I sindacati confermano il «no»

21/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Cgil, Cisl e Uil riunite oggi per il verdetto finale, unanime la bocciatura sui tagli

    I sindacati confermano il «no»
    ROMA – I sindacati decidono questa mattina. Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil si riuniscono nella sede della Uil e valutano, testo della delega previdenziale alla mano, come rispondere al Governo. Non dovrebbe essere una riunione difficile, perché il giudizio generale su quella delega è per tutti molto negativo, come è emerso chiaramente da varie dichiarazioni espresse già ieri, e perché non dovrebbero nascere nemmeno troppi problemi sul tipo di reazione da avere. La tentazione di uno sciopero generale è forte, ma tutti, anche in Cgil, sanno che è finita una battaglia, non certo la guerra: perché dopo la delega devono venire i decreti delegati, che dovranno passare in Parlamento, e sul piatto della bilancia c’è anche la delega per la riforma del mercato del lavoro, compreso l’articolo 18 dello Statuto. É chiaro a tutti che serve non tanto una spallata, ma una strategia che duri nel tempo e cerchi di cogliere l’obiettivo. Differenze esistono nelle strategie e nelle priorità delle tre confederazioni, lo ha ricordato con forza lo stesso segretario generale della Cisl, affermando che «il sindacato marcia diviso, ma, se necessario, colpisce unito». Per il momento, tuttavia, queste differenze sono sopite, prevale la necessità di serrare le fila per non indebolirsi. Le critiche di merito, che vedono concordi i tre sindacati, sembrano oscurare le ragioni politiche, sulle quali certamente esistevano delle differenze di impostazione, anche sostanziali. La proposta di decontribuzione del Governo, per esempio, non trovava sulla medesima posizione tutto il sindacato. Cisl e Uil avevano un atteggiamento molto più morbido, capivano la necessità di abbassare la contribuzione per favorire le aziende, tanto più in un momento in cui dovevano rinunciare al Tfr. E avrebbero accettato una manovra del genere se non ritenessero certa una decurtazione, presente e soprattutto futura, per i trattamenti pensionistici. Mentre la Cgil aveva un atteggiamento molto più rigido in materia, il Governo avrebbe potuto stringere un accordo con la Cisl e la Uil. Ma la soluzione trovata, per cui si abbassano i contributi accollando alla fiscalità generale l’onere del ripianamento del buco che così si aprirà nelle casse dell’Inps, ha scontentato tutte e tre le confederazioni. Cgil, Cisl e Uil hanno visto rinascere il fantasma che popolava le loro notti negli anni ’70 e ’80, quello della fiscalizzazione degli oneri sociali, che i Governi di turno concedevano sempre a fatica, spesso chiedendo qualcosa in cambio. Perché è evidente che il ripianamento del deficit previdenziale non costituisce un obbligo dell’Esecutivo e d’altronde non ha altra alternativa che un calo dei trattamenti, che è proprio quello che il sindacato voleva evitare. Parallelamente le confederazioni, anche in questo caso tutte e tre, non sono d’accordo che la decontribuzione venga applicata a una platea sempre più vasta di lavoratori, come del resto hanno chiesto tutte le organizzazioni imprenditoriali, trovando quanto meno l’interesse di Roberto Maroni e Mario Baldassarri. Ma proprio Maroni, dopo il Consiglio dei ministri, ha confermato che la decontribuzione viene estesa anche ai lavoratori che passano da un contratto a termine a un’assunzione stabile. Ugualmente i tre sindacati sono concordi nel respingere le indicazioni del Governo per il pubblico impiego e per la procedura individuata per poter continuare a lavorare anche dopo aver maturato il diritto alla pensione di anzianità. A loro avviso questa procedura è penalizzante per il lavoratore, costretto se vuole continuare a lavorare a chiudere il precedente rapporto di lavoro e a sottoscriverne un altro a tempo determinato: tanto penalizzante che, sempre a giudizio dei sindacati, può accadere che la gran parte non voglia aderire e continui a lavorare. Adesso, dicono i sindacati, comincia la partita vera, perché la trattativa che Maroni ha avvisato comincerà subito dopo le ferie natalizie si preannuncia molto difficile. Sul piatto infatti, oltre alla materia previdenziale, c’è il nodo dell’articolo 18, che è forse il motivo principale del disaccordo che è venuto crescendo tra l’Esecutivo e i rappresentanti dei lavoratori. L’appello del presidente del Consiglio a lavorare assieme cercando di superare le divergenze ha trovato l’immediato niet di Sergio Cofferati («Non ci sono le condizioni per il consenso»), ma anche Pezzotta e Luigi Angeletti non sono meno rigidi verso la politica governativa. Anche dalla contrapposizione i sindacati non possono sperare molto, perché la determinazione dell’Esecutivo sembra molto ferma e la sua copertura in Parlamento fuori discussione.
    Massimo Mascini
    Venerdí 21 Dicembre 2001
 
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