I salari corrono più dei prezzi

07/11/2003

      Venerdí 07 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO

      I salari corrono più dei prezzi

      Secondo l’indagine 2003 di Hay Group la crescita è stata del 3,2% per gli impiegati e del 4,6% per i dirigenti


      ANGELO MINCUZZI
      MILANO – I salari nelle imprese italiane crescono oltre il tasso ufficiale di inflazione, ma le aziende schiacciano il freno sulle risorse complessive destinate alle retribuzioni, in particolare sulla parte fissa dello stipendio. Nel 2003 i compensi annui lordi sono cresciuti in valori assoluti del 3,2% per gli impiegati, del 3,5% per i quadri e del 4,6% per i dirigenti. Depurando le cifre dal tasso ufficiale di inflazione, gli incrementi retributivi si attestano allo 0,7% per gli impiegati, all’1% per i quadri e al 2,1% per il personale direttivo. Dunque, leggermente al di sopra dell’aumento del costo della vita. I dati sono contenuti nell’indagine retributiva 2003 realizzata da Hay Group, che ha scandagliato le dinamiche salariali su un campione di oltre 350 aziende di dimensioni prevalentemente medio-grandi, appartenenti ai principali settori merceologici dell’industria e dei servizi non finanziari e rappresentative di circa un milione di dipendenti. Sono state prese in considerazione soltanto le imprese che per due anni consecutivi hanno partecipato alla rilevazione senza sostanziali modifiche della loro struttura organizzativa, con l’obiettivo di ottenere un campione stabile e continuativo. Se le retribuzioni di chi già lavora nelle aziende, dunque, battono il tasso ufficiale di inflazione, si fa largo contemporaneamente nelle imprese la tendenza a contenere l’incremento del monte salari: circa un quarto delle società del campione ha infatti dichiarato di aver ridotto i livelli retributivi medi nel corso dell’anno. Una diminuzione che non ha alcun impatto sulle buste paga dei dipendenti già assunti ma che determina una tendenza ad attribuire un salario più basso rispetto al passato ai dipendenti di nuova nomina o assunti dall’esterno. Anche per il 2004 le imprese preventivano incrementi salariali superiori al tasso ufficiale di inflazione: il 3,3% per gli impiegati, il 3,5% per i quadri e il 4% per i dirigenti. Per gli impiegati, i due terzi degli incrementi deriveranno dagli automatismi contrattuali mentre per il personale direttivo, grazie al nuovo contratto dei dirigenti dell’industria, gli aumenti automatici saranno soltanto dello 0,8%, mentre il 3,2% sarà costituito da incrementi di merito. Stabile rispetto allo scorso anno l’incidenza della parte variabile sulla retribuzione annua lorda, che risulta in crescita soltanto per i dirigenti di più alto grado. I ricercatori della Hay hanno calcolato che nel periodo 2000-2003, il salario variabile è stato pari, in media, al 6,8% del totale fisso per gli impiegati, all’8,7% per i quadri e al 12,2% per i dirigenti, fino al 23,1% per i manager di livello superiore. Un discorso a parte è quello che riguarda l’area dell’alta direzione, dove i piani di incentivazione a lungo termine sono in aumento ma vedono una decisa riduzione delle stock option a vantaggio delle azioni. La tendenza a un rallentamento della crescita delle retribuzioni annue lorde rispetto al 2002 è comune a tutti i principali Paesi europei. A parità di potere d’acquisto, però, i salari in Italia sono mediamente più competitivi rispetto a quelli di Francia, Germania e Gran Bretagna. «Questi dati – ha ricordato il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, intervenuto alla presentazione della ricerca – dimostrano che non è vero che in Italia si è verificata una forte perdita del potere d’acquisto. Il fatto che ci sia una percezione di inflazione molto alta e che questo abbia creato un clima di sfiducia, è noto. Ma non significa che il potere d’acquisto si sia ridotto». Parisi ha aggiunto che in questi ultimi dieci anni, l’accordo del ’93 ha funzionato: «Sia le retribuzioni contrattuali sia quelle reali sono cresciute più dell’inflazione». Secondo il direttore generale di Confindustria, «è sbagliato pensare di risolvere il problema tornando ai vecchi modelli di contrattazione nazionale mentre è meglio spostare nelle aziende gli effettivi andamenti retributivi».