I senza lavoro all’8,5% Per i giovani è il triplo

24/09/2010

In Italia la disoccupazione torna a crescere. L’aumento è molto piccolo, e in altre circostanze verrebbe derubricato a trascurabile variazione statistica (ma non da chi vive sulla sua pelle il dramma della mancanza di lavoro, ovviamente); però stavolta non ci si può limitare a scuotere la testa e tirare oltre nemmeno dal punto di vista freddamente statistico, perché in una fase di presunta ripresa economica ci si aspetterebbe che la disoccupazione scendesse, anziché salire. E invece: nel secondo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione è cresciuto all’8,5%, con un aumento di 0,1 decimi di punto sia rispetto al primo trimestre 2010 sia rispetto al secondo trimestre 2009.
A sottolineare la gravità dell’allarme l’Istat aggiunge che questo 8,5% è il livello più alto dal terzo trimestre del 2003, cioè da circa sette anni. Va ancora peggio riguardo ai giovani fra i 15 e i 24 anni, per i quali il tasso di disoccupazione è del 27,9%, il dato più pesante dal 1999.
L’Italia, è giusto rilevare, col suo 8,5% non se la cava male dal punto di vista del tasso di disoccupazione a paragone della maggior parte dei Paesi europei e in confronto all’America, eppure il trend appena rilevato sorprende e preoccupa.
L’8,5% è la media ponderata di un tasso di disoccupazione maschile che cresce dal 6,3% del secondo trimestre 2009 al 7,6% del 2010 e di un tasso femminile che passa dal 8,8% al 9,4%. Quanto alla ripartizione geografica, nel Nord la quota dei senza lavoro cresce in un anno dal 5 al 5,9%, al Centro dal 6,7 al 7,1% e al Sud dall’11,9% al 13,4%, con una punta del 16,4% per le donne. Da notare pure che il tasso di disoccupazione degli stranieri aumenta per la sesta volta consecutiva, portandosi all’11,6% (dal 10,9% che era nel secondo trimestre 2009).
È significativo anche guardare ai numeri assoluti. L’Istat rileva che in cerca di lavoro sono 2,13 milioni di persone e che il totale degli occupati in Italia nel secondo trimestre del 2010 è diminuito di 195 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2009 (-0,8%). Fra aprile e giugno gli occupati in Italia sono risultati 22.915.000 (dato destagionalizzato), però qui va sottolineata un’evoluzione positiva, perché c’è un aumento dello 0,1% rispetto al primo trimestre 2010.
La contrazione tendenziale (cioè nell’arco di un anno) deriva da una forte riduzione della componente italiana (-366 mila unità) e di una significativa crescita di quella straniera (+171 mila unità). Il tasso di occupazione nel secondo trimestre 2010 è risultato pari al 57,2%, cioè basso nel confronto internazionale con i Paesi paragonabili al nostro, con una flessione di 7 decimi di punto percentuale rispetto al secondo trimestre 2009. C’è una forte riduzione tendenziale del numero di occupati nell’industria (-274 mila unità, pari al -5,7 per cento) soprattutto al Nord.
Inoltre, sempre nel secondo trimestre, il numero degli occupati a tempo pieno registra una riduzione tendenziale dell’1,6% (-316 mila unità). Invece dopo una discesa nel 2009 gli occupati a tempo parziale continuano a segnalare valori di crescita significativi (+3,6%, pari a 121 mila unità in più nel secondo semestre del 2010 rispetto al corrispondente periodo del 2009). L’incremento, segnala l’Istat, «è dovuto esclusivamente al part-time di tipo involontario», ossia ai lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno.