I sindacati: contratti senza vincoli

06/09/2004


            sabato 4 settembre 2004

            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 4
            La «ricetta Brown» / L’impatto sulle risorse
            I sindacati: contratti senza vincoli
            Cgil, Cisl e Uil: il nuovo sistema di controllo delle uscite non incida sulle trattative

            LINA PALMERINI

            ROMA • L’ingrato compito spetterà a lui. O almeno così vorrebbero i sindacati che ieri per l’ennesima volta hanno tirato in ballo il vicepremier sui contratti del pubblico impiego. Questa volta l’appello sindacale arriva con una lettera: si chiede un chiarimento politico a Gianfranco Fini prima ancora che si inizi a discutere al tavolo tecnico convocato dal ministro Mazzella per la prossima settimana. Non sono poche le cose che agitano i sindacati — a partire dalla mobilità nella pubblica amministrazione annunciata dal Governo — e, dopo il Consiglio dei ministri di ieri che ha varato le linee guida della Finanziaria, si è aggiunto un dubbio: il tetto del 2% agli incrementi di spesa riguarda anche le spese per il personale? La risposta è decisiva per i rinnovi dei contratti pubblici — scaduti ormai da nove mesi — su cui i sindacati chiedono aumenti pari all’8 per cento. Una percentuale per niente compatibile con la stretta decisa dal ministro dell’Economia Siniscalco che rischia, così, di infiammare la vertenza pubblica.

            «È prematuro parlarne e legare le linee-guida della Finanziaria con le vicende contrattuali del pubblico impiego», dicono al ministero della Funzione pubblica. Ma i sindacati, a meno di un mese dal varo definitivo della manovra, mandano subito l’altolà: le spese per il personale devono stare fuori dal tetto del 2%. Sono infatti pronti anche a disertare il tavolo tecnico convocato da Mazzella se non ci sarà prima un «chiarimento politico da parte del Governo». «A che serve un tavolo tecnico se non ci sono gli orientamenti politici sulle risorse e sulla mobilità?», si chiede il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo.

            «Se è vero che dal 2% sono escluse solo le spese previdenziali e per il welfare — commenta il responsabile economico Cgil, Beniamino Lapadula — allora quelle per il personale sono incluse. Ergo, non ci saranno i rinnovi contrattuali del pubblico impiego». Il timore della Cgil viene scacciato dalla Uil: «Sarebbe assurdo, credo che quel 2% riguardi solo la spesa per gli acquisti», spiega Antonio Foccillo. Ma il dubbio resta. È vero che nella Finanziaria 2004 è stato stanziato il 3,6% di aumenti per i contratti pubblici, ma è anche vero che le richieste sindacali toccano l’8% e con la stretta alla spesa corrente decisa da Siniscalco i margini negoziali quasi spariscono.

            Entro la fine del mese ciascuna categoria sindacale riunirà i propri vertici per fare il punto e decidere le iniziative. Poi, a fine mese, ci sarà una riunione congiunta fra le tre organizzazioni per fissare una data per lo sciopero, se la situazione dovesse precipitare. Il sindacato deve tenere alta la tensione. Non solo perché il contratto è scaduto da nove mesi ma anche perché dal 15 al 18 novembre ci saranno le elezioni delle Rsu nel pubblico impiego. Nessuno vuole debacle alle urne e la vicenda contrattuale è decisiva. «Dopo le ripetute e inaccettabili esternazioni estive di autorevoli esponenti del Governo, in prima fila il ministro Mazzella e il sottosegretario Sacconi sulla mobilità, è evidente che, senza tale chiarimento, non ha alcun senso dare corso agli incontri tecnici già previsti», dice Gian Paolo Patta, segretario confederale Cgil. Ma Maurizio Sacconi insiste: «È necessario decidere un piano per la mobilità a sostegno del blocco del turn over del personale altrimenti ci saranno cento, mille, deroghe». E bucare quel blocco scritto nel Dpef vorrebbe dire mandare in fumo la stretta sulla spesa corrente.