I sindacati insistono: la delega pensioni va ritirata

09/12/2003

    08 Dicembre 2003
    DOPO LA MANIFESTAZIONE DI SABATO CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO CON L’ESECUTIVO

    I sindacati insistono: la delega pensioni va ritirata

    Pezzotta: azzerare tutto se si vuole una trattativa vera.
    La Cgil: nessuna accelerazione

    Giacomo Galeazzi

    ROMA
    «Sì alla trattativa sulle pensioni, purché il governo sia disponibile a modificare la riforma». I sindacati, «uniti più che mai», rispondono al ministro del Welfare Maroni che, ventiquattr’ore dopo la manifestazione di Roma, conferma per il 10 dicembre la convocazione delle parti sociali. «O Maroni si dichiara disponibile a ritirare la delega sulle pensioni, oppure si tratta solo dell’ennesima finzione di un governo che non ha alcuna intenzione di dialogare col sindacato – commenta il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini -. Se ci chiederà di entrare in una logica emendativa della delega, allora la riposta dei sindacati sarà no».
    Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, non condivide la lettura che Maroni ha dato della manifestazione di sabato, differenziando le posizioni del numero uno della Cgil Epifani da quella dei segretari generali di Cisl e Uil: «Sulle pensioni stiamo lavorando unitariamente ad una proposta e continueremo a farlo». Di fronte alla convocazione al dicastero del Lavoro, aggiunge la Piccinini, «la prima cosa sarà capire che tipo di mandato ha Maroni, visto che l’ultima volta la trattativa (che poi non c’è stata) dipendeva da Palazzo Chigi: il ministro ha solo un mandato esplorativo, oppure può decidere qualcosa?».
    I sindacati non accettano una marcia a tappe forzate. A giudizio della Cgil, la riforma delle pensioni è stata già fatta e va solo rafforzata sul piano dei diritti, dell’equità e dell’armonizzazione. Niente fretta: «Non essendoci più un collegamento con la Finanziaria, il problema dei tempi stretti è scomparso e la Ragioneria dello Stato ha già spiegato che gli incentivi sono inefficaci». Dunque non c’è motivo di accelerare i tempi. «E non si illudano di dividere il sindacato sulle pensioni», puntualizza Pezzotta, secondo il quale la condizione fondamentale per riprendere un confronto è il ritiro della riforma messa a punto dal governo e in discussione al Senato. «Il fatto che il ministro Maroni abbia intenzione di convocarci – precisa il leder della Cisl – è un primo risultato ottenuto dai cortei di Roma. Dopo mesi e mesi in cui il dialogo è stato abbandonato, l’esecutivo forse ha deciso di sentire il sindacato. Vedremo nei prossimi giorni se alle dichiarazioni del ministro seguiranno i fatti».
    Nell’attesa, il leader della Cisl ribadisce i paletti irrinunciabili per avviare una discussione. «I sindacati stanno lavorando ad una proposta – sostiene – se Maroni ci chiama, andremo a vedere cosa ha da dirci. Ma sia chiaro che il ministro, se vuole una trattativa vera, non può pensare che si parta dalla proposta del governo. La delega non può essere la base di partenza per una discussione».
    Cauto ottimismo per l’apertura di Maroni da parte della Uil: «La decisione di incontrare i sindacati va nella giusta direzione, occorre, però, che ci sia la volontà di aprire un confronto vero e che il governo parli con una sola voce». La questione delle pensioni non può essere affrontata come un problema di sostenibilità finanziaria: «Bisogna essere consapevoli che si incide sulla vita delle persone». Disponibilità alla trattativa e prudenza, quindi, da parte della Uil, poiché «ne abbiamo lette e sentite tante». L’importante adesso è «capire se Maroni esprime la volontà di tutto il governo», viste le tante dichiarazioni di segno opposto che si sono inseguite in queste ore». Comunque, per la Uil, se si dovesse realmente arrivare ad un incontro, l’esecutivo «deve sapere che si deve trattare di un confronto autentico con disponibilità a cambiare i contenuti del provvedimento sbagliato». Sul tavolo, infatti, c’è una questione di sostenibilità sociale: «Ci sono le persone che vanno rispettate, a partire da quelle erano in piazza sabato». La strada che dovrebbe portare alla ripresa del dialogo appare, in salita.
    Per il ministro Maroni, infatti, «il tavolo si può riaprire», a patto che il sindacato «condivida un presupposto fondamentale: che la riforma delle pensioni è necessaria»; e a patto che Cgil, Cisl e Uil, «dopo tanti no, presentino la loro proposta alternativa». Altrimenti tutto si risolverà in un dialogo tra sordi. No alla delega, ribattono i sindacati, preoccupati perché «ancora una volta si tende a differenziare la Cgil da una parte, e Cisl e Uil dall’altra. Un grave errore, rimarcano, perché il clima della manifestazione sabato è la dimostrazione più lampante di come i sindacati sono in questo momento più che mai uniti. Lo dimostrano i messaggi di Epifani, Pezzotta e Angeletti, «caratterizzati dagli stessi toni, dagli stessi accenti, dalla stessa determinazione».