I servizi alle famiglie e alle persone

CONVEGNO FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL UILTuCS-UIL

I SERVIZI ALLE FAMIGLIE, ALLE PERSONE
SONO UN COSTO O POSSONO ESSERE UN FATTORE DI
SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E DI EMERSIONE DEL LAVORO NERO ?

CNEL
Roma 6 marzo1999

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Non a caso abbiamo scelto la data del 6 marzo : la nostra categoria occupa per circa il 70% donne.

Le nostre federazioni comprendono settori diversi tra loro :

Imprese di pulimento, Guardie giurate, Collaboratrici familiari, Studi professionali, Turismo, Commercio, Estetiste, Barbieri e parrucchieri, Portieri, Farmacie. Siamo in sintesi il sindacato dei servizi, del terziario.

Molti tra i nostri settori sono in espansione e sempre più lo saranno in futuro perché da un lato aumenta la domanda di servizi da parte delle famiglie, delle imprese e della società più in generale, dall’altro vi sono settori quali il Turismo che se adeguamente sviluppato può generare nuova occupazione.

Il lavoro irregolare ovvero quello nero, quello deregolamentato, quello sommerso è molto presente in Italia. Ci sono aziende che non pagano i contributi previdenziali, che non pagano le tasse, che non applicano o applicano parzialmente i contratti e che in molti casi non applicano le norme sulla sicurezza.

L’ISTAT parla di 11 milioni di posizioni lavorative irregolari a cui si aggiungono circa 3 milioni di lavoratori in nero. La maggioranza è collocata nell’industria, nell’agricoltura, nell’edilizia e nei servizi-commercio.

Questa “piaga sociale” è presente anche in altri Paesi dell’Unione Europea ma l’Italia ne detiene tristemente il primato.

Secondo uno studio dell’OCSE nel nostro Paese l’economia sommersa ha pesato per il 25,5% sul prodotto interno lordo, contro il 14,3% della Francia, il 13,1 della Germania.
Il sud è ovviamente più coinvolto del nord, ma c’è una quota significativa di lavoro irregolare anche al Nord per il semplice fatto che lì c’è più lavoro in assoluto e quindi la presenza del doppio lavoro.
In Italia esiste già oggi una forte differenziazione tra aree forti e aree deboli, fra sistemi produttivi di qualità e intere regioni dove sono estesi fenomeno di illegalità, di lavoro nero, di dumping sociale al punto tale da creare forti preoccupazioni per la tenuta stessa della democrazia.

La quota è allarmante tanto più che in Italia, a differenza di altri Paesi, non emergono nei dati nè gli immigrati, né coloro che svolgono un secondo lavoro, bensì (tranne i pensionati che presumibilmente vanno alla ricerca di una integrazione alla pensione), persone che sono costrette a costruire in questo modo la loro vita lavorativa, non avendo altre opportunità.

Parlare di lavoro nero nei nostri settori, significa parlare soprattutto di donne, che sono quelle occupate prevalentemente in ruoli marginali, che lavorano poche ore spesso non per scelta e che lavorano in orari particolarmente disagiati (vedi chi opera nel settore delle pulizie.

2)

Attraverso il rinnovo dei contratti nazionali cercheremo di migliorarne le condizioni, ma non sarà sufficiente fermarsi a questo sarà invece necessario immaginare interventi strutturati e coerenti.
L’introduzione della moneta unica impone a tutti i sistemi produttivi e sociali europei una forte qualificazione, pena il rischio di marginalizzazione economica. In tutti i Paesi si parla di sviluppo, di nuova occupazione, e ciò deve essere affrontato in una ottica di qualità sociale.

Marshal definì con notevole intuizione il diciottesimo secolo come il secolo della conquista dei diritti civili, il diciannovesimo quello dei diritti politici ed infine il ventesimo secolo vede la sfida per l’affermarsi dei diritti sociali. Questo è il banco di prova di tutte le moderne democrazie.

Tutto ciò implica una più attenta definizione del “patto di stabilità” dei paese aderenti all’unione monetaria europea e un riesame del rapporto debito prodotto interno lordo che escluda come debito la spesa per investimenti sociali e produttivi.

Per creare sviluppo non basta garantire condizioni di concorrenzialità riguardo al costo dei fattori produttivi (quando si dice questo in sostanza si pensa a deregolamentare a licenziare) ma occorre :

ncreare una rete di infrastrutture,
nformare un complesso di sostegni che aiutino le imprese a diventare capaci di stare sul mercato rispettando le regole,
n potenziare gli Uffici ispettivi e quindi il controllo dello Stato,
nfar crescere una cultura che abbia come obiettivo la pressione sociale degli interessati che devono rivendicare i propri diritti,
nformalizzare la via di uscita dalla illegalità attraverso la gradualità contrattata con coperture legislative garantite,
ngarantire l’istituzione della legge erga omnes affinchè i contratti sottoscritti dalle OO.SS. più rappresentative siano applicati su tutto il territorio nazionale,
neliminazione degli appalti al massimo ribasso.

Il problema della disoccupazione e del lavoro nero nel mezzogiorno è ampiamente conosciuto e per ragioni di tempo non ci dilunghiamo, come categoria abbiamo cercato attraverso i patti di emersione di dare risposte :

·abbiamo fatto accordi quadro regionali in Sicilia, Calabria e Puglia, a cui sono seguiti accordi provinciali applicativi. Purtroppo i risultati di questi accordi sono allo stato ampiamente insoddisfacenti , uno degli elementi più importanti per cui non sono “decollati” è determinato da mancate soluzioni legislative rispetto alla sanatoria del pregresso su previdenza e fisco.

Il Governo ha attivato iniziative pregevoli quali l’ Agensud e ha stanziato con la legge finanziaria’99 più di 12 mila miliardi di cui una parte assegnata agli strumenti di negoziazione programmata : patti territoriali, contratti d’area, ecc. Inoltre il complesso di fondi strutturali è di circa 15 mila miliardi da spendere entro il 2001.

3)

Queste risorse debbono servire a finanziare anche gli investimenti nella rete dei servizi sociali e nei processi di formazione. Occorre pensare le politiche per l’assistenza in una ottica nuova : non più solamente in termini assistenzialisti vedi ad esempio l’indennità di disoccupazione così come è concepita oggi, servirebbe invece un sussidio che attraverso la formazione professionale incentivi la possibilità di una occupazione regolare.
Occorre prevenire il disagio strutturando interventi finalizzati e non meramente assistenziali

In sostanza : ti erogo dei soldi perché sei disoccupata, ti aiuto perché hai una famiglia numerosa, ma contemporaneamente stabilisco dei percorsi che ti aiutino ad inserirti nel mercato del lavoro.

Noi rappresentiamo un mondo nel quale il lavoro nero, il lavoro sommerso o grigio è purtroppo presente in larga parte : imprese di pulimento, pubblici esercizi, bar, ristoranti, commercio, settori nei quali stanno anche proliferando falsi contratti di collaborazione, contratti in partecipazione e associazione che nulla hanno a che vedere con i principi del codice civile e a cui occorrerà mettere mano modificando la legislazione vigente.

Il dato peggiore di evasione contributiva e di lavoro nero lo troviamo nel settore delle collaborazioni familiari. Parliamo di un esercito silenzioso ed “invisibile” di circa un milione di lavoratrici di cui il 95% donne, ci riferiamo ad un settore nel quale il 50% delle occupate sono lavoratrici extraue.

Spesso ci dimentichiamo, quando si parla di immigrazione, che noi siamo stati un popolo di emigranti e che le nostre donne negli altri Paesi “facevano” le domestiche.

Su 1 milione di colf, poco meno di 210.000 sono in regola (dati INPS 1996) di cui circa 98.0000 extraue. E’ QUINDI NOSTRO COMPITO E NOSTRO DOVERE OCCUPARCENE, CERCANDO DI CAPIRE PERCHE’ IL FENOMENO DEL LAVORO NERO IN QUESTO COMPARTO E’ TANTO VASTO.

Il lavoro domestico è considerato una attività di serie Z, un lavoro con scarso contenuto professionale e questo è sicuramente un grave limite della cultura italiana.

Diminuiscono le nascite, le persone vivono più a lungo (aumentano quindi gli anziani con le relative problematiche di assistenza) , è mutata la composizione del nucleo familiare. Da nuclei composti da genitori, nonni, zii degli anni 40 passiamo a nuclei sempre più ristretti.
Cambia quindi la composizione della famiglia e le donne si inseriscono nel mondo del lavoro (seppur ancora in modo insoddisfacente).

Questi modelli familiari, così diversi rispetto al passato e tra di loro, hanno prodotto un mutamento delle richieste dei servizi.

Negli anni 50 le colf erano a tutto servizio e lavoravano presso famiglie ricche. Oggi non è

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più così la maggioranza delle colf lavora ad ore. Vi sono colf che lavorano per 3-4
famiglie, 5 ore da una parte 10 dall’altra. Ne usufruire per la maggior parte il ceto medio-operaio.

Le colf a ore sono prevalentemente italiane, quelle a tutto servizio extraue perché sono più deboli sul mercato del lavoro, maggiormente ricattabili e a tutto servizio viene loro consentita la possibilità di lavorare e di trovare contemporaneamente un alloggio.

In questo settore il fenomeno della immigrazione assume un aspetto rilevante e lo dimostrano i dati rilevati dal Ministero del Lavoro in relazione alle autorizzazioni concesse ai lavoratori e alle lavoratrici extraue per lavoro domestico :

N. 4.816 autorizzazioni rilasciate nel 1997 contro le 2.591 del 1996 con un incremento quindi del 60,5%. Nel primo trimestre del 1998 le autorizzazioni concesse sono state n. 1.632. La maggioranza delle lavoratrici provengono dalle Filippine, Romania, Albania, Africa.

I problemi che queste lavoratrici vivono sono molteplici, sentiremo poi alcune testimonianze.

L’assistenza alle famiglie, alle persone è differenziata nel nostro Paese. Vi sono alcune regioni che hanno introdotto servizi veri che vanno dagli asili nido, alle scuole a tempo pieno, alla assistenza domiciliare, altre che non hanno nulla di tutto ciò o lo hanno in modo parziale.

Occorre una politica nazionale di riforma dello stato sociale e dell’assistenza che offra pari opportunità a tutti i cittadini a prescindere dalla regione in cui abitano per cui è necessario che ci siano servizi minimi assicurati dallo Stato.

Ciò dovrà avvenire a nostro parere, attraverso standard di qualità predefiniti con particolare riferimento agli anziani, ai bambini, alle politiche di inserimento sociale, alla assistenza che deve essere garantita in caso di persone non autosufficienti con l’obiettivo di creare percorsi di riabilitazione che aiutino a vivere al meglio.

Vi sono quindi esigenze particolari che necessitano di personale altamente specializzato e lo Stato dovrà definire gli standard professionali, ma vi sono anche altre esigenze a cui in questi anni e sempre più in futuro, rispondono le collaboratrici familiari. Non è difficile prevedere che sempre più le famiglie (specie quando entrambi i genitori lavorano) avranno bisogno di assistenza per anziani e bambini e non solo per le classiche faccende di casa e quindi sarà necessario avere a disposizione collaboratrici familiari con professionalità adeguate.

La collaborazione familiare non può più essere considerata un lusso ma si configura come una risposta sociale ai bisogni delle famiglie, delle donne che lavorano, delle persone.

Perché in questo settore il lavoro nero assume dimensioni così rilevanti ? parliamo di lavoratrici italiane e straniere.

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Sia le lavoratrici che le famiglie hanno interesse a non regolarizzare le posizioni o di regolarizzarle parzialmente (es. denunciare un part\time anziché un tempo pieno) perché
ciò consente alle lavoratrici di rimanere entro certe fasce di reddito al fine di usufruire di determinati servizi, di consentire al marito di percepire maggiori detrazioni e assegni familiari ; dall’altro le famiglie risparmiano sui contributi.

Ciò è comprensibile perchè i diritti previdenziali per le colf sono assolutamente inadeguati ad esempio :

nnon hanno la indennità di malattia (l’INPS non la riconosce)
n non hanno il diritto alla astensione facoltativa per maternità,
n nella maggioranza dei casi grazie al salario convenzionale andranno in pensione con il minimo (in cartella troverete i calcoli).

Il sistema attuale

Per andare in pensione occorrono due requisiti :
·5 anni di contributi versati
·purchè l’importo corrisponda ad almeno 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale

Una colf a 35 ore settimanali che voglia andare in pensione a 57 anni ( ma il problema esiste anche per i part\time e per chi ha bassi salari) raggiungerà i 5 anni solo se ne lavora 29.

Oggi i contributi vengono versati su un salario convenzionale. Le fasce di riferimento sono 4 di cui le prime 3 sono legate alla paga oraria, la quarta si applica per i rapporti di lavoro superiori alle 24 ore settimanali e i contributi che si versano si riducono. In sostanza più ore denuncio meno contributi pago.

Le proposte

Fermo restando l’attuale contribuzione, occorre modificare il riferimento a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale portandolo allo 0,8. In questo modo i 5 anni sono sempre virtuali ma la colf di cui parlavamo prima ,potrà andare in pensione a 57 anni lavorandone 22 anziché 29.

Oggi come oggi, quali sono le convenienze reciproche per la messa in regola ? Perché versare i contributi se la mia pensione sarà di poco superiore al minimo o se addirittura lo stato mi dovrà integrare il minimo ? pochissime.

Per queste ragioni spesso si intrecciano le convenienze di lavoratrici e famiglie, anche se va detto, che quando si rompe l’armonia tra i due la colf nella maggioranza dei casi ricorre alla vertenzialità e per le famiglie sono dolori.

Chi ci rimette innanzitutto è lo Stato e quindi tutti i cittadini perché incassa meno contributi e meno imposte.


6)
Parliamo di evasione contributiva e fiscale.
Tutto questo non è giusto, occorre creare le convenienze per entrambi i soggetti : lavoratrici e famiglie.

Ci chiediamo e vi chiediamo :

Perché una impresa commerciale, artigianale o industriale che sia può scaricare il costo del lavoro e una famiglia no ?
Perché c’è chi pensa sia un lusso quando in realtà non è più così ?

Molte COLF assistono anziani, portatori di handicap lievi, bambini – non parliamo di assistenza infermieristica perché qui occorre ovviamente altro personale specializzato . Noi pensiamo che sia giusto che un anziano possa vivere il più a lungo possibile nel proprio ambito familiare e non debba essere “messo” in un centro per anziani, perché una società che si configura con il termine di “civile” deve consentire ai propri cittadini nella terza età di rimanere nel proprio ambiente accanto ai propri affetti.

Questo rischia però di pesare enormemente sulla famiglia.
Se l’anziano non è autosufficiente in genere è la donna che rimane a casa per assisterlo e ciò quando non è una libera scelta è ingiusto nei confronti della donna perché deve rinunciare al proprio lavoro, alle proprie aspirazioni e si trova relegata in casa.

Tutti devono avere pari opportunità : le famiglie, le donne debbono poter scegliere. Oggi la scelta è a senso unico : o è una famiglia facoltosa e quindi può permettersi di assumere personale oppure la donna resta a casa.

Il sindacato pensionati nel suo intervento darà un contributo importante su questi temi che si collegano al convegno che hanno tenuto a Palermo unitariamente il 9 gennaio.

Il Governo si è posto tra i propri obiettivi fondamentali , anche attraverso l’accordo sul patto per il lavoro, lo sviluppo, un allargamento della base occupazionale e l’emersione dal lavoro nero.
Dal nostro punto di vista, sviluppo della occupazione , qualità sociale, qualità della vita devono andare avanti di pari passo.

Tradurre in concreto pari opportunità – qualità sociale – qualità della vita, significa per noi individuare soluzioni, supporti aiuti affinchè le donna possano lavorare se lo desiderano.

Vogliamo ricordare che l’accordo tra governo e parti sociali per la riforma del welfare prevede un impegno del Governo affinchè una serie di spese relative ad assistenza e lavori di cura dovrebbero essere detratte.

Il Governo ad oggi su questo fronte è inadempiente.
Per tentare di eliminare o ridurre drasticamente il lavoro nero in questo settore occorre una risposta organica strutturata : diritti in più alle lavoratrici, convenienze per la famiglie

7)

attraverso la deducibilità dei costi relativi dal reddito.
Premesso che sarebbe opportuno che tutti i costi che le famiglie sostengono per le collaboratrici familiari potessero essere detratti, una proposta equilibrata che riteniamo tenga conto delle obiezioni del Ministero delle Finanze è la seguente :

- I costi sostenuti dalle famiglie per le collaborazioni familiari, per lavori di cura siano detratti al 100% in caso di assistenza ad anziani, a portatori di handicap a bambini. Per tutte le altre funzioni che svolgono le collaboratrici familiari proponiamo che la deducibilità sia limitata alla contribuzione previdenziale : rapportata al salario reale.

In questo modo si creano convenienze reciproche non solo per i datori di lavoro e per le colf, ma anche per lo Stato. Infatti lo Stato incasserebbe più contributi e più tasse ; con questi maggiori introiti a questo punto è possibile finanziare sia un trattamento di malattia e maggiori benefici pensionistici per le lavoratrici, sia la deducibilità dei costi per i datori di lavoro.

La lotta al lavoro nero necessità però anche di un intervento strutturale rispetto alla offerta di lavoro.

Le famiglie, le persone che hanno necessità di una colf, non sanno a chi rivolgersi spesso telefonano anche a noi per avere informazioni ; oggi vi sono delle agenzie illegali che prendono tangenti dalle famiglie e dalle lavoratrici che fanno collocamento.

Se vogliamo rendere il mercato del lavoro in questo settore più trasparente e se vogliamo essere davvero di supporto alle famiglie, alle persone forse occorre ripensare a tutta la legislazione in materia di lavoro domestico, cosi’ come sta avvenendo in altri Paesi, sentiremo poi l’esperienza in Germania.

Noi guarderemmo favorevolmente ad un doppio canale per l’assunzione :

1- agenzie riconosciute che possono diventare un punto di riferimento per le famiglie per tutte le prestazioni occasionali e\o continuative

2 – la famiglia .

Nel primo caso sarebbero più tutelate sia le lavoratrici che potrebbero avere un unico datore di lavoro con una busta paga mensile per le ore lavorate presso più famiglie, sia le famiglie che non sarebbero più gravate degli adempimenti previsti (versamenti contributivi, ecc.).

In sostanza snellimento delle burocrazie, servizio vero alle famiglie e formazione professionale che attraverso le agenzie si potrebbe sviluppare per queste lavoratrici, molte delle quali lo ricordiamo sono extracomunitarie.

8)

Il disegno di legge n. 2966 presentato al senato dal senatore Murineddu, che ringraziamo sentitamente, è un primo passo importante ma insufficiente.
Per questo abbiamo presentato un emendamento che riprende la nostra proposta di deducibilità e che è stato presentato dalla senatrice Piloni Ornella che ringraziamo per la sensibilità dimostrata. Ci auguriamo che la nostra proposta sia sostenuto da tutti i senatori e parlamentari.

Questo disegno di legge deve passare, opportunamente emendato e faremo il possibile perché questo avvenga, portando le nostre ragioni.

Spiace constatare che alcuni esponenti del Ministero delle finanze ritengano che questo provvedimento sarebbe troppo oneroso e che lo considerino plausibile solo per le famiglie con soggetti portatori di handicap o solo per le famiglie che arrivano ad un certo reddito (molto basso). Altri sostengono non esserci risorse disponibili o che ne trarrebbero benefici i ricchi.

Innanzitutto il provvedimento non favorirebbe i “ricchi”, perché già oggi questi detraggono i costi in quanto nell’ambito delle loro attività assumono personale per lavori vari e in realtà li mandano nelle proprie ville. Inoltre va precisato che il provvedimento non è troppo oneroso, i conti che troverete nella cartellina lo dimostrano perché occorre considerare che le minori entrate, saranno compensate da un lato con maggiore gettito fiscale perché aumenterà la regolarizzazione e dall’altro perché ci saranno maggiori contributi, inoltre lo Stato risparmierà in termini di assistenza non dovendo più comunque compensare le pensioni sotto il minimo .

Se le risorse sono scarse, occorre darsi delle priorità,

Negli ultimi mesi sono stati presi dei provvedimenti, che seppur interessanti, ci hanno fatto pensare che non ci fosse “scarsezza” di risorse, ad esempio il Governo ha deciso in instaurare l’assegno di maternità o il bonus bimbo come viene chiamato in gergo.

Questo provvedimento non ci vede contrari ma suscita in noi qualche perplessità perché ci pare rispondere più ad una operazione di immagine che di sostanza. Infatti sarebbero giusti tanti altri interventi quale ad esempio aumentare la indennità di disoccupazione portandola al 40%, ma appunto le risorse sono scarse e quindi occorre fare delle scelte.

Le risorse possono essere utilizzate in modo diverso, se si adottano scelte che producano dei risultati quali l’occupazione e lo sviluppo, devono venire al primo posto in una ottica di qualità sociale e qualità della vita.

Non a caso abbiamo coinvolto oggi 4 Ministeri : Affari Sociali, perché parlare di colf vuol dire affrontare il tema della famiglia e della assistenza ; Lavoro perché parliamo di emersione dal lavoro nero ; Pari opportunità perché sviluppare e dare dignità a questo settore può produrre occupazione femminile diretta e indiretta ; Finanze perché è quello che deve intervenire in merito alla deducibilità dei costi.

9)

Interventi parziali non risolveranno il problema del lavoro nero.

A parole tanti sono d’accordo ma il disegno di legge non va avanti, non ne comprendiamo le ragioni. Ci viene il sospetto che forse qualcuno pensa che il lavoro nero sia necessario e non eliminabile. Si pensi che per certe categorie o in determinate zone il lavoro nero non può essere che nero, perche è meglio tenersi il nero che niente. Forse c’è chi pensa che è meglio non legiferare sulla materia perché così le donne saranno sempre più costrette a “restarsene a casa” : sbrighino loro le faccende domestiche, assistano loro anziani, bambini, portatori di handicap così lo stato risparmierà e quel poco di occupazione che si potrà creare sarà così maschile.

Ci auguriamo che non sia così. Ci pare di capire che ciò non sia nelle intenzioni di questo Governo sentite le dichiarazioni del presidente del Consiglio, di chi si occupa del lavoro, del sociale e di pari opportunità.

Pari opportunità appunto, le donne le debbono proprio avere, oggi ne hanno poche. Occorre essere coerenti, passando dalle parole ai fatti.

Noi una proposta la abbiamo elaborata, chi la ritenesse non corretta, ne formuli altre che facciano davvero emergere il lavoro nero, la nostra disponibilità al confronto c’è.

Questo esercito di un milione di persone che ricordiamo essere al 90% donne di cui il 50% extraue, a cui oggi vogliamo dare voce è un esercito che denuncia violazioni, diritti negati, soprusi alla persona e chiede giustizia, dignità, rispetto della persona e riconoscimento del lavoro svolto come componente importante del mondo produttivo.