I salari fanno meglio dell’inflazione

01/02/2006
    mercoledì 1 febbraio 2006

    Pagina 19 – Economia e Finanza

    LO STATO DELL’ECONOMIA- CONFINDUSTRIA, CALO PESANTE DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN GENNAIO

      I salari fanno meglio dell’inflazione
      Ma i prezzi restano sotto pressione

        ROMA
        Riprendono quota stipendi e salari, +3,1% nel 2005, ma si rafforzano le pressioni sui prezzi, e la produzione non va bene. Ed è ancora un’economia appesantita dai settori protetti, in difficoltà nel manifatturiero esposto ai mercati globali, quella che viene fuori dai molti numeri arrivati ieri. L’indagine congiunturale rapida della Confindustria stima a consuntivo di gennaio un calo pesante della produzione industriale (al netto dei fattori stagionali e corretta per i giorni lavorativi), -4,6% sullo stesso mese dell’anno prima, dello 0,5% rispetto a dicembre; in un Paese in cui da quattro anni il volume della produzione è in calo.

          I dati sulle retribuzioni contrattuali comunicati dall’Istat, fino a dicembre 2005, non comprendono ancora il contratto dei metalmeccanici; l’aumento medio nell’anno, appunto del 3,1%, risulta superiore all’inflazione (+2%) ma con un andamento molto differenziato. Nell’industria in senso stretto, i salari hanno sopravanzato solo di poco il costo della vita, con un +2,6%; nell’edilizia l’incremento è stato al +4,7%, perché la domanda di case spinge il settore delle costruzioni, nei «servizi destinabili alla vendita» (commercio, alberghi, trasporti, banche) del 3,8%, mentre nei servizi privati del 4,1%.

            All’interno del pubblico impiego il dato (+2,4% nella media annua) è falsato dal fatto che i benefici dei rinnovi contrattuali in comparti importantissimi, come ministeri, scuola e amministrazioni autonome dello Stato, sono entrati in vigore nel gennaio 2006 e dunque non compaiono. Una volta considerati questi, è probabile che la dinamica degli stipendi pubblici risulti assai superiore a quella vista invece nell’industria. Nel 2005 spiccano gli aumenti ottenuti dalle forze dell’ordine, +8,9% e dai militari, +12%. Soprattutto dall’edilizia, dal commercio e dal pubblico impiego si originano pressioni inflazionistiche.

              Anche l’andamento dei prezzi alla produzione a dicembre 2005, pure comunicato dall’Istat, non ha confortato gli esperti. C’è una crescita del 4,1% anno su anno, il dato più alto dall’aprile 2005; e dello 0,3% su novembre. Ma a novembre il prezzo del petrolio era momentaneamente calato, cosicché ci si aspettava che dalla componente energia venisse un sollievo. La previsione media degli esperti («consensus») era che da novembre a dicembre l’aumento si limitasse allo 0,1%.

                «Visti i rincari del greggio a dicembre e gennaio, per questo mese dobbiamo aspettarci un altro contributo forte dal settore dell’energia, che con ogni probabilità porterà l’indice attorno al 4,2-4,3%» spiega Marco Valli, economista di Unicredit Banca mobiliare. Se come previsto il greggio tornerà a calare con la fine della stagione fredda, bisognerà attendere l’indice di marzo per vedere un calo della dinamica: «A gennaio ci sarà il picco dei prezzi alla produzione, poi dovrebbero iniziare a scendere» sostiene Lucia Lorenzoni, di Mps Finance.

                  Tolta l’energia, dall’industria non emergono pressioni inflazionistiche: l’incremento medio dei prezzi alla produzione risulta dello 0,8% in un anno (+0,8% nell’ampio settore dei beni di consumo non durevoli, +1,1% nei beni durevoli). Ma nell’industria l’Italia ha il problema di recuperare la competitività perduta negli anni scorsi, dimostrata dal calo dell’export e dal calo della produzione. In generale si attende un 2006 migliore del 2005, come conferma anche il miglioramento della fiducia nell’area euro in gennaio, sopra le previsioni a 101,8; per questo stupisce che nell’indagine del Centro studi Confindustria risultino in calo gli ordini per le industrie che lavorano su commessa, -6,3%.

                    Qualche segno positivo emerge invece da indagini condotte sempre dalla Confindustria in due grandi Regioni, il Piemonte la Lombardia. In Piemonte «si consolidano le attese sulla produzione e il saldo ottimisti-pessimisti ritorna sul valore di equilibrio dopo alcuni trimestri» pur se torna ad aumentare il ricorso alla cassa integrazione. Aspettative per l’anno appena iniziato «su buoni livelli» secondo una indagine svolta da Confindustria Lombardia, Unioncamere e Regione; nel quarto trimestre 2005 la produzione manifatturiera regionale risulta aumentata dell’1,8% sullo stesso trimestre dell’anno precedente. [s.l.]