I sindacati aprono al piano: “Parliamone”

22/04/2010

Marchionne la pone così: «Il piano è un’opportunità unica per chiudere con il passato e aprire una pagina nuova». Per farlo, «dobbiamo discutere con i sindacati».E i sindacati accettano il dialogo. Tutti. L’apertura arriva al termine dell’incontro di ieri sera, l’ultimo della giornata per l’ad del Lingotto. Significative le parole rilasciate dal coordinatore auto della Fiom-Cgil, Enzo Masini: «Si tratta di un piano nuovo, anche rispetto a quanto detto a dicembre a palazzo Chigi, che si propone di aumentare la capacità produttiva degli stabilimenti italiani». E su questo i rappresentanti delle tute blu sono tutti d’accordo. Certo «bisognerà affrontare una discussione complicata», ma sembra che le premesse ci siano. «Siamo disponibili al confronto», dice Masini. «Ma sia chiaro che per noi è decisivo il consenso dei lavoratori ».
GIORNATA PERFETTA Meglio di così, dunque, la giornata di Marchionne non poteva finire. Già in mattinata e con gli analisti che hanno partecipato alla presentazione del piano quinquennale del Lingotto, l’ad auspicava «apertura e volontà di accettare il cambiamento », minacciando, in caso contrario, «un piano B, già pronto ma non bello: Possiamo prendere questa baracca produttiva e svilupparla altrove». Non ce ne sarà bisogno. I sindacati hanno ribadito di non accettare diktat, vogliono un tavolo di confronto. Perché ci sarà da discutere per «rivedere gli accordi presi in precedenza », come chiede il manager, e per rendere possibile quel «maggiore impegno» richiesto ai lavoratori, chiamati a sacrifici e flessibilità. Tutto questo con l’obiettivo di produrre nel 2014 un milione e trecentomila auto negli stabilimenti di casa nostra. Ovvero più di quanto si facesse prima della crisi (900mila vetture) ma con meno fabbriche. L’operazione è chiara: diminui scono gli stabilimenti e aumenta la produzione. Per riuscirci, i ritmi di lavoro dovrebbero essere quelli tenuti nello stabilimento più prolifico della casa torinese, Melfi, dove le macchine girano su18turni settimanali, tre turni al giorno, sabato compreso. I dipendenti lavorano invece su cinque turni settimanali, per un totale di 38,5 ore settiminali circa. Quanti ne serviranno per sostenere i ritmi richiesti? Con quali orari o pause? Di questo si è solo accennato ieri sera. «Non abbiamo parlato di occupazione», hanno detto i rappresentanti dei lavoratori. Certo la Fiom – così come i parlamentari siciliani del Pd Lumia e D’Antoni – ribadisce il suo no alla chiusura di Termini Imerese. Se ne parlerà ancora, nonostante anche ieri il numero uno della casa torinese abbia ribadito la chiusura a fine 2011. APERTURE Più in generale però i sindacati aprono al piano. La Fim con il segretario Bruno Vitali chiede un «nuovo patto nelle relazioni industriali» che sancisca «pari dignità tra i soggetti». La Uilm saluta «positivamente» l’aumento della produzione in Italia fino a 1,5 milioni di vetture, ma si dice «preoccupata» per lo spin-off e ribadisce il no a «provocazioni» come quella del «piano B». Cosa non gradita anche a Susanna Camusso, segretaria confederale Cgil, che tuttavia dice: «L’aumento della produzione risponde all’esigenza più volte avanzata dal sindacato». Mentre per la Cisl è Raffaele Bonanni a plaudire al progetto e sperare che il piano sia occasione per «una nuova stagione nelle relazioni industriali nel nostro paese». Bene anche per Angeletti, Uil. Marchionne chiedeva alle controparti un atteggiamento simile a quello dei sindacati americani, con cui dopo lo scontro ha trovato un accordo. Forse questa volta anche in Italia finirà così. Le premesse sembrano esserci.