I sindacati corteggiano le professioni

28/03/2006
    marted� 28 marzo 2006

    Pagina 6 – Turismo

      I sindacati corteggiano le professioni

        Proposta di legge di Cgil, Cisl e Uil al nuovo governo. Catrical�: si pu� fare nei primi 100 giorni. Sei milioni di lavoratori a cui estendere il sistema delle tutele

          di Teresa Pittelli

            Cgil, Cisl e Uil scoprono i professionisti. Non pi� solo �lite redditizia e tra le pi� protette al mondo, come tradizionalmente sono percepiti, ma esercito di 5 milioni di lavoratori, 3 milioni dei quali sarebbero parasubordinati, dipendenti e giovani a basso reddito. Una prateria finora inesplorata per la quale ripensare le tutele e, perch� no, da cui attingere nuove tessere.

              Se il nuovo governo, in caso di vittoria di Romano Prodi, approver� la riforma delle professioni nei primi 100 giorni, come ha chiesto ieri Antonio Catrical�, presidente dell’Autorit� per la concorrenza, e come ha confermato a nome dell’Unione Pierluigi Mantini, responsabile professioni della Margherita, per i professionisti italiani si prepara una svolta inedita.

                Non solo, infatti, dovranno abituarsi a una vera concorrenza a colpi di tariffe non pi� bloccate, inserzioni pubblicitarie e accesso pi� facile per l’esercito di giovani che preme alle porte della fortezza, ma faranno anche i conti con una nuova rappresentanza sociale. Che dopo la riforma non sar� pi� appannaggio degli ordini, come finora � stato nei fatti, ma passer� alle associazioni di professionisti e alle confederazioni dei lavoratori pi� rappresentative. Davanti ai quali si aprirebbe, stando ai dati di Cgil, Cisl e Uil, un enorme bacino di nuovi potenziali iscritti: oltre tre milioni tra professionisti che svolgono attivit� non riconosciute (i cosiddetti �senz’albo’), parasubordinati della pubblica amministrazione o delle grosse societ� professionali, partite iva, giovani tirocinanti, tutti ai margini del mondo professionale tradizionale.

                  Un popolo che con la riforma dovrebbe avere la possibilit� di iscriversi alle associazioni o al le confederazioni sindacali, e mandare i propri rappresentanti a negoziare con il governo o con i datori di lavoro un contratto di settore.

                    Non � un caso, quindi, se il pressing di Catrical� sulla coalizione che vincer� le elezioni, e la conferma arrivata da Mantini, abbiano avuto luogo ieri nel corso di un convegno organizzato da Cgil, Cisl e Uil al Cnel per presentare alle coalizioni che si sfidano il 9 aprile la loro proposta per �La riforma delle professioni, la qualit� dei servizi e l’occupazione’. Il documento � un duro atto di accusa dell’attuale assetto: i servizi professionali costano alle imprese dal 6% all’8% del loro budget, sono in deficit per oltre 3,7 miliardi di euro nel senso che l’Italia li importa invece di esportarli, e su 5 milioni di occupati nel settore solo l’11% � composto di veri liberi professionisti, mentre per il 75% si tratta di lavoratori dipendenti o assimilabili. Tra questi, un milione circa � rappresentato da giovani tirocinanti precari e senza tutele o prospettive sicure di inserimento nel mercato del lavoro.

                      Obiettivo del sindacato: nuove tutele contrattuali per chi non le ha, e riforma delle professioni che oltre a liberalizzare tariffe, pubblicit�, accesso e riserve di attivit� lasci agli ordini solo la tenuta degli albi e la deontologia, cio� i profili pubblicistici della professione, e metta in capo alle associazioni dei lavoratori la rappresentanza (cosiddetto sistema duale).
                      �Chiediamo che il prossimo governo affronti il problema’, ha detto la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci, �perch� il sistema delle professioni deve essere un fattore di sviluppo e di competitivit� e invece il governo non ha fatto niente per l’unica flessibilit� che avrebbe dovuto introdurre, e ha preferito garantire privilegi a caste sempre pi� chiuse’. �Vogliamo che la riforma delle professioni rompa definitivamente con le logiche del passato e con l’egemonia dei gruppi di interesse’, ha aggiunto Romeo Scarpari della Uil.

                        Durissima la replica di Maria Grazia Siliquini, sottosegretario alle professioni di An, secondo la quale �se la sinistra vincer� le elezioni i professionisti devono aspettarsi l’eliminazione degli ordini e l’apertura del mercato alle imprese e ai sindacati’.

                          D’accordo con i colleghi di Cgil, Cisl e Uil si � detto Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap, il Coordinamento libere associazioni professionali, che da sempre sostiene la necessit� di riconoscere le associazioni non regolamentate dei professionisti e dare loro pari dignit� rispetto agli ordini, all’interno di una sistema duale.

                            Molto pi� critico Roberto Orlandi, vicepresidente del Cup, il Comitato unitario delle professioni, che rappresenta tutti gli ordini. Orlandi ha contestato con forza i numeri forniti dai sindacati. �Non sta n� in cielo n� in terra che i professionisti siano 5 milioni e che il 75% di loro lavori da dipendente’, ha spiegato, sottolineando che i �secondo i dati forniti dall’Inps e dalle Casse di previdenza i liberi professionisti iscritti agli albi sono un milione e 850 mila, mentre quelli senz’albo sono appena 190 mila’. Orlandi nega anche l’esistenza di un deficit tra import ed export di servizi professionali, definendo �sballate’ le cifre dei sindacati. �Io credo che il sindacato legittimamente abbia il desiderio di assumere funzioni di rappresentanza finora mancate’, ha sottolineato Orlandi, �e sono disponibile a un confronto laico e senza pregiudizi sulla riforma, purch� sia chiaro che gli ordini tutelano i profili imprescindibili della dignit� della professione, e non potranno mai mancare ai tavoli della concertazione’. Come dire, il Professore � avvertito. (riproduzione riservata)