo dico con chiarezza: io amo il fisco, che non è un balzello contro i cittadini». E se ci sono davvero 12 miliardi di euro a disposizione, invece di tagliare le tasse ai ricchi, «perché non orientarli verso lo sviluppo, il Mezzogiorno, questo grande dimenticato?». Infine, da Pezzotta arriva un sostanziale «sì» alla proposta di Epifani di procedere verso regole condivise, purché siano «leggere». «Bisogna lavorare in una prospettiva di convergenza – dice – in cui il pluralismo, le diverse espressioni del sindacalismo siano una risorsa per tutti». Come dimostra l’unità raggiunta per le vicende Alitalia e Melfi: grazie all’«arte della mediazione», afferma, «stiamo costruendo lentamente momenti di convergenza complessivi».