I sindacati alle imprese: un’alleanza contro il declino

23/12/2004

    giovedì 23 dicembre 2004

      CONFINDUSTRIA: ACCOGLIEREMO L’INVITO, E’ NECESSARIO TROVARE SOLUZIONI COMUNI
      I sindacati alle imprese: un’alleanza contro il declino
      Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro per affrontare «l’emergenza nazionale»

        Roberto Giovannini

          ROMA
          Le tre centrali sindacali rilanciano l’allarme per il rischio di declino industriale del paese, e di fronte al silenzio del governo su quella che definiscono la «grande emergenza nazionale» chiedono di aprire la discussione con le associazioni datoriali, Confindustria in testa. Per questo, nei prossimi giorni i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, scriveranno a Luca di Montezemolo e agli altri presidenti delle associazioni imprenditoriali per chiedere un incontro che verifichi se ci sono le condizioni per costruire una «grande alleanza» tra sindacati e imprese per contrastare la crisi industriale all’insegna di «soluzioni condivise». Una richiesta che trova subito il consenso di Confindustria: «Non solo accoglieremo l’invito – replica il vicepresidente degli industriali Ettore Artioli – ma credo sia necessario trovare soluzioni comuni per affrontare la crisi».

            Sono mesi, ormai, che i tre leader sindacali adoperano toni di grande preoccupazione sulla situazione produttiva del paese. E chiaramente si sono ritrovati nelle altrettanto critiche analisi del leader di Confindustria. Per Savino Pezzotta, «ci sono 160.000 posti di lavoro a rischio, 3.500 aziende che stanno soffrendo enormemente. Interi settori produttivi si trovano in difficoltà estrema». Di fronte a ciò, tornano a denunciare i tre leader, «il governo è totalmente assente, senza una politica industriale, senza volontà di dialogare, senza capacità di ascoltare il paese reale». La strategia che Cgil-Cisl-Uil intendono adottare ha due gambe: da un lato, la mobilitazione unitaria, dall’altro il rilancio del confronto tra le parti sociali. Un primo momento di confronto con le imprese potrebbe essere quello del 19 gennaio, giorno in cui a Roma un migliaio di delegati di Cgil, Cisl e Uil discuterà con i rappresentanti del mondo imprenditoriale su come gestire l’accordo siglato recentemente sul Mezzogiorno. Il giorno dopo, sempre nella capitale, i sindacati porteranno 5.000 delegati in piazza per chiedere una politica di sviluppo per il Sud. Dall’altro, il riavvio della concertazione.

              L’obiettivo – spiegano i tre segretari generali – è quello di aprire una discussione con le imprese per monitorare le situazioni di crisi, attraverso una sorta di cabina di regia col compito di trovare le «soluzioni migliori e più efficaci». Soluzioni da sottoporre al governo, per aprire «un confronto vero». Alcune delle proposte di Cgil, Cisl e Uil potrebbero arrivare già dal prossimo 15 febbraio in occasione di una grande Assemblea dei quadri e dei delegati che si terrà a Milano.

              «Quello che serve – dice Luigi Angeletti – è un’alleanza con tutta la parte produttiva del paese». Per Epifani «siamo di fronte a una grande emergenza nazionale. Per questo scriveremo a Confindustria e alle altre associazioni imprenditoriali. Per vedere se esistono le condizioni per affrontare insieme i problemi». Tanto più che «in questa fase il governo è totalmente assente. E di fronte a una crisi di queste proporzioni – aggiunge il leader Cgil – non si può aspettare Godot». Pezzotta accusa il governo di non aver mantenuto la promessa di un confronto su competitività, Sud e politica dei redditi. Per il leader della Cisl «siamo di fronte ad una svolta»: o la crisi si affronta subito e si supera o il rischio è quello di non poter più tornare indietro.

                Intanto, le tre confederazioni cercano di mettersi alle spalle alcuni dei temi su cui nei mesi scorsi si sono trovate in contrasto, Proprio ieri è partita la commissione che dovrà tentare di mettere a punto una proposta unitaria di revisione degli assetti contrattuali da sottoporre, poi, a Confindustria. «Le differenze fra noi sono risolvibili – ha detto Angeletti – e credo che nel giro di poco tempo si potrà definire un modello comune». Altri temi su cui si cerca un dialogo sono quelli del rapporto tra sindacato e politica, della democrazia economica e della riforma del welfare. Ma a pesare negativamente c’è il rischio di una rottura nell’elaborazione di una piattaforma unitaria per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici. Angeletti lo ribadisce chiaramente: un nuovo accordo separato, ha detto, «sarebbe un’ipotesi sciagurata che non potrebbe non avere ripercussioni anche sui rapporti tra le tre confederazioni».

                  Come detto, Confindustria plaude alla proposta di confronto sulle politiche produttive. Tuttavia, per l’associazione degli industriali «non sono utili ciambelle di salvataggio per aziende ormai decotte, per le quali servono invece ammortizzatori sociali adeguati. Non ci si può illudere di tenere in piedi dei fantasmi. Bisogna invece lavorare – dice il vicepresidente Artioli – sul recupero di competitività per tutto il resto del sistema produttivo e in particolare per le aziende e i settori più in difficoltà».