I salari crescono meno dei prezzi

30/06/2003

 sabato 28 giugno 2003
 
Pagina 14 – Economia
 
 
ECONOMIA E POLITICA
I salari crescono meno dei prezzi
A maggio +1,7% per le buste paga e 2,7% d´inflazione
gli stipendi
          L´Istat: il distacco tra i due indici potrebbe confermarsi anche a fine anno
          I sindacati sul piede di guerra: un sacrificio troppo grande e ci sono contratti da rinnovare

          GIORGIO LONARDI

          MILANO – È ufficiale: gli stipendi sono cresciuti meno dell´inflazione. In un anno, infatti, gli italiani hanno perso l´uno per cento del loro potere di acquisto. Parola dell´ Istat che nella sua prosa fredda ed asciutta ci dice che a maggio le retribuzioni sono aumentate dell´1,7 per cento rispetto a dodici mesi fa. Nel frattempo, però, il costo della vita è salito del 2,7 per cento. Se aggiungiamo che da maggio ad aprile i salari sono rimasti bloccati abbiamo la radiografia di un paese ingessato con i redditi al palo mentre l´ incremento dei prezzi tarda a frenare. Avverte il leader della Cisl Savino Pezzotta criticando il governo: «É inutile invitare la gente a spendere se non gli si danno i soldi».
          Sindacati sul piede di guerra, dunque, mentre ben 24 contratti di lavoro nazionali non sono ancora stati rinnovati. «Abbiamo avuto fin troppa pazienza, è ora di rinnovare i contratti», afferma il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, «lo dicono anche i dati Istat. Le retribuzioni crescono dell´ 1,7% contro il 2,7% di inflazione. Le retribuzioni quindi perdono l´1% netto. E´ un sacrificio troppo grande». Incalza Luigi Angeletti, leader della Uil: «L´andamento delle retribuzioni a maggio dimostra che in Italia non esiste una questione di eccessivo costo del lavoro».
          In apparenza, quindi, chi guadagnava mille euro al mese nel maggio del 2002 ne ha bruciati 27 in un anno sull´altare del carovita recuperandone 17 grazie agli automatismi o agli aumenti contrattuali. Come però precisa sempre l´Istat, la situazione è più complessa. In alcuni settori il quadro è infatti addirittura peggiore. È il caso dei metalmeccanici, una categoria numerosa e mal pagata che ha avuto un incremento contrattuale vicino a zero (+0,4%) perdendo quindi 2 punti e tre decimi di potere d´acquisto. Lamentano una situazione difficile i dipendenti della pubblica amministrazione che con aumenti salariali medi dello 0,6 per cento ci rimettono il 2,1 per cento. Stessa musica per le poste e i pubblici esercizi con un taglio effettivo dell´1,9 per cento. Al contrario hanno aumenti contrattuali superiori all´inflazione i dipendenti dell´agricoltura (+4,9%) dei trasporti (+5,4%) del tessile abbigliamento (+3,8%). Anche il commercio difende il suo potere d´acquisto (+3,2%) mentre e gomma e plastica (+3,1) sono ad un pelo dall´inflazione.
          Sempre l´ Istat, lascia intendere che il distacco tra salari e inflazione potrebbe confermarsi anche alla fine del 2003. Proiettando gli ultimi dati sull´ intero anno, escludendo eventuali rinnovi contrattuali, spiega l´istituto di statistica le retribuzioni orarie registrerebbero un aumento dell´1,7% rispetto al 2002. In teoria si tratterebbe di un valore di 3 decimi di punto superiore al tasso di inflazione programmata fissato all´1,4. In realtà (ma questo l´Istituto di statistica non può dirlo) all´1,4 per cento non ci crede più nemmeno il governo. Mentre le ultime previsioni di analisti e centri studi parlano di un´inflazione reale compresa tra il 2,4 e il 2,5%.