I sindacati avvisano il governo: lo scontro sarà durissimo

15/09/2003

      domenica 14 settembre 2003

      Il premier s’inchina alla Lega. Dopo la Finanziaria, il governo metterà mano alle pensioni. Le nuove misure dopo il 2008.
      «La riforma è improcrastinabile, o il sistema collasserà»
      E i sindacati avvisano il governo: lo scontro sarà durissimo

      Felicia Masocco
      ROMA La riforma delle pensioni è «improcra-stinabile» altrimenti «in tempi non lunghi ci sarà il tracollo sociale, uno shock». Punto. Così il premier da Bari, e immediate sono
      partite le repliche dell’opposizione e dei sindacati che minacciano lo scontro.
      Ma un punto alla partita prima di Berlusconi l’aveva messo Umberto Bossi quando nella tarda serata di venerdì aveva comunicato urbi et orbi che l’accordo politico sulla previdenza c’era e che le pensioni di anzianità del Nord non sarebbero state toccate. La Lega insomma ha avuto la meglio tra i molti litiganti di Palazzo Chigi, Berlusconi ha scelto il partito del Nord. Ieri a confermarlo è stato il ministro del Welfare Roberto Maroni che ha fornito un’interpretazione delle parole del presidente del Consiglio.
      L’aggettivo «improcrastinabile» usato alla Fiera del Levante aveva infatti indotto il
      pensiero di interventi a breve, nella prossima Finanziaria. Non è così, spiega Maroni «la
      riforma non sarà nella manovra», mentre l’intervento strutturale «quello che abbiamo immaginato noi, entrerà in vigore dal 2008. Siamo tutti d’accordo, quindi non ci sono novità».
      Non dice il ministro, né lo dicono altri, che interventi “strutturali” sono contenuti anche
      nella delega previdenziale, ferma in Parlamento.
      Prevede la decontribuzione per i nuovi assunti e il passaggio obbligatorio del Tfr (le liquidazioni) ai fondi pensione. Con il bel risultato di mandare in tilt i conti dell’Inps e
      quindi mettere a rischio il sistema previdenziale pubblico e priva il lavoratore della scelta
      sull’uso del Tfr che, come è noto, è salario differito. Senza contare i forti interessi che
      orbitano intorno a un bel mucchio di miliardi che – se la delega non verrà modificata – verranno immessi sul mercato finanziario.
      E non è un caso che l’Abi, l’associazione delle banche, stia premendo perché le liquidazioni vengano collocate obbligatoriamente nei fondi. Questo per dire che il dibattito che si acceso nell’ultimo mese e mezzo sulla riforma delle pensioni è solo una parte di quanto si va profilando. Sul resto, la delega appunto, è stata messa la sordina.
      I sindacati però vigilano e minacciano un autunno rovente se le pensioni verranno toccate e poco importa se si tratti di ora, del 2008, e/o di manovre sui trattamenti di invalidità e su quelli dei pubblici dipendenti rivelate dal ministro Maroni.
      Ieri Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno risposto a muso duro al premier e domani si vedranno per una valutazione tanto sulle pensioni quanto sulla Finanziaria.
      «Berlusconi dice una bugia – ha affermato il leader della Cgil -. È vero esattamente
      il contrario: visto che il governo ha portato il paese al tracollo finanziario ora deve rivalersi sulle pensioni. La Cgil – afferma Guglielmo Epifani- ribadirà con forza il suo contrasto alla politica economica e alle misure che il governo intende adottare». Tranchant Savino Pezzotta: «La Cisl non ha cambiato opinione,interventi strutturali non servono» e il leader della Uil, Luigi Angeletti parlato di «accanimento terapeutico su un malato inesistente».
      Evidentemente, aggiunge, «il governo ha un bisogno politico di dire che ha fatto una riforma previdenziale di cui in Italia non si sarebbe bisogno». Il coro dei no si allunga con l’Ugl, il sindacato di destra, «non servono interventi, il sistema regge» è il commento del segretario Stefano Cetica. Sul fronte opposto si dice insoddisfatta anche Confindustria: se da un lato condivide l’allarme del governo, dall’altro giudica insufficiente gli interventi che si prospettano (incentivi a restare al lavoro, interventi sul pubblico impiego, pensioni d’oro e trattamenti di invalidità). «Servono i disincentivi» insiste Francesco Rosario Averna che per Confindustria è responsabile del
      Mezzogiorno.
      È da tempo che Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo un confronto, finora è stato negato
      e il futuro pare riservare nulla di più che una semplice audizione come del resto nello
      sile di questo governo. Roberto Maroni è stato chiaro in proposito: «La maggioranza ha
      trovato l’accordo», «la proposta sarà fatta alle parti sociali, quando sarà il momento per incontrarle e discutere». Dopo il «confronto con le parti sociali il governo prenderà la decisione finale, come sempre detto». Il confronto sulle pensioni seguirà quello sulla Finanziaria, secondo la scaletta del ministro. Ma tanto decisionismo non piace all’alleato centrista Rocco Buttiglione: «È ridicolo e dannoso che nel governo vi sia qualcuno che pensi di sostituirsi ai sindacati nella difesa dei lavoratori», ha detto il ministro delle Politiche comunitarie riferendosi appunto alla Lega. Ma Berlusconi ha scelto la linea di Bossi, non quella di Buttiglione.