I salari «pesanti» dei senior bloccano il mercato

20/09/2005
    sabato 17 settembre 2005

    IN PRIMO PIANO – pagina 4

    DEMOGRAFIA E COMPETITIVITÀ

      I salari «pesanti» dei senior bloccano il mercato

        LINA PALMERINI

          ROMA • Tre mesi e mezzo in più di tempo. Come se, lentamente, un anno si dilatasse fino a 15 mesi. La vita che si allunga è la buona notizia di questi anni, la cattiva notizia è che le prospettive non sono tutte rosee. «Da 50 anni a questa parte, la durata media della vita in Italia è quasi costantemente aumentata tra i tre mesi e mezzo e i quattro. Ecco, questo non può essere a costo zero» . A parlare è Antonio Golini, docente di demografia all’Università La Sapienza di Roma, tra i partecipanti al convegno di ieri dell’Aspen su come "Trasformare una debolezza in forza". Già, perché se il dato positivo è che si invecchia più che in passato, invecchiare resta una debolezza. Personale ma anche pubblica. Di queste insidie si è parlato nella sessione di lavori presieduta dal vicepremier e presidente dell’Aspen Italia, Giulio Tremonti.

          Il macro rischio è lo sviluppo. L’Italia, in particolare, si troverà stretta tra una spesa pubblica che aumenta — con conseguenze sul debito — e una produttività che diminuisce con l’aumento della popolazione anziana. E se la crescita continua a sfiorare lo zero, difficile non essere pessimisti. A legare i dati del Pil e della demografia è lo studio di " Alleanza per la salute e il futuro", illustrato ieri.

          Questo scenario ha tante declinazioni. C’è, appunto, quella dei budget pubblici sotto pressione per effetto della spesa previdenziale e sanitaria che aumenterà. C’è la competitività del sistema produttivo legata all’efficienza del mercato del lavoro. Inoltre, c’è la tipicità italiana: il sommerso. Come ha spiegato Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria, il nostro è un Paese su cui si stima una diffusione del "nero" intorno al 25- 33% del Pil, con circa quattro milioni di lavoratori coinvolti. Quando scoccherà l’ora della pensione, bisognerà avere sufficienti risorse per coprire le pensioni sociali.

          Così, sul mercato del lavoro e sulla previdenza si preparano altre sfide.
          La prima, è quella di legare i salari alla produttività. Già, perché il "senior system" che ha portato anche in Italia a stabilire percorsi di carriera e di salario legati all’anzianità è diventato spiazzante. Perché? Rende le retribuzioni degli over 55 molto pesanti e a questo non corrisponde un aumento della produttività. È da qui che si è creato un effetto perverso: le aziende tendono a iscrivere tra gli esuberi i lavoratori più anziani. Gli stessi su cui lo Stato ha creato incentivi per farli uscire dal mondo del lavoro. E, invece, l’invecchiamento richiede una politica esattamente inversa: più incentivi per restare al lavoro.
          Perché gli anziani sono la maggioranza sul mercato. «Dal 2005 la classe di età 40 60 anni ha superato quella dei 20 40 anni» , spiega Golini.

          Dunque, la proposta della sessione di ieri è stata quella di legare i salari alla produttività anche per assecondare gli andamenti demografici. Stefano Parisi ( FastWeb), durante il dibattito, ha sottolineato come la produttività sia una parabola che tocca l’apice sui 45 anni, poi decresce. Ricalibrare la struttura retributiva — fermando la corsa degli scatti di anzianità— diventa utile per non appesantire di costi le aziende. D’accordo Maurizio Sacconi che ha spiegato come dal 2001 a oggi siano migliorati i tassi di occupazione degli over 60: dal 28% si è passati al 30,6% — ha spiegato— e questo grazie all’aumento della fascia femminile (dal 16,2 al 19,6%). Ma se si invecchia lavorando, si deve anche imparare. L’esperto di Tony Blair, Adair Turner (presidente della commissione per le Pensioni) ha riflettuto sull’aspetto della formazione, indispensabile se si vogliono lavoratori senior e produttivi.

            Ma non è tutto. Anche sulle pensioni si potrebbe riaprire un cantiere.
            L’intervento di Walter Zimmerli (Volkswagen), per esempio, ha citato i modelli nordici come efficienti sistemi sia per contenere la spesa sia per ridurre il fenomeno del sommerso. « Sono d’accordo — ha detto Tiziano Treu, responsabile del lavoro della Margherita — perché in questo modo si garantisce un assegno minimo, a carico della fiscalità, mentre la parte più grossa della pensione arriva dai contributi versati alle assicurazioni private » . Si riaprono i cantieri: sul lavoro, sulle pensioni e sui salari.
            Questo è il prezzo di tre mesi e mezzo in più di vita.