I sindacati insistono: via l´articolo18

18/04/2002
La Stampa web






(Del 18/4/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
PEZZOTTA: IL GOVERNO TENGA CONTO DELLA PROTESTA E DICA COSA VUOL FARE CON NOI
I sindacati insistono: via l´articolo18
Cgil, Cisl e Uil studiano le prossime mosse. Vertice in settimana

ROMA

È il classico problema del «giorno dopo», per i leader di Cgil-Cisl-Uil. Lo sciopero generale è andato bene, le piazze erano piene come non mai: e adesso, che si fa? Sempre più ingarbugliata, la matassa della vicenda dell´articolo 18. Il giorno dopo lo sciopero generale, il governo ribadisce di voler andare avanti, corregge il tiro e sminuisce il successo della protesta. Parla di dialogo, ma non sembra in grado per ora di offrire una contropartita significativa. E con la fiducia votata sul decreto fiscale – che contiene norme sull´articolo 18 e i contratti – ha frapposto un altro ostacolo al confronto. Nelle dichiarazioni ufficiali, i tre segretari generali ieri hanno ribadito le loro richieste – a cominciare dallo stralcio delle modifiche all´articolo 18 – invitando il governo a tener conto del significativo successo dello sciopero generale. «La prima cosa che il governo deve fare è quella di tener conto di quello che hanno detto i lavoratori e la seconda di chiarire i rapporti che vuole avere con i sindacati», commenta Savino Pezzotta. Sulla stessa linea Angeletti e Cofferati, che si dice convinto che «esistano le condizioni per far cambiare atteggiamento al governo».
Ma nelle sedi sindacali ieri è stata la giornata della riflessione e delle valutazioni. Il fronte degli imprenditori reggerà ancora se verrà innalzato il livello dello scontro nei luoghi di lavoro? Sarà possibile alimentare la dissidenza nell´Esecutivo e nella maggioranza? Oppure, il governo riuscirà a inserire un cuneo tra Cgil e Cisl-Uil? Apparentemente, in questa fase le tre confederazioni sembrano navigare con la stessa rotta, come peraltro hanno chiesto le piazze nella giornata di martedì. Lunedì scorso Cofferati, Pezzotta e Angeletti hanno avuto un lungo incontro riservato, per fare il punto e preparare la giornata di protesta. Nulla di sconvolgente, si direbbe; eppure, dopo le polemiche (anche vivaci) dei mesi scorsi, anche questa viene considerata una notizia. E un altro incontro a tre si terrà nel corso della settimana. E che in questa fase gli stati maggiori sindacali stiano molto attenti a non dare segnali di divisione lo testimonia un episodio avvenuto ieri pomeriggio, durante la riunione della segreteria della Uil. Luigi Angeletti ha ricevuto una telefonata di Savino Pezzotta, che chiedeva lumi su una notizia di agenzia. Secondo «fonti ministeriali», Giulio Tremonti e Roberto Maroni avrebbero sondato «la disponibilità dei leader sindacali di Cisl e Uil – si legge nel lancio di agenzia – a un incontro che dovrebbe tenersi a breve». «Ne sai qualcosa?», ha chiesto il numero uno cislino a un altrettanto sorpreso – e ignaro – Angeletti. I dirigenti di Cisl e Uil si mostrano piuttosto scettici sulla possibilità che la strategia di «depotenziamento» della questione dell´articolo 18 – già tentata a febbraio da Gianfranco Fini – possa sortire risultati. «Il governo deve tener conto che una fase si è chiusa – spiega il segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta – che la situazione è completamente cambiata. Riflettano, voltino pagina. Non serve a nulla la fretta, non servono tavoli negoziali "traballanti", non servono ammiccamenti a ipotetiche divisioni». Concorda Adriano Musi, numero due Uil, che sottolinea che «adesso la prima mossa deve farla il governo».
Ma se la «mossa» non arrivasse? Se l´Esecutivo provasse a «far finta di niente»? La strategia di Cgil-Cisl-Uil verrà definita unitariamente nei prossimi giorni, ma sul da farsi i sindacalisti hanno già le idee chiare. Fino al primo maggio non succederà granché. A parte le manifestazioni unitarie a Milano (il 25 aprile con l´Anpi, parla Cofferati) e di Bologna (primo maggio contro il terrorismo, anche qui previste folle con i tre segretari), che quasi inevitabilmente si tramuteranno in nuove proteste contro governo e Confindustria. Intanto, gli staff di Cgil-Cisl-Uil hanno avuto il mandato di progettare un pacchetto di mobilitazioni nei luoghi di lavoro. Per «far male» ancora una volta agli imprenditori, e avere piazze piene per molti giorni di seguito in tutto il paese. Nuovi scioperi articolati per Regione? «Applicheremo inventiva e fantasia», replica Musi. E a fine maggio, voteranno 11 milioni di italiani per le elezioni amministrative. «Se non cambia strada – ammonisce il numero due della Cgil Guglielmo Epifani – il governo rischia di perdere il rapporto con la gente, con il mondo del lavoro. Che in questa battaglia sta con il sindacato».

Roberto Giovannini