I sindacati insistono: ritirare il piano-pensioni

07/11/2003


      ITALIA-POLITICA
      Venerdí 07 Novembre 2003

      I sindacati insistono: ritirare il piano-pensioni

      Appello di Cgil, Cisl e Uil al Parlamento: blocchi la delega – «Se il Governo vuole dialogo abbandoni il suo testo»


        ROMA – Nessun passo indietro: sulle pensioni i sindacati continuano a chiedere al Governo di ritirare l’emendamento alla delega Maroni. E, nel corso dell’audizione alla commissione Lavoro del Senato, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si appellano con forza al Parlamento affinché inviti l’Esecutivo a bloccare l’iter della riforma. Anche perché – sottolineano Cgil, Cisl e Uil – solo così potrebbe ripartire il confronto. E non solo sulle pensioni: anche sulla Finanziaria. Sulla previdenza i sindacati chiedono che si riparta dalla versione originaria della delega (quella senza l’emendamento) e dalle ipotesi di modifica prospettate dai confederali prima dell’estate. Quanto a una nuova proposta, i leader sindacali ripetono che arriverà ma solo più avanti e riguarderà l’intero sistema di Welfare. Il sindacato comunque è pronto a mobilitarsi ancora dopo lo sciopero di ottobre. E Pezzotta lo dice a chiare lettere: «Se il Governo decide di fare tutto da solo, stia certo che noi non resteremo inerti». Intanto nella maggioranza An prosegue con il suo forcing. Il ministro Gianni Alemanno ribadisce la necessità di convocare i sindacati sulle pensioni ma non subito: «È necessario che a un certo punto il presidente del Consiglio stabilisca quando chiamare i sindacati per verificare se ci sono controproposte». La partita, dunque, resta ingarbugliata e, almeno per il momento, difficile da sbloccare. Cgil, Cisl e Uil forse si ritroveranno insieme al Governo il 19 alla manifestazione anti-terrorismo, ma per quel che riguarda la previdenza una ripresa a breve del dialogo appare improbabile. Dure critiche alla riforma, oltretutto, arrivano anche da Ugl («il Governo deve riaprire la trattativa»), Cisal e Fabi. I sindacati, quindi, evitano di fare la prima mossa e attendono anche di capire eventuali evoluzioni della situazione politica, come ad esempio il "rimpasto" di cui si vocifera. A chiedere espressamente al Parlamento di intervenire e «richiamare il Governo» per il metodo «inaccettabile» adottato con le parti sociali è Pezzotta. Che aggiunge: «Ci hanno promesso undici tavoli per la Finanziaria e non è successo niente; ci hanno presentato un emendamento alla delega previdenziale mai discusso con noi; non hanno mai risposto alle nostre proposte di modifica. Tutto ciò è inaccettabile». Il leader della Cisl ribadisce che la «riforma-mostro» del Governo va cambiata «perché non funziona da nessun punto di vista. A quel punto presenteremo la nostra proposta». Una proposta che sulle pensioni dovrebbe essere imperniata su tre punti: separazione della previdenza dall’assistenza; armonizzazione delle aliquote contributive (aumenti per quelle degli "autonomi") e verifica sulla Dini nel 2005. Epifani si augura che sulle pensioni «il tempo porti consiglio» al Governo come sta accadendo per i prezzi visto che «in queste ore il ministro Tremonti si sta accorgendo che l’inflazione è alta». E aggiunge: «Spero che il Governo rifletta perché quello che sta facendo è destinato a creare più problemi di equilibrio di quanti se ne vogliono risolvere. La via maestra è un’altra». Epifani poi attacca il Governo: la riforma «non è il frutto di un confronto, ma di una decisione unilaterale». E prosegue: «Un Governo che sulle pensioni decide contro l’opinione di tutti i sindacati è un fatto inedito». Anche per Angeletti «sarebbe utile che la commissione Lavoro inviti il Governo a sospendere una controriforma sgangherata, inapplicabile, ingiusta». Il leader della Uil sostiene che il Governo «deve recedere dall’emendamento e riprendere il confronto da dove si è interrotto per discutere quali modifiche al sistema sono realmente possibili». E aggiunge: «Per noi il sistema non è immodificabile, non a caso la legge Dini prevede una modifica nel 2005». "L’indagine" della Commissione lavoro proseguirà martedì con l’audizione dei vertici di Confindustria. Intanto oggi il Consiglio dei ministri potrebbe nominare i nuovi vertici di Inps, Inail, Inpdap e Ipsema.

        M.ROG.