I salari oltre l’inflazione

29/07/2002


27 luglio 2002



Istat: anche a giugno le retribuzioni (+2,4%) hanno conservato il vantaggio sui prezzi
I salari oltre l’inflazione
Boom degli scioperi nei primi sei mesi: sono aumentati del 657% rispetto al 2001

Elio Pagnotta

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Le retribuzioni in giugno hanno chiuso in leggero vantaggio la partita con l’inflazione. Un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente ha infatti consentito alle buste paga di salire del 2,4% su base annua, una variazione che consente ai salari di conservare il vantaggio sui prezzi (+2,3% se misurati attraverso l’indice per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi). In termini reali, quindi, viene quanto meno scalfita la completa stazionarietà che fino al mese precedente aveva caratterizzato la dinamica salariale, un particolare che potrebbe rendere meno ardua la ripresa dei consumi delle famiglie. In giugno – precisa l’Istat – l’aumento congiunturale è stato determinato dall’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale in alcuni settori e dall’erogazione di tranche di aumenti tabellari previsti da quattro contratti (alimentari, olearie e margariniere, credito e imprese di pulizia). Nella prima metà del 2002, comunque, la crescita delle buste paga ha accorciato il passo, riducendosi al 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Ed è sempre più probabile che anche questa variazione debba esser ritoccata al ribasso nei prossimi mesi: l’aumento delle retribuzioni orarie contrattuali, proiettato per il 2002 in base all’applicazione dei soli contratti in vigore a fine giugno (e quindi a esclusione di eventuali rinnovi) viene infatti valutato dall’Istat attorno al 2,3 per cento. Il trascinamento degli incrementi retributivi che derivano dai contratti applicati o rinnovati nel 2001 e i miglioramenti previsti per il 2002 (stimati nell’1,3% circa) dovrebbero quindi far arrivare le buste paga a fine anno con un leggero vantaggio sull’inflazione, che dovrebbe chiudere il 2002 poco sopra il 2%, un livello sicuramente superiore a quello del tasso programmato (+1,7%). Alla fine di giugno restavano comunque da rinnovare 34 accordi nazionali, che interessano complessivamente circa 4,9 milioni di lavoratori dipendenti e incidono per il 44,8% sul monte retributivo contrattuale. L’aumento delle retribuzioni potrebbe insomma superare di qualche decimale quello previsto, anche se si tratterà in ogni caso di una correzione di scarsa influenza sull’andamento dei consumi. Al contrario, anche una crescita di salari e stipendi lievemente superiore a quella ipotizzata potrebbe scaldare in maniera pericolosa il costo del lavoro. In giugno, come nei due mesi precedenti, è stata l’industria ad aprire la graduatoria degli aumenti (+3,1%). Seguono servizi privati (+2,5), commercio (+2,4%), credito (+2,3%) e pubblica amministrazione (+2,1%). In coda alla classifica i trasporti, dove l’aumento non supera lo 0,3 per cento. Nell’industria manifatturiera la crescita ha toccato il 3,3%, con variazioni che toccano un massimo del 4,6% per la metalmeccanica e un minimo dell’1,7% per la chimica. Continua a salire la conflittualità. Soprattutto sotto il peso dello sciopero generale di aprile, infatti, nella prima metà del 2002 le ore perdute a causa di conflitti di lavoro sono state circa 22,3 milioni, poco meno di sette volte più che nello stesso periodo dell’anno passato (+657,1%). La crescita – ha sottolineato l’Istat – è dovuta per la quasi totalità (20,5 milioni di ore, il 91,6% del totale) a vertenze estranee al rapporto di lavoro, che si sono concentrate nei mesi di gennaio (3,5 milioni di ore) e di aprile (ben 16,1 milioni di ore).