I sindacati: e questo lo chiamate sviluppo?

24/09/2003







24.09.2003
I sindacati: e questo lo chiamate sviluppo?
Cgil, Cisl e Uil: «Non toccate le pensioni». Sciopero generale in ottobre. Il centrodestra riparte all’attacco dell’art.18

Felicia Masocco

ROMA Mobilitazione e lotta restano in campo, a metà ottobre potrebbe esserci uno sciopero generale. Cgil Cisl e Uil che hanno lasciato Palazzo Chigi del tutto insoddisfatte dell’incontro con il governo hanno confermato che risponderanno duramente se l’esecutivo non recede dai suoi propositi su Finanziaria e pensioni. Nessuna cifra, è stata fatta, dal sottosegretario Gianni Letta e dai ministri Tremonti e Maroni, nessun documento è stato diffuso,
solo titoli, un’esposizione «ermetica» ha detto Guglielmo Epifani, ma abbastanza per capire che le risorse destinate allo sviluppo «sono poche e mal distribuite», che «non c’è alcuna idea» su come mettere sotto controllo prezzi e tariffe. Infine la spesa sociale, data come «invariante» sul Pil se il Pil non cresce va da sé che una variazione c’è ed è al ribasso.
Sulla previdenza i sindacati si sono sentiti proporre un tavolo anzi «un tavolino» come l’ha definito Savino Pezzotta: il primo round è fissato per domani alle 15 e non è detto che ce sarà un secondo. Sempre domani, alle 20, toccherà agli imprenditori. Il governo si gioca dunque l’ultima carta, quello di una parvenza di confronto
per discutere un canovaccio ormai stabilito. Davanti alle 36 sigle convocate il ministro Roberto Maroni ha infatti elencato «l’innalzamento dell’età di lavoro» insieme alla decontribuzione e
all’uso del Tfr tra gli elementi della riforma che andranno nella delega, mentre è da capire se gli incentivi a restare al lavoro e la certificazione dei diritti acquisiti andranno nella stessa delega o nella Finanziaria. Ma questo per Cgil, Cisl e Uil fa poca differenza dato che i due provvedimenti, delega e manovra, saranno varati contestualmente.
Lo ha confermato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta rispondendo ai sindacati. Una contestualità che ha una sola spiegazione: il taglio alle pensioni è parte integrante della manovra, è strutturale, ed è l’intervento che consentirà al governo
Berlusconi di presentarsi a Bruxelles con un piano di risparmi (anche se solo dal 2008) visto che per il resto la Finanziaria è una somma di una-tantum. Al termine dell’incontro i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto insieme una conferenza stampa. «Andremo al confronto per cercare di capire qualcosa di più, poi ci vedremo tra noi prendere decisioni», ha detto Pezzotta che non ha nascosto «forte delusione sul metodo del governo e grande perplessità sui contenuti della Finanziaria», «di fronte a un’intervento strutturale sulle pensioni la risposta del sindacato sarà decisa». «Altro che confronto – ha detto il leader della Cisl – questa è una Finanziaria scritta con una mano sola», e ha ricordato come in occasione del Dpef il governo aveva promesso (addirittura) che la manovra sarebbe stata scritta «a quattro mani». Dopo di lui Guglielmo Epifani ha messo in fila gli elementi che sono emersi, «se il cuore delle scelte sarà quello illustrato – ha
avvertito – allora sarà inevitabile una forte iniziativa di mobilitazione e di lotta, anche lo sciopero generale da decidere insieme a Cisl e Uil». E in Corso d’Italia hanno già fissato un direttivo per il 5 e 6 ottobre. Ugualmente severo il leader della Uil, Luigi Angeletti che ha insistito sulla necessità, condivisa dagli altri sindacati e dagli industriali,
di aprire un tavolo per affrontare l’emergenza del caroprezzi. Non ha
ottenuto risposta. Critica anche Confindustria «appoggeremo solo una manovra di sviluppo» ha detto il direttore generale Stefano Parisi «ma se lo sarà non è ancora chiaro».
Chiarissimo invece che il governo intende procedere con i licenziamenti facili. Ieri la commissione Lavoro del Senato ha iniziato a votare gli emendamenti alla delega 848 bis che contiene la modifica all’articolo 18. L’Ulivo e Rifondazione comunista hanno chiesto che la misura venisse sospesa, la maggioranza ha respinto la proposta: «Gli daremo compiuta esecuzione», ha affermato il sottosegretario Maurizio Sacconi.