I sindacati avvisano anche l’Ulivo

28/11/2005
    sabato 26 novembre 2005

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    LO SCIOPERO GENERALE SECONDO CGIL, CISL E UIL ADESIONE TRA L’80 E IL 90 PER CENTO. PRODI ASSICURA: NON VI DELUDEREMO

      I sindacati avvisano anche l’Ulivo

        Epifani: il governo ha sbagliato tutto ma in futuro non paghino i lavoratori

          Flavia Amabile

          ROMA
          Per parlare dello sciopero di ieri Cgil Cisl e Uil hanno sbandierato medie di tutto rispetto: tra l’80 e il 90%, per un totale di milioni di persone alle manifestazioni. E hanno parlato di un successo «straordinario». Governo e istituzioni hanno ridotto anche di quattro-cinque volte le cifre confederali (al massimo il 25% ha risposto il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, al massimo il 14,8% nel pubblico impiego e in particolare il 7,11% nella Sanità, afferma il ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini), e giudicato del tutto inutile l’intera protesta. I sindacati hanno confermato le loro cifre e ricordato le oltre sessanta manifestazioni provinciali organizzate in tutta Italia, le cifre quasi bulgare dei trasporti, nell’edilizia. Ma alla fine oltre all’adesione di un imprecisato numero di lavoratori – di sicuro oltre il milione – i sindacati hanno incassato ieri il pieno sostegno del centrosinistra. Che non è poco, se si intende un’Unione davvero unita e un po’ di fronde dissenzienti pure loro per un giorno d’accordo nel condannare le misure varate e l’intera politica economica di Berlusconi e del suo governo.

          Ad aprire i discorsi sono stati i segretari confederali, ciascuno dalla propria piazza. Guglielmo Epifani, leader della Cgil, si trovava a Roma, e ha definito quello di ieri «uno sciopero sacrosanto», la dimostrazione che «non siamo rassegnati e non siamo messi all’angolo». Ma anche «un monito per il futuro», leggi un eventuale governo dell’Unione, nella «speranza che il cambiamento questa volta sia vero». Occorre «riprogettare il Paese, e per farlo bisogna rispettare le condizioni, i diritti la dignità di molti. Toccherà ad altri fare i sacrifici necessari, questa volta: non possono pagare ancora i lavoratori e i pensionati».

          Savino Pezzotta, leader della Cisl, era a Milano e ha sottolineato che si trattava di uno sciopero «indispensabile» ma ha anche precisato: «non siamo in piazza solo contro, ma anche perchè, secondo noi, questa Finanziaria deve rispondere a tre priorità, che sono: industria e sviluppo, tutela dei redditi e Mezzogiorno». Luigi Angeletti ha parlato da Palermo di un’Italia divisa in due, ben diversa dalla «propaganda che si continua a fare». A chi gli chiedeva poi della crisi industriale, non ha avuto remore nel puntare il dito contro gli imprenditori «che hanno sempre pensato che comunque c’è qualcuno pronto a risolvere i loro problemi».

          E identico – anche nella scelta dell’aggettivo – era il commento di Romano Prodi, leader dell’Unione. «Una protesta sacrosanta contro la disastrosa politica economica e finanziaria di questo governo». Il leader dell’Unione ha accettato l’avviso di Epifani: «I sindacati fanno il loro mestiere, sono sicuro che neppure a noi faranno sconti, quando governeremo, se deluderemo i lavoratori. ma non sarà così». Piero Fassino, in piazza al fianco di Epifani, ha parlato di una manifestazione che ha dato «voce al malcontento di milioni e milioni di italiani per una situazione economica critica per responsabilità del governo».

            E poi Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani spiegava che: «Il governo Berlusconi ha devastato le finanze dello Stato, oggi i lavoratori hanno detto a chiare lettere che non sono più disponibili a pagare i costi della crisi». Parole non molto diverse da quelle Titti De Simone di Rifondazione che parlava di una «ribellione popolare e democratica contro una legge finanziaria che nel solco delle politiche nefaste del centrodestra sta facendo male al Paese».