I saldi non rilanciano gli acquisti

03/01/2012

Via agli orari liberalizzati, Roma apripista ma la Toscana ricorre alla Consulta

Partenza al rallentatore per i saldi invernali. Nelle due regioni apripista, Sicilia e Basilicata, le svendite, ieri, non hanno scatenato nessuna corsa all`acquisto, nonostante lo sconto fino al 50%, nè tantomeno code ai negozi. Il primo dato? Un deludente -20% degli acquisti rispetto all`anno scorso. E prematuro parlare di "saldi flop": le svendite nelle altre regioni, soprattutto nelle grandi città, decolleranno solo da giovedì prossimo, 5 gennaio. Il banco di prova sarà il ponte della Befana. Da ieri, però, Roma è diventata` "città aperta", la vera novità dei saldi di quest`anno. La prima in Italia all`indomani della liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi decisa dal decreto governativo. La rivoluzione della deregulation impone che nella capitale tutti gli esercizi commerciali, compresi ristoranti e trattorie,
operino senza limitazioni di orari di apertura e chiusura, senza stop domenicale e festivo e neanche la mezza giornata di chiusura infrasettimanale. Dopo Basilicata e Sicilia, dal 5 gennaio i saldi partiranno in altre 14 regioni, il 7 gennaio sarà il turno della provincia autonoma di Bolzano e il io della. Valle D`Aosta. In Sicilia il consuntivo della prima giornata di saldi ha segnato, secondo Codacons, una contrazione del 20% «ma anche in Basilicata – osserva Leonardo Ventrella, segretario di Confcommercio Basilicata – le vendite sono molto deboli e il calo è nell`ordine del 20%. Le ragioni? Ovviamente la crisi economica ma anche la psicosi diffusa dai mass media».I commercianti non sí fanno illusioni sull`esito della stagione dei saldi nonostante il fatto che molti italiani abbiano spostato il regalo dall`albero di Natale al sacco della Befana. Per questa campagna l`Adoc prevede un calo delle vendite del 3o% rispetto allo scorso anno e una spesa extrasmall del 21%, il budget «non supererà i 90 euro a persona». L`Ufficio studi di Confcommercio stima un fatturato complessivo di 6,i miliardi pari al 18% del giro d`affari annuo, ma poi sottolinea che dal primo monitoraggio effettuato i consumi di Natale sono risultati in linea con la recessione alle porte: -5% per i generi alimentari, stagnazione per abbigliamento e calzature e recupero delle vendite di libri nel solo periodo natalizio. Secondo il presidente di ConfimpreseItalia di Roma, Alessio Russo, «la liberalizzazione e l`estensione degli orari d`apertura non genereranno più vendite». E molti operatori si chiedono se il decreto governativo di Natale con confligga con le competenze sul commercio delle Regioni. Il decreto, secondo un`interpretazione, si richiama alla tutela della concorrenza e, pertanto, è di stretta competenza statale, inoltre è immediatamente esecutivo e applicativo. Di diverso avviso la Regione Toscana che ha annunciato ricorso alla Corte costituzionale contro la liberalizzazione degli orari nel commercio, dopo quello della scorsa estate contro le aperture "selvagge" nei Comuni turistici. presumibile che il processo di liberalizzazione degli orari proceda lentamente e con difficoltà sia a causa delle resistenze delle lobby sia per le limitazioni imposte dai sindaci per la tutela dell`ordine pubblico: la legge accorda infatti 90 giorni di tempo agli enti locali per adeguare gli ordinamenti. A Napoli il sindaco Luigi De Magistris si è detto favorevole alla liberalizzazione, a Milano l`assessorato alle Attività produttive, Franco D`Alfonso, è in attesa di un pronunciamento ufficiale del Pirellone che chiarisca se i Comuni possano procedere senza il recepimento del provvedimento nazionale da parte delle Regioni. L`assessore al Commercio e turismo della Regione Lombardia, Stefano Maullu, dichiara ali Sole 24 Ore che «il decreto governativo è immediatamente esecutivo e applicativo tuttavia, ai sensi della direttiva Bolkestein, i sindaci possono stabilire limitazioni alle aperture di pubblici esercizi quando questi creino disagi (per esempio traffico o rumore ndr) ai cittadini o problemi di ordine pubblico». La prossima settimana una circolare spiegherà a tutti i Comuni lombardi ciò che si potrà fare per tutelare gli interessi collegiali della comunità. E «nei prossimi giorni- aggiunge Maullu – la Regione Lombardia convocherà un tavolo di concertazione esteso ad associazioni e sindacati per modificare il testo unico, ma anche di intervenire sugli sgravi del costo del lavoro». Diversa la situazione in Basilicata, dove i commercianti parlano di regalo alla grande distribuzione. Di fatto «nella regione osserva Ventrella – sono dieci anni che i comuni turistici, apartire da Matera e da quelli rivieraschi, sono deregolamentati e non hanno eretto alcuna barriera contro la distribuzione moderna: si è fatto un uso razionale della liberalizzazione ma è anche
vero che ai supermercati non servirà raddoppiare le superfici per spingere i consumi. Le liberalizzazioni
selvagge trasferiscono le vendite dai piccoli negozi alla grande distribuzione».