I senza lavoro sono 23 milioni

01/09/2010

Il dato che più colpisce è quello della disoccupazione giovanile: in Europa in luglio un giovane su 5 di età inferiore ai 25 anni era senza lavoro, mentre in Italia la percentuale sale al 26,8%. Come dire che oltre un giovane su 4 è senza lavoro. Complessivamente, come ha comunicato ieri Arrestato, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, nell’Europa a 27 oltre 23 milioni di lavoratori sono disoccupati. Per l’area dell’euro Si tratta del 10% della forza lavoro, e del 9,6 nella Ue a 27. Quello che emerge con evidenza è che la ripresa economica (molto forte in Germania e Francia) finora non coinvolge il mondo del lavoro. Non è una novità: il ciclo economico dell’occupazione è sempre ritardato rispetto al ciclo economico generale. E se non intervengono politiche attive del lavoro da aperte delle istituzioni pubbliche, la disoccupazione tarda a essere riassorbita. E’ quello che sta accadendo in quasi tutti i paesi europei. Anche perché le politiche di contenimento della spesa pubblica provocano un effetto depressivo sulla crescita, sui consumi e, quindi, sull’occupazione. Tanto che entro la fine dell’anno (anche considerando il rallentamento nella crescita del Pil) il tasso di disoccupazione potrebbe ulteriormente salire, invertendo la tendenza alla stabilità degli ultimi mesi. E nel contesto c’è chi sta messo meglio e chi peggio. Tra questi c’è la Spagna. Ieri è stato comunicato che i conti pubblici (il deficit) è in netto miglioramento, ma in tema di lavoro è un disastro: il tasso di disoccupazione è salito al 20,3%. Appena sotto quello della Lettonia (20,1%, quasi 7 punti in più in 12 mesi) e della Lituania (17,3%, quasi il 50% in più nell’ultimo anno). Sul fronte opposto, cioè dei paesi meglio messi, c’è l’Austria il cui tasso di disoccupazione in dodici mesi è sceso dal 5,1% al 3,8%. Progressi notevoli anche in Germania: tra il luglio del 2009 e quello di quest’anno il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,6% al 6,9%, anche se con squilibri territoriali enormi, visto che nelle regioni orientali è al 15%. L’Italia sta nel mezzo: il tasso di disoccupazione è all’8,4%, inferiore, cioè, a quello medio europeo. Come al solito per l’Italia svolge un ruolo «positivo» la Cassa integrazione che impedisce l’esplosione del numero dei disoccupati ufficialmente censiti, Da tenere presente che nel 2010 dovrebbero essere concesse circa un miliardi di ore di Cig, l’equivalente di circa 600 mila lavoratori a zero ore.Oltre a quello della disoccupazione giovanile – sulla base dei dati dettagliati forniti sempre ieri dall’Istat – emergono un altro paio di record negativi italiani. In primo luogo il basso tasso di occupazione: appena il 56,9% per la scarsa partecipazione al lavoro dei giovani e delledonne il cui tasso di partecipazione al lavoro è appena del 46%..Di più: in Italia sta esplodendo il numero degli inattivi: le persone tra i 15 e i 64 anni che non sono pensionati, non lavorano e non si dichiarano disoccupate, cioè non cercano attivamente un lavoro, sfiora i 15 milioni. Nel mucchio ci sarà sicuramente chi vive di rendita, ma la maggior parte sono donne (le inattive sono il 26,5%) al quale lo stato non offre supporto familiare per accedere al mondo del lavoro e giovani. E tra i 15 milioni di inattivi ci sono anche lavoratori in nero che, ovviamente non si dichiarano tali. Complessivamente il tasso di inattività in Italia è del 37,8%, un pessimo record mondiale tra i paesi sviluppati. Un riflesso dell’alto tasso di disoccupazione (e della pochezza dei redditi) è nella non crescita dei consumi. Ieri l’Istat ha fatto sapere che in giugno sono aumentati dello 0,5 sul giugno del 2009. Ma la variazione positiva non deve ingannare: occorre depurare quel +0,5% per l’incremento dei prezzi. Risultato: le vendite (e quindi in consumi) in realtà sono diminuiti su base annua di circa lo 0,9%. E la flessione maggiore anche in termini monetari riguarda i beni alimentari. A dimostrazione che c’è chi stringe la cinghia e non solo metaforicamente. Una situazione complessivamente drammatica che, però, il governo si ostina a leggere in maniera positiva. «La situazione rimane certamente preoccupante, ma sarebbe colpevole non riconoscere il dato oggettivo di un differenziale positivo con l’Europa e di una tendenza negativa sostanzialmente fermatasi», ha dichiarato Maurizio Sacconi, ministro del lavoro. Pessimisti invece i sindacati: «questa è la vera emergenza» ha affermato Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. «La crisi non rallenta e l’impatto sui livelli occupazionali fa emergere una debolezza ormai strutturale: il lavoro giovanile, spesso a termine e in particolare al Sud», ha fatto eco Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil.