I sindacati: in piazza un milione e mezzo di lavoratori

27/10/2003


25 Ottobre 2003

LE CONFEDERAZIONI CHIEDONO AL GOVERNO DI RITIRARE LE SUE PROPOSTE
I sindacati: in piazza un milione e mezzo di lavoratori
Cgil, Cisl e Uil: un successo lo sciopero sulle pensioni. Maroni: torniamo a trattare
Raffaello Masci

ROMA
Secondo i sindacati il governo ieri ha dovuto incassare una sonora protesta, con 10 milioni di lavoratori in sciopero (il 70-80% del totale) e un milione e mezzo nelle cento piazze d’Italia in cui si sono tenute manifestazioni. Il governo per tutta risposta e per diretta affermazione del ministro del Welfare Roberto Maroni, è invece tornato a offrire una possibilità di dialogo. Solo Confindustria ha voluto trattare con sufficienza l’alzata di scudi sindacale, minimizzando l’adesione allo sciopero a non più del 30%.
Quanto ai politici, quelli di maggioranza hanno parlato di «sciopero ideologico» pregiudizialmente antiberlusconiano, mentre quelli di opposizione ne hanno tratto uno stimolo a ricompattarsi.

I NUMERI.
«Nell’industria – si legge nella nota di Cgil, Cisl e Uil – l’adesione è stata massiccia. Tra i metalmeccanici, spicca il risultato della Fiat (70% a Melfi e Mirafiori, con percentuali nel gruppo tra l’80 e il 100%) e nelle aziende dello stesso D’Amato (95% alla Seda e 90% alla Ipi di Arzano). Ma la partecipazione – aggiungono i sindacati – è stata consistente anche nelle aziende medie e piccole. Tra i chimici la media oscilla tra l’80 e il 90%; tra gli elettrici tra il 90 e il 95%. Nel pubblico impiego (che ha scioperato per 8 ore) l’adesione è di oltre l’80%. Blocco pressoché totale anche in moltissime scuole italiane dove lo sciopero ha avuto punte dell’85%». Omogenea, secondo i sindacati, anche la distribuzione territoriale della protesta.
Confindustria, però, ha contestato questa stima lusinghiera dei dati: «E’la solita guerra dei numeri, francamente falsa – ha commentato il presidente Antonio D’Amato – a noi risulta che, nonostante il blocco dei trasporti che provoca disagi a cittadini e lavoratori, le adesioni allo sciopero non sono superiori al 30%».

TELEVISIONE.
Sulla copertura Rai allo sciopero c’era stata una guerra nell’ultimo consiglio di amministrazione. Una diretta è stata concessa invece da La7 e «finestre» dal Tg3 (entrambe le testate sono state ringraziate esplicitamente da Epifani). Diretta anche sul Tg24 di Sky diretto da Emilio Carelli.

MAGGIORANZA.
Lo sciopero è stato, principalmente, contro una riforma proposta dal ministro Maroni, il quale invece ha replicato con toni assai concilianti: «Mi auguro – ha detto – che ora possa riprendere il confronto con le parti sociali per attuare una riforma delle pensioni necessaria». Anche il suo collega di governo, Gianni Alemanno, è stato quantomai pragmatico: «Ci auguriamo che questo sciopero non rappresenti una lacerazione definitiva nel dialogo tra i sindacati e il governo». Ma, ha aggiunto, «non è più possibile da parte del sindacato non guardare con interesse alla prospettiva di una controproposta di riforma previdenziale».
Più diretti sono stati invece i «politici» senza incarichi di governo. «Questo è uno sciopero che sa dire solo no, senza fornire nessuna proposta utile e costruttiva» ha detto il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi che, insieme ad altri esponenti del suo partito, tra cui i parlamentari Cicchitto, Sacconi, Brunetta, Casero, Romani, ha organizzato una conferenza dal provocatorio titolo «Mentre c’è chi protesta c’è chi invece costruisce».

OPPOSIZIONE.
Il verde Alfonso Pecoraro Scanio ha definito lo sciopero di ieri «uno schiaffo al monologo televisivo di Berlusconi sulle pensioni». Ma il segretario dei Ds, Piero Fassino ha preferito non dare connotati di parte alla manifestazione: «Non è uno sciopero politico – ha detto – i lavoratori sono scesi in piazza perché non vogliono una brutta controriforma». Fortissima la sintonia con il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti, secondo il quale «il centrosinistra è unito su questa manifestazione. Ma è una manifestazione di sindacati, quindi noi non dobbiamo mettere il cartello sopra una iniziativa che non ci appartiene». Da questa prova di forza sindacale trae insegnamenti Fausto Bertinotti: «Ora dalla protesta contro la riforma delle pensioni ,le opposizioni devono partire per costruire una proposta di politica economica realmente alternativa».

SINDACATI.
Gli auspici del governo per una ripresa dei negoziati, per il momento non hanno trovato accoglienza. «Dopo lo sciopero di oggi – ha detto Luigi Angeletti, leader della Uil a Napoli – andremo certamente avanti con Cgil e Cisl. Proseguiremo la lotta, non si riprende nessuna trattativa. Probabilmente faremo una nuova manifestazione per il Mezzogiorno».
«Lo sciopero è riuscito bene – ha commentato da Roma il segretario della Cisl Savino Pezzotta – le piazze sono piene e le fabbriche sono vuote». E poi nel merito: «Se non cambia faremo ulteriori iniziative». Si è saputo, poi, che il prossimo appuntamento, a cui entrambi i leader sindacali hanno fatto riferimento, sarà una manifestazione nazionale per il Sud, il 15 novembre a Reggio Calabria. Mentre per dicembre potrebbe essere messa in calendario una grande manifestazione a Roma.