I sindacati avvertono: «Nessun taglio allo Stato sociale»

06/07/2004




martedì 6 luglio 2004

Preoccupazione anche per le imprese che operano nel Mezzogiorno. Le associazioni dei consumatori temono che banche e assicurazioni scarichino i costi sui clienti
I sindacati avvertono: «Nessun taglio allo Stato sociale»

MILANO Giù le mani dalla spesa sociale. Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme in vista del varo della manovra correttiva e avvertono il governo che l’aggiustamento dei conti pubblici non potrà avvenire intervenendo sul welfare. Ma i sindacati confederali chiedono di essere convocati, oltre che sul Dpef, sulla manovra che il governo si appresta a licenziare, le cui linee sono state illustrate ieri all’Ecofin da Silvio Berlusconi nella sua nuova veste di ministro dell’Economia ad interim.

Cgil, Cisl e Uil, insomma, ribadiscono il loro determinato «no» a qualsiasi ipotesi di tagli alla spesa sociale.


Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, non ha dubbi sul fatto che le previsioni e l’azione del governo siano stati un «fallimento». Il buco nei conti pubblici, ha detto, si è rivelato «molto più grande di quello che si temeva». A questo punto, ha osservato, bisogna evitare che il tentativo di mettere a posto i conti «sacrifichi sviluppo, investimenti e capacità di consumare delle famiglie». Il segretario della Cgil ha chiesto che la manovra sia fatta con equità perché nel Paese in questi anni c’è gente che è diventata più povera ed altra più ricca. «Bisogna partire – ha detto – dalla ricchezza finanziaria e dai privilegi fiscali, dai settori che hanno avuto la possibilità di creare reddito». Per Epifani, quindi, «va messa sì sotto controllo la dinamica della spesa ma con interventi appropriati». Secondo il dirigente sindacale, infatti, non si possono usare le forbici sulla spesa sociale ma bisogna piuttosto fare interventi di qualità perché negli ultimi anni si è assistito al paradosso della spesa sanitaria in crescita con cittadini che pagano di più.


E forti preoccupazioni sono state espresse anche dal segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che non ha usato mezzi termini per dire che «se si dovesse toccare lo stato sociale, sarebbe un disastro». «Le nostre preoccupazioni sono moltissime – ha detto Pezzotta – perché un drenaggio di questo genere avrà ricadute negative sulla nostra economia. A maggior ragione spero che non ci siano tagli allo stato sociale. Il problema non è solo la manovra, che si sarebbe potuta evitare intervenendo in tempo, ma capire quale politica economica si intende mettere in campo per il futuro. E per fare questo – ha concluso – occorre cambiare totalmente agenda». In linea il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, il quale ha rilevato come tutta l’attenzione sia concentrata sull’aggiustamento rispetto al deficit di bilancio «dimenticando che il vero problema è che il paese non cresce o cresce troppo poco: questo determina anche problemi di squilibrio di bilancio».


Allarme anche da parte di Enti locali e Regioni. «Si tratta di vedere meglio» ma, al momento, vedo «anticipazioni drammatiche». Così il sindaco di Firenze e Presidente del’Anci, Leonardo Domenici, boccia le anticipazioni sulla manovra per riportare in carreggiata i conti pubblici. In particolare Domenici non condivide affatto il «blocco totale dell’autonomia fiscale dei comuni» (stando alle anticipazioni, i Comuni non potrebbero toccare nè l’Ici nè le addizionali locali fino a tutto il 2006), accompagnato da «una non meglio definita compartecipazione alla lotta all’evasione fiscale». Sulla stessa linea, il sindaco di Roma Walter Veltroni: «La prossima manovra prevede un taglio di 800 milioni di euro ai Comuni. Questo taglio – aggiunge – avrebbe per effetto un danno sull’ erogazione dei servizi e causerebbe l’ erogazione di tasse virtuali».


Preoccupato per i tagli che pendono sui fondi destinati al sud, il presidente della

Regione Campania Antonio Bassolino: «Resta da vedere – dice – se sia stato scongiurato il rischio sottolineato da più parti, dal presidente di Confindustria Montezemolo e da presidenti di Regioni e forze sindacali, di tagli agli investimenti nel Mezzogiorno, che comporterebbe danni molto seri al Sud Italia. Danni – ha proseguito il presidente della Campania – che intaccherebbero anche il valore dei finanziamenti europei, perché di fronte alla riduzione del cofinanziamento statale diminuisce anche la possibilità di utilizzare le altre risorse».

Infine, la «stretta» del governo su banche e assicurazioni, per un valore di 1,5 miliardi di euro, mette in preallarme le associazioni dei consumatori: «Finirà per essere addossata ai consumatori», con un costo di 75 euro a famiglia. È la denuncia dell’Adusbef, secondo cui «se non ci saranno controllori seri ed autorevoli che riescano a impedire che banche ed assicurazioni possano liberamente approfittare del loro potere, introducendo nuove voci di costo, saranno sempre i consumatori ad essere chiamati a pagare, mediante imposte indirette, la manovra finanziaria»
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