I salari sempre nella morsa del fisco

10/12/2007
    lunedì 10 dicembre 2007

    Pagina 9 – Economia

    Dossier

      I salari sempre nella morsa del fisco
      Ici e addizionali mangiano gli sgravi

        Nel 2007 l´imposizione locale è cresciuta del 17%. In media 73 euro Studio dell´Ires Cgil sugli effetti della manovra. Paga la lotta all´evasione

          LUISA GRION

          ROMA – Con il fisco palla al centro: dove lo Stato «toglie», il comune o la regione «rimette». E il risultato finale è che poco o nulla cambia: quella che doveva essere la manovra di redistribuzione del peso fiscale a favore dei redditi bassi perde per strada i suoi effetti. I vantaggi previsti dalla riforma del governo Prodi per i redditi inferiori ai 40 mila euro, sono stati spesso assorbiti dall´aumento delle addizionali.

          E´ la conclusione cui giunge il «Dossier Fisco 2007» realizzato dall´Ires Cgil: fra Ici, Tarsu e addizionale comunale le famiglie italiane pagheranno nel 2007 circa il 17 per cento in più rispetto all´anno precedente. In media 73 euro di ulteriore spesa. In molti casi ciò basterà ad annullare, o quantomeno a ridurre, gli effetti positivi che la riforma Irpef aveva pur prodotto specialmente per chi – avendo figli a carico – aveva potuto contare su maggiori assegni familiari.

          Per Agostino Megale, presidente dell´Ires, non c´è che un insegnamento da trarre: «L´intervento dello Stato centrale non riesce più, da solo, a garantire la tutela dei redditi – commenta – è necessario sedersi ad un tavolo e concertare il livello nazionale con quello locale. E necessario tenere insieme tutte le voci che possano incidere sul reddito della famiglia o sulla bustapaga. Lavorare su un solo aspetto senza considerare gli altri non ha più senso. Non funziona».

          Tenendo conto del fatto che la stragrande maggioranza delle entrate fiscale deriva dai redditi da lavoro dipendente (il 75 per cento) è chiaro – sostiene il dossier – che a subire gli effetti maggiori del carico fiscale è in particolare proprio quella categoria. Gli autonomi, infatti, pur costituendo il 25 per cento dell´occupazione pesano sulle entrate tributarie da lavoro solo per il 10 per cento. Eppure fra i dipendenti solo una famiglia su quatto ha redditi netti superiori ai 40 mila euro, fra i lavoratori autonomi invece la quota sale a 2 su 3.

          Rispetto alla precedente legislatura, fa notare l´Ires, qualcosa però è cambiato. Se nel 2002- 2006 la tendenza del governo Berlusconi era quella di far pesare sul lavoro dipendente le maggiori entrate (sei punti in più rispetto al prelievo su «altri redditi»), nell´ultimo anno l´atteggiamento si è rovesciato. Anche grazie alla lotta contro l´evasione fiscale e alla fine dei condoni, nel 2007 si è visto che è stato proprio il contributo degli «altri redditi» a lievitare: fino a 11 punti percentuali.

          Ma per una equa distribuzione dei carichi, conclude il dossier, è chiaro che molto resta da fare: la politica fiscale va rivista. I punti critici, secondo lo studio – oltre alla erosione dei vantaggi accordati ai redditi bassi da parte delle addizionali – riguardano i redditi degli incapienti e i redditi da lavoro inferiori all´anno. Ma non solo: resta da risolvere il problema della mancata restituzione del fiscal drag: fra il 2002 e il 2006 mancano all´appello 686 euro. E´ necessario un patto fiscale in cui tutti i soggetti, a partire dal sindacato e dalle imprese, siano coinvolti nella lotta all´evasione (la piattaforma i Cgil, Cisl e Uil consiglia di investirci un punto di Pil: 14 miliardi di euro).