I salari italiani calano, persino per l’Ocse (Galapagos)

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 5 – POLITICA & SOCIETÀ

      I salari italiani calano, persino per l’Ocse

        In fondo alla classifica dei paesi industrializzati; dietro di noi solo gli «ultimi arrivati» dell’Est europeo. Ma in tutti i paesi aumentano le disparità tra un ristretto vertice che guadagna sempre di più e una massa che lavora per guadagnare meno

          Galapagos

            L’occupazione in Italia è in crescita, dice l’Ocse. E i dati Istat diffusi ieri confermano la prosecuzione della crescita anche nel primo trimestre di quest’anno. Ma, continua l’Ocse, di strada da fare ne rimane ancora tanta: l’Italia è ancora lontana dai livelli occupazionali degli altri paesi industrializzati, soprattutto per quanto riguarda le donne e i giovani. Ma c’è dell’altro nell’Employment Outlook pubblicato ieri: c’è un appello ai governi «che devono fare di più per ridurre le diseguaglianze».

            La prima disuguaglianza secondo l’Ocse è la quota di reddito che finisce al lavoro. Negli ultimi dieci anni, grazie alla progressiva globalizzazione, la ricchezza prodotta è cresciuta, ma la distribuzione del reddito non ha favorito il lavoro dipendente. Al contrario, è diminuita in tutti i paesi la fetta di torta a loro destinata. E nel peggio, c’è, come sempre chi sta peggio: i dati (e i commenti dei tecnici dell’Ocse) mostrano con chiarezza che è cresciuta la disparità tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno. Tra il 1995 e il 2005 in 18 dei venti paesi presi in considerazione, la retribuzione del 10% dei lavoratori ai vertici della scala delle retribuzioni, è salita molto di più della retribuzione del 10% dei lavoratori in fondo alla scala. Gli unici paesi nei quali si è assistito a una più equa distribuzione sono stati l’Irlanda e la Spagna, paese nel quale, però, negli ultimi anni le retribuzioni reali sono addirittura diminuite.

            Per quanto riguarda gli stipendi dei dipendenti a tempo indeterminatofull-time in termini reali, sono cresciuti – tra il 2000 e il 2005 – dello 0,7% nei paesi Ocse (e dell’1,1 nei soli paesi europei dell’organizzazione). Ma per i lavoratori spagnoli non è andata altrettanto bene: gli stipendi netti sono infatti diminuiti dello 0,3%. Ma anche in Italia c’è poco da ridere: l’Ocse, infatti, ha calcolato un aumento medio dello 0,2%, come in Germania e negli Stati uniti. Addirittura, dice l’Ocse, negli ultimi due anni (2004 e 2005) le retribuzioni al netto del costo della vita sono diminuite rispettivamente dello 0,1% e dello 0,8 per cento.

            L’Ocse pubblica inoltre una statistica che sfata molti luoghi comuni, come ad esempio quello che gli italiani siano degli sfaticati che lavorano poco. Secondo l’organizzazione parigina gli italiani sono addirittura degli stakanovisti: lavorano ogni anno mediamente 1800 ore, contro le 1436 dei tedeschi, le 1564 dei francesi e – beati loro – le 1391 degli olandesi. Più degli italiani lavorano gli ungheresi (1989), i greci (2031) e i coreani, in cima alla classifica con 2305 ore l’annuo. L’Italia è, in termini di ore di lavoro, pari merito con gli statunitensi, che però guadagnano molto di più. Dalla classifica dei guadagni medi annuali emerge che negli Usa sono pari a 45.563 dollari contro i 31.051 dell’Italia e i 39.303 dell’area Ocse. Gli italiani lavorano di più e guadagnano meno anche degli altri europei, il cui salario medio è di 36.211 dollari l’anno. Meglio di tutti stanno gli olandesi che si portano a casa, con molte meno ore di lavoro, un salario annuo pari a 44.037 dollari.

            Tornando all’occupazione in Italia, l’Ocse evidenzia come negli ultimi anni ci sia stato un netto miglioramento sul fronte del tasso di disoccupazione sceso nel 2006 al 6,8%, contro il 7,8% dell’Europa, e il 6% dell’intera area Ocse, con un trend in continuo miglioramento dal 10,9% registrato nel 1999. La partecipazione al lavoro è però rimasta al di sotto della media, pari al 58,4% contro il 62,5% dell’Europa e il 66,1% dell’Ocse. E questo perché se il 70,5% degli uomini italiani ha un lavoro, per una partecipazione complessiva del 74,6%, meno della metà delle donne, il 46,3%, lavora con un’incidenza sulla forza lavoro complessiva del 50,8% rispetto al 58,6% dell’Europa e del 60,8% della media Ocse. Inoltre, mentre il tasso di disoccupazione maschile poi è sceso al 5,5%, sotto la media Ocse del 6%, le donne disoccupate d’Italia sono l’8,8%, contro una media Ocse del 6,6%.

            Infine, l’Ocse dedica anche un capitoletto alla riforma fiscale che ha introdotto l’Irap abolendo una mezza dozzina di imposte sul lavoro. Per i tecnici di Parigi «gli effetti della riforma sul mercato del lavoro sono stati scarsi».