I sindacati a Berlusconi: la previdenza non si tocca

18/03/2002
La Stampa web







(Del 18/3/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
POLEMICA SULL´INTERPRETAZIONE DELLE PAROLE DEL PREMIER A BARCELLONA. PEZZOTTA PENSA ALLA PREVIDENZA: LE MINACCE NON CI SPAVENTANO
I sindacati a Berlusconi: la previdenza non si tocca
Tremonti media: avanti come previsto, ma pronto ad un dialogo positivo

inviato a CERNOBBIO

«Se Berlusconi non teme la piazza e lo sciopero generale, deve sapere che noi non abbiamo certo paura delle sue velate minacce», scandisce il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, perdendo d´amblé la sua tradizionale bonomia. «Non scherziamo, la riforma delle pensioni è già stata fatta; nella delega è già esplicitato chiaramente quali dovranno esserne le linee: non vedo cosa ci sia da cambiare», incalza il leader della Uil Luigi Angeletti, rabbuiandosi all´improvviso. Sulle rive del lago di Como, molti interpretano la supposta minaccia di ritorsioni pronunciata dal premier a Barcellona come un possibile intervento sul terreno della previdenza, e questo ha l´effetto di far salire la tensione al massimo nel sindacato. Che al governo ha fischiato un sonoro «alto là». «Il presidente del consiglio parli chiaramente; spieghi agli italiani che cosa ha in mente per le pensioni – insisteva Pezzotta – e noi prepareremo e nostre risposte». Non bastava che il tavolo, a questo punto virtuale, del confronto tra governo e sindacati rischiasse di azzopparsi per un bel pezzo, sotto il peso delle tensioni sulla rilettura dello Statuto dei lavoratori preparata dal ministro del Lavoro Roberto Maroni. Ci volevano anche le minacce sul welfare, sulla riforma delle pensioni che ne è il nodo nevralgico: un terreno minato su cui è d´obbligo addentrarsi con estrema cautela per non produrre guasti irreparabili. Troppo per Pezzotta e Angeletti che con convinzione e per settimane – anche a costo di compromettere l´unità sindacale – avevano tentato di individuare un qualsiasi appiglio per non rompere con l´esecutivo, suggerendo un´alternativa onorevole (quella dello Statuto dei Lavori) per salvare la faccia di tutte le parti in causa e, nel contempo, salvaguardare la pace sociale in una fase ancora troppo debole dell´economia. Salvo ritrovarsi spiazzati, per la completa adesione del governo alle richieste del vertice confindustriale. «Spero si sia trattato di una battuta, destinata a restare tale – ribadiva Angeletti con l´aria di chi non è disposto ad incassare altre brutte sorprese – il governo può fare tutti i danni che ritiene di voler fare: ma deve sapere che questo non è auspicabile né consigliabile». Smontare il sospetto di un nuovo strappo che si era ormai insinuato, risultava complicato anche a Giulio Tremonti che pure, arrivando da Barcellona, meglio di altri poteva fornire l´interpretazione autentica delle parole di Berlusconi. Il ministro dell´Economia riconfermava l´intenzione del governo di rimanere, per la previdenza, «negli ambiti delle deleghe presentate» e prometteva che la delicata materia sarebbe stata affrontata «con un dialogo forte e positivo con i sindacati». Tremonti sosteneva che la delega sulle pensioni «è perfettamente in linea con quanto emerso dal vertice di Barcellona» e che la logica di fondo che la ispira è «di mettere fine alla paura, blindando i diritti, incentivando la permanenza sul mercato del lavoro di quanti vogliono restare» oltre l´attuale scadenza, e di «agevolare la stampella dei fondi previdenziali». Nessuna soddisfazione, dava invece il ministro, alle richieste di sostegni alla domanda avanzati dal presidente della Confcommercio Sergio Billè che, venerdì scorso, aveva chiesto al governo di trovare 25/ 30 mila miliardi per agevolare la ripresa dei consumi. Il titolare dell´Economia ha fatto capire che quei quattrini non ci sono; che, ove si riuscissero a liberare risorse per l´anno prossimo, verrebbero impiegate per agevolare fiscalmente «i redditi più bassi»; e ha invitato Billè ad essere più fiducioso in un risveglio autonomo dei consumi per effetto della ripresa: che ci sarà e verrà sostenuta anche dalla domanda interna. «La ripresa c´è già, anche se si manifesta ancora in modo discontinuo – ha detto Tremonti, citando anche l´ultimo bollettino della Banca d´Italia – ma tutti gli indicatori ci dicono che la tendenza è in atto e sarà robusta». Chiamato ad un atto di fede Billè, poco convinto, non ha potuto che incrociare le dita, confidando nella buona sorte. Il ministro dell´Economia ha trovato il modo di preannunciare un provvedimento ad hoc per il sommerso: «Un intervento – ha concluso – che coniugherà il bastone e la carota». Al Mezzogiorno non resta che attendere.

Flavia Podestà


Copyright ©2001 Guida al sito Specchio dei tempi Credits Publikompass Scrivi alla redazione