I sindacati compatti «Pronti a scioperare»

22/09/2003




22 Settembre 2003
reazioni
Luigi Grassia

PICCININI (CGIL): LE PAROLE DEL GOVERNO SERVONO SOLTANTO AD ALIMENTARE LO SCONTRO SOCIALE
I sindacati compatti «Pronti a scioperare»
Bonanni (Cisl): arroganza degna di miglior causa, è dialogo da farsa
Musi (Uil): se queste sono le proposte da esaminare, inutile vedersi

DOPO i lunghi mesi delle divisioni e dei tentativi di ricucire i rapporti, il fronte sindacale si ricompatta all’annuncio di Tremonti sulle pensioni; Cisl e Uil si avvicinano alla forte opposizione della Cgil e minacciano lo sciopero generale, ammonendo che l’incontro fissato per domani con il governo rischia di essere un fallimento annunciato. «Se la strada sarà quella indicata da Tremonti – ha detto ieri a caldo il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni – si romperà il patto con il governo Dini che prevedeva una verifica della riforma nsionistica nel 2005. Se adesso si tocca la riforma Dini si va allo sciopero generale». Sullo stesso tasto batte il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi: «Il governo ha decretato la rottura del dialogo sociale: noi avevamo sospeso le azioni di lotta ma se la risposta è di questo tenore ne prendiamo atto e ricominceremo da dove abbiamo lasciato». Più dura di tutti la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini: «Questo governo parla con lingua biforcuta e si renderà responsabile di un pesantissimo scontro sociale».
I due sindacati più inclini al dialogo, che in questi anni hanno continuato a trattare e a stipulare accordi con il governo mentre la Cgil si arroccava, deplorano il comportamento dell’esecutivo sul tema delle pensioni per ragioni di merito ma anche di metodo. Bonanni dice che «è inaccettabile che un ministro smentisca l’altro. Quello che ha detto Tremonti è diverso da quanto ha affermato il ministro Maroni nei giorni scorsi». Dell’ineluttabilità dello sciopero generale «sono convinto e sicuro, perché di fronte a situazioni come queste, per il sindacato l’unica arma è lo sciopero». La posizione del governo è giudicata «irragionevole da settimane», perché «non c’è uno straccio di proposta scritta, un documento che ci sia stato consegnato».
Poi c’è il problema che la riforma, pur se non inserita direttamente in Finanziaria e non presentandosi dunque come una misura per fare cassa, è preannunciata come contemporanea e dunque a tempi brevissimi: «Noi del sindacato avremmo poco tempo per decidere e quindi il confronto sarebbe una farsa», ha commentato Bonanni. Che ha così concluso: «Il governo vuol calpestare il rapporto con le parti sociali. È un’arroganza politica degna di miglior causa». Nei giorni scorsi, Pezzotta e la Cisl avevano ammonito che della riforma Dini non si può discutere prima della verifica prevista nel 2005 e avevano fatto alcune proposte, fra cui di adeguare i contributi dei lavoratori autonomi a quelli dei dipendenti. «Ma per motivi elettoralistici – accusa Bonanni – non vogliono la parificazione e pensano a colpire solo i lavoratori dipendenti».
Pressoché identica la reazione della Uil. L’intervento previdenziale che va delineandosi, ha detto Musi, è «inaccettabile e improponibile, ben lontano dalle nostre richieste. Sanno bene quale è la nostra posizione. Aspettiamo di vedere che cosa ci presenteranno martedì, ma non accetteremo discussioni sulla previdenza per fare cassa». Secondo Musi «questa è l’unica ragione che potrebbe spiegare la volontà di approvare la riforma in tempi così brevi, indipendentemente dal fatto che la riforma sia o non sia inserita in Finanziaria. Per noi, se il pacchetto da esaminare nell’incontro di martedì è questo, il contenuto non è neanche da prendere in considerazione».
La Cgil vive questo momento con uno spirito quasi di rivincita. Per la segretaria confederale Morena Piccinini, «fa piacere che altre organizzazioni parlino di sciopero generale, perché ogni volta che lo fa la Cgil sembra che evochi chissà quali azioni rivoluzionarie». Quello che è da attendersi è «uno scontro sociale pesantissimo, dentro il quale naturalmente ci sta anche lo sciopero generale dei lavoratori e delle persone di tutte le età. Perché questo sistema non penalizza solo i più giovani, penalizza davvero tutti smantellando la riforma Dini». La Piccinini cita un esempio fra le situazioni insostenibili che si prospettano: «Edili e braccianti – dice – fanno lavori caratterizzati da frequente discontinuità, così rischiano di non arrivare mai ai 40 anni di contributi che vorrebbe il governo e di essere legati ad un’unica possibilità, che è quella dei 65 anni. Anche per questo la proposta è del tutto inaccettabile».