I sindacati chiamano Ciampi

20/04/2004


 economia e lavoro




martedì 20 aprile 2004

L’allarme di Epifani al direttivo della Cgil: «Esecutivo irresponsabile». Pezzotta: piegheremo le resistenze
I sindacati chiamano Ciampi
«Siamo molto preoccupati: il governo nega il dialogo, è un problema democratico»

Angelo Faccinetto

MILANO «Non credo di sbagliare se dico che mai, nella storia, ci è capitato un governo che, di fronte a un sindacato che chiede un incontro mandando una piattaforma, obiettivi, proposte, nella sostanza nega questo incontro». È passato quasi un mese dallo sciopero generale per lo sviluppo e ancora, nelle sedi di Cgil, Cisl e Uil, non è arrivata alcuna convocazione. Nonostante gli annunci e le reiterate rassicurazioni dell’esecutivo. Non è solo un problema politico, è anche e, soprattutto, un problema democratico. Così Guglielmo Epifani torna a fare sentire la propria voce. E, pur non chiamandolo direttamente in causa, si appella a Ciampi. Perché così, in questa situazione di stallo e di degrado (il leader della Cgil ricorda gli attacchi di Maroni contro l’indagine sul lavoro minorile condotta dall’Ires), avanti non si può andare.
Il governo – argomenta Epifani introducendo a Roma il direttivo della Cgil – non è in grado di ricomporre le divisioni che ha al proprio interno. E questo lo spinge a cercare di rendere il dialogo con le rappresentanze sociali sostanzialmente inefficace. Eppure i temi economico-sociali sul tappeto sono di importanza eccezionale. In alcuni casi, anzi, sono drammatici. «Non c’è questione – dice Epifani – dall’Alitalia, alle pensioni, ai contratti pubblici, su cui, ogni volta che si prova ad aprire un’interlocuzione, ci si trova di fronte all’ammissione del governo dell’impossibilità di esprimersi».
Nessun interlocutore istituzionale, dunque. Mentre non c’è niente – afferma il leader della Cgil – che stia andando per il verso giusto. Con i casi di crisi aziendali che crescono mese dopo mese, Con i dati della produzione che, mese dopo mese, parlano di una stagnazione che si prolunga. Con i redditi che calano, con il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati che si riduce, con i prezzi che continuano a restare alti rispetto alla media europea. E con un paio di autentiche polveriere – Alitalia, «su cui l’irresponsbailità del governo è totale», e trasporto pubblico locale, per il quale il governo non ha dato corso agli impegni presi lo scorso dicembre – che stanno per esplodere. E
mentre si avvicinano nuove scadenze. Dalla definizione del documento di programmazione economica e finanziaria alla riforma dell’assistenza. Allora si tratta di dare continuità all’iniziativa sindacale. E di pretendere che, dall’altra parte, ci sia un interlocutore reale.
La preoccupazione della Cgil è anche della Cisl. «Siamo molto preoccupati – afferma Savino Pezzotta -. Per la pesantezza della situazione e per la mancanza di chiarezza sulla politica economica da mettere in campo: di fronte alla nostra piattaforma e alle precise proposte che abbiamo avanzato non si apre neppure un confronto». «È una situazione sgradevole – aggiunge il numero uno della Cisl – che conferma la mancanza di un’idea condivisa nel governo su come affrontare i nodi della crisi e la non volontà di discutere con il sindacato».
E anche la Cisl conferma il suo impegno a sostegno della piattaforma unitaria Cgil, Cisl e Uil per piegare le resistenze del governo. In attesa che le segreterie unitarie delle tre confederazioni decidano come proseguire la mobilitazione.