I salari pareggiano i rincari

27/11/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
281, pag. 5 del 27/11/2003
di Bruno Mastragostino


Istat: le retribuzioni contrattuali si attestano sul livello dell’inflazione (2,6%).

I salari pareggiano i rincari

A ottobre l’indice segna una variazione nulla

Dopo quattro incrementi consecutivi i salari subiscono un arresto, ma grazie al contemporaneo rallentamento della corsa dei prezzi la crescita su base annua almeno pareggia i conti con il costo della vita. Infatti a ottobre, secondo quanto ha fatto sapere ieri l’Istat, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti è rimasto fermo a 107,3 (base dicembre 2000=100), determinando una variazione congiunturale nulla. Con questo risultato il saggio annuo scende di un gradino fissandosi al 2,6%, lo stesso livello dell’inflazione. L’aumento medio dei primi dieci mesi dell’anno, precisano i tecnici dell’istituto di statistica, è stato invece pari al 2,1%. Sempre nel periodo gennaio-ottobre il numero di ore perse per conflitti di lavoro si è fissato a 9,8, milioni con un decremento del 68,1% rispetto agli stessi mesi del 2002.

Le buste paga, dunque, riescono dopo oltre un anno a raggiungere lo stesso livello di crescita dell’inflazione. Dopo il luglio 2002, mese che registrò un’altra parità tra i due indici, l’andamento delle retribuzioni si è tenuto costantemente al di sotto del caro-vita. Il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, quindi, ha subito una sensibile erosione e in effetti, se guardiamo al 2,2% di crescita acquisita che in assenza di nuovo rinnovi contrattuali rimarrà tale fino al 31 dicembre, il potere d’acquisto appare destinato a chiudere i conti in rosso. Alcuni contratti comunque potrebbero essere chiusi per fine 2003, anche perché a livello settoriale solo nell’edilizia e nel credito e assicurazioni è in vigore la totalità dei contratti osservati. Nel complesso, precisa l’Istat, i contratti in vigore sono il 71,2%, mentre quelli in attesa di rinnovo sono il 28,8% e interessano 3,7 milioni di lavoratori dipendenti. Ma vediamo il dettaglio dell’indagine di ottobre. La variazione congiunturale nulla, spiegano i tecnici dell’Istat, si è verificata nonostante l’applicazione del contratto delle assicurazioni, i cui dipendenti hanno subito una vacanza contrattuale lunga ben 18 mesi. Ma ora in un colpo solo il settore ha fatto registrare un incremento del 5,4%. A questo contratto si sono aggiunte anche alcune indennità che riguardano i dipendenti dei settori vetro, servizi di appalto dalle Fs e piloti nei trasporti aerei. Rispetto a ottobre dello scorso anno, invece, aumenti sono presenti ovunque e i maggiori sono stati registrati nelle assicurazioni (+5,6%) e nelle attività radiotelevisive (+4%). Quanto agli scioperi, l’Istituto di statistica segnala per i primi dieci mesi dell’anno un numero di ore non lavorate pari a 9,8 milioni con una flessione del 68,1% rispetto allo stesso periodo del 2002. Nel solo mese di ottobre le ore perse sono state 2,8 milioni, pertanto, secondo un calcolo che però non tiene conto del fatto che i dati sono ancora provvisori, i lavoratori che hanno scioperato per le pensioni dovrebbero essere stati circa 700 mila. Il maggior numero di ore di sciopero è stato perso comunque per vertenze estranee al rapporto di lavoro (5,8 milioni di ore, il 58,5% del totale). Le restanti ore sono andate in fumo per rivendicazioni economiche o normative e vertenze per rinnovi contrattuali. Il settore più colpito in relazione a questi ultimi scioperi, infine, è stato quello dell’industria metalmeccanica, dove è stata registrata una perdita di 1,6 milioni di ore.