I salari sono fermi, i prezzi corrono

30/04/2003

              mercoledì 30 aprile 2003

              I salari sono fermi, i prezzi corrono
              In un anno le retribuzioni salite solo dell’1,7%, un punto in meno dell’inflazione

              Marco Ventimiglia
              MILANO Ancora brutte notizie per i lavoratori, molti dei quali, in questi tempi di crisi economica strisciante, hanno già i loro bei problemi a far combaciare la portata del portafoglio con le esigenze familiari. L’inflazione corre decisamente più forte dei salari: lo ha stabilito l’Istat facendo riferimento alle ultime rilevazioni relative al mese di marzo. Secondo i dati, l’indice delle retribuzioni contrattuali ha segnato infatti una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento di appena l’1,7% nei confronti di marzo 2002.
              Si tratta di un incremento più contenuto di un punto percentuale
              rispetto a quello dell’inflazione che nel marzo scorso è salita invece del
              2,7%. Nei primi tre mesi dell’anno, informa ancora l’istituto di statistica, le retribuzioni sono aumentate del 2,1% nei confronti dell’analogo periodo del 2002.
              Del resto, la tendenza al rallentamento delle retribuzioni viene
              confermata dall’Istat anche per il resto dell’anno: l’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia, proiettato per l’anno 2003 in base all’applicazione dei soli contratti in vigore alla fine di marzo (dunque a esclusione di eventuali rinnovi contrattuali), registrerebbe un incremento dell’1,4 per cento, valore uguale al tasso
              d’inflazione programmato ma non certo a quello reale, attualmente
              quasi doppio.
              Dell’incremento complessivo delle retribuzioni, più della metà
              (0,8 punti percentuali) è determinato dagli aumenti salariali che saranno
              erogati nel 2003 per effetto dei contratti in vigore, mentre la parte
              restante (0,6 punti percentuali) deriva dalla dinamica registrata nel 2002.
              Alla fine di marzo, risultano in attesa di rinnovo 32 accordi collettivi
              nazionali, che rappresentano, in termini di monte retributivo contrattuale, il 62,2 per cento di quelli osservati e sono relativi a 7,7 milioni di lavoratori dipendenti. Sempre alla fine di marzo, risultano, invece, in vigore 44 contratti collettivi nazionali di lavoro (sui 76 complessivamente osservati) che regolano il trattamento economico di 4,5 milioni di dipendenti con un’incidenza percentuale del 37,8 per cento.
              La rilevazione dell’Istat si spinge all’interno dei vari comparti professionali. L’analisi per settore di attività economica mostra che alla fine di marzo solo nel settore dell’edilizia è in vigore la totalità dei contratti osservati. Gradi elevati di copertura contrattuale si registrano
              nel ramo dell’agricoltura e nel settore credito e assicurazioni, con valori
              rispettivamente pari a 94,9 per cento e 89,9 per cento.
              Livelli sensibilmente inferiori caratterizzano invece i settori indu
              stria in senso stretto (51,4 per cento), trasporti, comunicazioni e attività connesse (27,9 per cento) e servizi privati (22,8 per cento).
              Una copertura ancora più esigua si osserva nel ramo dell’attività della pubblica amministrazione (18,8 per cento), mentre nel settore commercio, pubblici esercizi, alberghi la quota dei contratti in vigore è nulla essendo scaduti entrambi gli accordi in esso inclusi.
              Per quanto attiene alle retribuzioni, incrementi inferiori alla media
              si registrano nei settori estrazioni minerali (1,6 per cento), energia
              e petroli (1,1 per cento), pubblici esercizi e alberghi (1,2 per cento),
              trasporti e comunicazioni (1,4 per cento), assicurazioni (0,6 per cento)
              e attività della pubblica amministrazione (0,5 per cento).