I sindacati insorgono: pronti allo sciopero generale

30/09/2003


30 Settembre 2003

SABATO IL VERTICE DELLE SEGRETERIE CGIL, CISL E UIL PER DEFINIRE L’AZIONE COMUNE
I sindacati insorgono: pronti allo sciopero generale
«Sarà una lotta lunga: ci opporremo a questa riforma con ogni mezzo»

ROMA
Finita la fase delle schermaglie, è il momento delle prime mosse nella annunciata «guerra della comunicazione» sulle pensioni. Il Cavaliere apre le ostilità con una dichiarazione a reti unificate; i leader di Cgil-Cisl-Uil sondaggi non ne hanno, ma si attrezzano sin da stamattina per una guerra di lunga durata. La posta in gioco: il «cuore» e le «menti» degli italiani. Chi vincerà la partita della comunicazione forse vincerà anche il braccio di ferro sulla riforma della previdenza voluta dal governo Berlusconi. Per intanto, i sindacati gettano sul piatto della bilancia la minaccia dello sciopero generale.
Epifani, Pezzotta e Angeletti più o meno dispongono delle stesse informazioni di cui dispone il presidente del Consiglio. Ovvero, per adesso il messaggio di fondo dell’Esecutivo («la riforma è inevitabile, e comunque si rinvia al 2008») è vincente rispetto alle argomentazioni dei sindacati. Almeno, fino al momento in cui i singoli lavoratori non cominceranno a farsi i conti in tasca, e a calcolare l’effetto sulla propria situazione della riforma Tremonti-Maroni. Per questo, se lo scontro dovesse prolungarsi, la situazione potrebbe cambiare.
Ieri, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, i tre leader confederali non sembravano avere dubbi nel respingere al mittente le proposte del governo, nel valutare la loro partecipazione all’incontro col governo in programma per domani come mero atto di cortesia, nel prepararsi a una battaglia di lunga durata. «Non condividiamo la filosofia adottata – ha detto Guglielmo Epifani – il governo innalza in maniera troppo rigida l’età pensionabile stravolgendo di fatto la legge Dini». «La distanza dal governo è sostanziale – ha spiegato Luigi Angeletti – non solo sulla terapia ma anche sulle motivazioni. Contrasteremo la riforma proposta dal governo in tutti i modi e con tutte le iniziative necessarie». Per i leader sindacali, l’unica vera motivazione del governo è data dall’obbligo di presentare all’Europa una facciata di rigore sulla previdenza, per controbilanciare una Finanziaria giudicata negativamente da tutti i punti di vista. E non sono apparse nemmeno le (finora tradizionali) divergenze di toni tra Cgil e Cisl-Uil. Come ha detto Savino Pezzotta, «il sindacato non è un ammortizzatore sociale», e «tra di noi non c’è chi è “molle” e chi è “duro”».
Dopo aver ascoltato il messaggio televisivo di Silvio Berlusconi, in serata i tre segretari generali si sono sentiti nuovamente per concordare di dare solo stamani una risposta unitaria al premier. Domani si presenteranno all’incontro sulle pensioni (e nei giorni successivi anche agli altri due tavoli su competitività e inflazione), ma l’appuntamento «vero» è per sabato mattina, quando si riuniranno unitariamente (nella sede della Uil) le tre segreterie di Cgil-Cisl-Uil. Ordine del giorno, la mobilitazione e la stesura di un documento unitario.
Intanto, già nel pomeriggio di sabato a Roma si terrà la manifestazione della Confederazione europea dei sindacati a difesa dello Stato sociale, in parallelo con la riunione Ue sulla Costituzione Europea. Naturalmente a questo punto la partecipazione al corteo verrà «irrobustita» e avrà il segno di una prima risposta alla riforma delle pensioni Tremonti-Maroni. A seguire, il piano – già concordato informalmente da qualche giorno – prevede la convocazione immediata di assemblee nei luoghi di lavoro. Ancora, verrà proclamata una settimana di lotta dal 20 al 24 ottobre, con uno sciopero generale di 4 ore articolato per Regione e manifestazioni nei capoluoghi.
Poi, si vedrà: se si «copiasse» lo schema del 1994, successivamente dovrebbero arrivare lo sciopero generale di 8 ore, quello di 24, e la megamanifestazione nazionale nella Capitale. Dipenderà dall’evoluzione della situazione nel paese, in Parlamento, e nei partiti della maggioranza. L’obiettivo di Cgil-Cisl-Uil è quello di «durare», per riscaldare il clima sociale e bloccare o ritardare il via libera alla delega con la riforma delle pensioni più a lungo possibile. Magari, arrivando a dicembre, quando si chiuderà il semestre della presidenza italiana dell’Ue. A quel punto, si ragiona nel sindacato, qualche partito della coalizione (leggi An, Udc o la stessa Lega) potrebbe cominciare a riflettere sui rischi elettorali della conflittualità sociale sulle pensioni. E se davvero dopo Capodanno dovesse arrivare un rimpasto (o di più) del governo Berlusconi, la partita sarebbe di fatto già vinta.