I sindacati: il governo cerca lo scontro

09/06/2004

      9 Giugno 2004

      I sindacati: il governo cerca lo scontro
      Incontro tra Epifani, Pezzotta e Angeletti. Dopo il voto la verifica dell’apertura di Montezemolo

      Felicia Masocco

      ROMA Lo sviluppo e la crisi industriale, le pensioni su cui si è riacceso lo scontro, e il Dpef, senza contare il rinnovo dei contratti per tre milioni di lavoratori pubblici. Per i sindacati si prospetta un’altra estate impegnativa da giocare su due terreni, quello con gli industriali per una verifica del nuovo corso concertativo annunciato da Luca Cordero di Montezemolo, e quello con il governo. E qui poche illusioni, salvo colpi di scena in cui nessuno mostra di confidare si tratterà di contrastare le sue politiche. Nell’immediato c’è da attendere che si chiudano le urne ma subito dopo Cgil, Cisl e Uil saranno in campo. Ieri Epifani, Pezzotta e Angeletti si sono visti a pranzo e hanno buttato giù un’agenda di massima che li vedrà al lavoro già dalla prossima settimana. Due le scadenze a breve, la riunione delle segreterie unitarie per decidere il da farsi e un incontro con Alberto Bombassei il vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali. È questo un appuntamento preliminare a quello che porterà i leader sindacali a confronto con Luca Cordero di Montezemolo per capire se e fino a che punto sarà possibile stringere un accordo sui temi dello sviluppo. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio le confederazioni hanno in programma di affidare ad una riunione dei direttivi o ad un’altra assemblea dei delegati, quella che Luigi Angeletti definisce «una valutazione allargata» sullo stato dei fatti. Sarebbe un primo momento di iniziativa intanto che – fondamentale – il quadro macroeconomico del Dpef prenda forma. Al momento molte cose devono maturare, ma il messaggio dell’incontro a tre di ieri è chiaro, i sindacati non staranno a guardare. Del resto Epifani al congresso della Fiom aveva parlato della necessità di riprendere la mobilitazione in assenza di risposte dall’esecutivo e gli stessi metalmeccanici Cgil chiedono alle confederazioni uno sciopero generale.
      Lo scetticismo degli uomini di Corso d’Italia ha trovato ieri una conferma nell’annuncio dato dal premier di voler porre la fiducia sulle pensioni anche alla Camera dopo il Senato. I sindacati ne discuteranno nella riunione della segreterie unitarie ma intanto mostrano di non gradire. «A colpi di fiducia si fanno leggi pessime, e quello delle pensioni è l’esempio numero uno», ha detto Epifani, «in questo modo si conferma che il governo chiude ogni dialogo col sindacato». Per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti quella della fiducia «non è una buona idea», perché – ribadisce – siamo di fronte a una «riforma sbagliata». E per Pezzotta l’uscita di Berlusconi si spiega in chiave politica, in una logica tutta interna allo schieramento di centrodestra: «Si vede che ha qualche problema nella maggioranza, altrimenti non metterebbe la fiducia». Non sarebbe la prima volta che falchi e colombe si agitano a Palazzo Chigi ma poi al momento di prendere le decisioni troppe distinzioni non se ne sono viste.
      Alle pensioni si aggiunge il rinnovo dei contratti pubblici, l’altro ieri Gianfranco Fini ha ribadito che non ci sono le risorse per il rinnovo: «Il danno e la beffa», commenta il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda, dire come ha detto il vicepremier che i lavoratori pubblici hanno avuto nel biennio scorso aumenti superiori all’inflazione reale è «indecente». Tradotto: i lavoratori sono pronti a scendere di nuovo in piazza per difendere i loro diritti. Oggi in piazza ci sono i dipendenti della Fiat, la vicenda del gruppo è paradigmatica di quanto sta accadendo nel settore industriale e lo stesso si può dire per Alitalia la cui vertenza è ben lungi dall’essere risolta.
      In questo quadro Cgil, Cisl e Uil si preparano a stare in campo continuando peraltro il confronto sulla «concertazione» che verrà. Se ne è parlato anche ieri a margine della celebrazione del sessantesimo anniversario del Patto di Roma, la «dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale» firmata da Giuseppe Di Vittorio, Emilio Canevari e Achille Grandi. Per Guglielmo Epifani si può ripartire da un accordo anche con la sola Confindustria, «si può fare tutto se il terzo non c’è», ha detto riferendosi al ruolo del governo, se assente «si fa di necessità virtù». Diversa l’impostazione di Savino Pezzotta per il quale per concertare è necessario il governo. Perché se non c’è, ha fatto notare, «non c’è concertazione». Una via di mezzo per il leader della Uil Luigi Angeletti per il quale c’è innanzitutto un lavoro da fare tra le parti sociali. «Poi – ha concluso – con il governo».
      L’anniversario della firma del Patto di Roma è stato occasione per i leader sindacali di tornare a parlare di unità. Sono emerse le differenze di sempre e se per Pezzotta il «pluralismo convergente» basta e avanza, per Epifani il sindacato unito «è fattore di democrazia e di forza», è un obiettivo da perseguire anche facendo lo sforzo di sciogliere il nodo «tra il primato e la logica del modello associativo, del sindacato degli iscritti» su cui si basa la Cisl, e quello di un sindacato «di tutti i lavoratori». La questione, non risolta 60 anni fa, si ripropone oggi. Per i sindacati resta al centro quando a breve partirà la commissione unitaria sulle regole della rappresentanza.