I sindacati avvertono: non sarà una passeggiata

23/03/2007
    venerdì 23 marzo 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    LO SCENARIO
    Per Cgil, Cisl e Uil si apre una trattativa delicata che deve tenere insieme i parametri di Maastricht e il malessere dei fischi di Mirafiori

      I sindacati avvertono:
      non sarà una passeggiata

      di Felia Masocco/Roma

        Tre tavoli, quindici sottotavoli alla ricerca di un patto ambizioso che tenga insieme il rigore imposto dal risanamento e da Bruxelles, e i fischi di Mirafiori, cioè quel «forte malessere – per dirla con Epifani – delle persone che a torto o a ragione ritengono di avere avuto poco». È una bella sfida quella che si apre per il governo e per i sindacati, ognuno per la propria parte. Al termine dell’incontro, i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno giudicato «positivo» l’avvio della concertazione. Allo stesso tempo non hanno nascosto la «complessità» della stagione che arriva e che impone prudenza. Sulle pensioni, innanzitutto, e sul pubblico impiego. «Anche nelle parole di Prodi, qua e là c’è qualcosa che mi fa dire che i problemi ci saranno», premette il segretario della Cgil che prevede «momenti di confronto duro». Ugualmente, sui contratti degli statali, senza un rapido chiarimento «nessuno impedirà lo sciopero» che il 16 aprile si andrebbe a sommare a quello della scuola e diventerebbe una «protesta straordinaria». Il primo sciopero generale contro questo governo. Una cosa da fare subito per i sindacati è quindi risolvere la contraddizione che c’è tra la partenza di un tavolo per la riforma dell’amministrazione pubblica, per aumentare la produttività, per dare seguito al memorandum già firmato e il mancato rispetto degli impegni presi sul rinnovo dei contratti. Con uno sciopero pendente è meglio che quel tavolo, previsto per mercoledì prossimo, non parta proprio.

        Ancora più spinosa è la questione previdenziale, in modo particolare i coefficienti di trasformazione. Ottimista per indole e convinto che senza un po’ di ottimismo «andare a trattare è inutile» il leader della Cisl ha letto nelle parole di Prodi «una piccola disponibilità», una possibilità di rinvio dell’intervento sui coefficienti. Raffaele Bonanni se lo augura, «siamo pronti a discutere dell’età, di incentivi a restare al lavoro, questo si può dire. Ma siamo in forte disaccordo se si vuole mantenere lo scalone così com’è e mandare avanti i coefficienti».

        I paletti sono messi, da una parte e dall’altra. Ma appare fin troppo chiaro che i il perimetro è troppo esteso rispetto alle risorse. «Bisogna chiederlo al governo» ha risposto Epifani ai giornalisti che insistevano per sapere di più sull’ammontare. «Se sono 2 miliardi e mezzo che si fa?» gli è stato chiesto. «Mi faccia un’altra domanda», la replica del leader di un’organizzazione che più di ogni altra ha contestato il passato governo su misure non condivise.

        Già, che si fa? Il presidente del Consiglio ha reclamato per sé e il governo il diritto-dovere di scegliere e decidere in nome dell’interesse generale. Dal canto loro Cgil, Cisl e Uil non hanno certo facilitato le cose a governi di diverso colore se sulla previdenza non sono state ascoltate. Eppure di riforme ne sono state fatte, Luigi Angeletti indirettamente lo rivendica quando dice che «non c’è un sindacato che vuole mantenere un sistema previdenziale squilibrato», «le nostre rivendicazioni sono ragionevoli e razionali». Ancora: «il nostro sistema è tra i più equilibrati, tra i costi della previdenza ci sono quelli per l’assistenza che andrebbero stornati. L’assistenza va pagata con le tasse», dice il leader della Uil. «Spero che Angeletti possa documentare in maniera circostanziata quello che va affermando», ribatte il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, ricordando ai distratti che non c’è solo un potenziale di conflitto tra governo e sindacati ma anche tra sindacati e imprese. La linea di Viale dell’Astronomia è dritta: si faccia quel che si vuole su scaloni e scalini, «purché sia a costo zero».

        Per fortuna non ci sono solo le pensioni. Riuscire ad ottenere una buona riforma degli ammortizzatori sociali sarebbe un risultato per i sindacati. E non sarebbe male portare a casa salari rimpolpati attraverso l’incentivazione dei contratti di secondo livello che Prodi ha citato tra le cose da fare. Ma qual è la contropartita giusta per far digerire ai lavoratori un ritocco al ribasso dei coefficienti di calcolo delle pensioni (sia pure modulato nel tempo) e la sostituzione dello scalone con degli scalini (il primo a 59 anni dal 2008)? «Sarà una vera trattativa» ripetono i sindacati, un bilancio tra quanto si lascia e quanto si incassa si potrà fare solo all’ultimo momento.

        Prima, però, occorrerà conoscere la «posizione unitaria» della maggioranza, quel documento (si pensava arrivasse ieri) che Cgil, Cisl e Uil hanno posto come pregiudiziale per cominciare il negoziato. L’intesa non c’è, altrimenti non avrebbero senso le parole del segretario di Prc, Franco Giordano, contrario alla linea Prodi-PadoaSchioppa sulle pensioni. In sintonia, il Pdci. Il tavolo su lavoro e previdenza si aprirà giovedì. C’è una settimana di tempo per arrivare a una posizione condivisa. «Come facciamo a trattare se poi il negoziato viene sconfessato da una parte o dall’altra?», ci si chiedeva in serata in casa sindacale. «Lavoriamo tutti perché questo confronto porti a risultati concreti – ripete Epifani – ma non sarà una passeggiata».