I sindacati europei contro Bruxelles

27/09/2010

Nel mirino la gestione della crisi
Questa settimana a Bruxelles sono in programma riunioni importanti nell’ambito della linea Ue di politica economica improntata sull’austerità e su controlli più rigorosi sui conti pubblici nazionali. La Confederazione dei sindacati europei ha così indetto per mercoledì prossimo una mega-manifestazione di protesta nella capitale belga, collegata con analoghe iniziative nazionali degli organismi dei lavoratori. Intende rappresentare la sfiducia provocata dall’aspettativa delusa di uscita dalla crisi e le crescenti tensioni sociali generate dalla disoccupazione dilagante.
Oggi sono convocati i ministri finanziari dell’Ue per la task force del presidente stabile del Consiglio, il belga Herman Van Rompuy, che sta concordando regole più stringenti nelle politiche di bilancio dei Paesi dell’Eurozona. Mercoledì la Commissione europea intende annunciare le sue proposte sull’argomento sollecitando dure sanzioni per gli Stati membri con i conti pubblici in rosso. Giovedì e venerdì i ministri finanziari ritornano per l’appuntamento semestrale dell’Eurogruppo/Ecofin informale.
L’obiettivo dei sindacati è contestare che la linea Ue dell’austerità, spesso attuata dai governi dopo enormi esborsi di denaro pubblico per i salvataggi nel settore bancario o di grandi imprese, ha portato tagli e sacrifici a carico principalmente dei lavoratori. Pertanto auspicano interventi di sviluppo e di rilancio dell’ occupazione. Per recuperare risorse sollecitano l’introduzione della tassa anti-speculatori sulle transazioni finanziarie, rilanciata dalla Francia con l’appoggio di altri Paesi con importanti apparati industriali.
Questo scontro sociale annunciato appare destinato ad aggravarsi perché i ministri finanziari e la Commissione europea non sembrano in grado di fornire rassicurazioni convincenti sulla gestione della crisi. Non risultano superati nemmeno i rischi di nuovi tracolli clamorosi, che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti da tempo sintetizza con un «siamo in terra incognita». A Bruxelles trapelano informalmente voci preoccupanti sul settore bancario-finanziario, sull’Irlanda e su altri Paesi con alto debito.
Già un anno fa, nell’Eurogruppo/Ecofin informale di Goteborg in Svezia, i ministri finanziari fornirono generiche rassicurazioni sulla crisi e nascosero alcune analisi preoccupanti sul sistema bancario e sui Paesi più in difficoltà dietro la riservatezza di queste particolari riunioni. Successivamente è esploso il rischio d’insolvenza della Grecia, che ha imposto un salvataggio a carico dei cittadini dell’Eurozona. La Banca centrale europea ha addirittura impegnato capitali enormi per rilevare titoli tossici o potenzialmente tossici. Chi ha perso o rischia il posto di lavoro ormai dubita spesso dell’efficacia anti-crisi delle politiche ispirate da Bruxelles.